Storia e Personaggi · Collepasso
Negli anni ’80 la criminalità organizzata cercò di prendere il controllo del Salento leccese. A Collepasso quasi tutti tacevano. Questa è la storia di chi non lo fece — e di cosa costò.
C’è una fotografia che vale più di mille parole. È il 13 febbraio 1993. L’auditorium della scuola elementare di Collepasso è stracolmo. Sul palco siedono un componente della Commissione Parlamentare Antimafia, un giudice antimafia e il sindaco di un comune già colpito da attentati mafiosi. Al centro c’è Pantaleo Gianfreda — vicesindaco da poche settimane, capogruppo PDS per anni, ex presidente di una cooperativa agricola distrutta da un incendio doloso.
Ci ha messo quindici anni ad arrivare su quel palco in modo pacifico. Nel mezzo, c’è stata una guerra.
Il Salento degli anni ’80: quando arrivò la Sacra Corona Unita
Il Salento di quegli anni non era la terra del turismo, dell’olio extravergine di qualità e delle masserie trasformate in resort che conosciamo oggi. Era un territorio in trasformazione violenta, dove la Sacra Corona Unita — quarta mafia italiana, fondata da Pino Rogoli sull’esempio della camorra — stava costruendo una rete capillare di affiliati e simpatizzanti.
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~1.000
affiliati SCU nella sola provincia di Lecce (1991)
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97
comuni della provincia con presenza SCU accertata
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38
presunti affiliati tra Parabita, Matino e Collepasso
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La SCU non si limitava alle attività illecite tradizionali. Cercava di condizionare appalti, servizi comunali, concessioni edilizie. I pastori che conducevano le greggi nelle campagne fungevano da rete logistica: conoscevano ogni casale abbandonato, ogni strada sterrata, ogni masseria isolata. Lì finivano refurtiva, latitanti, mezzi rubati.
Secondo il “libro rosso” del Gruppo di Lecce, riferito al periodo gennaio 1990 – primavera 1991, la SCU risultava presente in quasi tutti i 97 comuni della provincia, frazioni comprese. A Collepasso confluivano boss di comuni vicini — Galatina, Casarano, Matino, Parabita — che si incontravano in piazza tra l’indifferenza generale o i mormorii sotterranei dei “ben informati”.
Lo Stato periferico stentava a capire. Alcune stazioni dei Carabinieri erano impreparate. Certi comandanti erano inerti. La magistratura stava ancora costruendo gli strumenti per affrontare un fenomeno nuovo. La società civile, nel complesso, preferiva non vedere.
Collepasso: amministrazione debole, criminalità forte
In questo quadro, Collepasso aveva un problema in più: le amministrazioni comunali a guida DC di quegli anni si erano dimostrate, nei fatti, incapaci di tenere la linea. Non si parla necessariamente di collusione diretta — anche se le inchieste e la Commissione Parlamentare Antimafia avrebbero poi parlato esplicitamente di “sospette collusioni”. Si parla soprattutto di debolezza, omissione, acquiescenza.
Piccoli delinquenti locali, mai seriamente contrastati, avevano ampliato in modo abnorme il loro ruolo. Alcuni avevano ottenuto sussidi comunali. Uno aveva persino avuto in gestione un importante servizio pubblico. Il risultato era che a Collepasso, nei primi anni ’80, certi individui si comportavano da padroni del paese. E lo facevano perché, di fatto, nessuno li contrastava davvero.
L’unica voce che si alzava
In quel contesto, Pantaleo Gianfreda era il capogruppo consiliare del PCI — poi Partito Democratico della Sinistra. Una posizione di minoranza, in un comune a guida DC da quarant’anni. Eppure era lui, praticamente da solo sul piano politico locale, a fare quello che gli altri non facevano: denunciare pubblicamente.
In Consiglio comunale prendeva la parola per mettere a verbale l’inerzia degli amministratori. Nei comizi alzava la voce contro la criminalità organizzata quando farlo era tutt’altro che sicuro. In un’occasione, tra il 1991 e il 1992, mentre parlava in piazza un pregiudicato locale cominciò a sfilare avanti e indietro sotto il palco in segno di sfida intimidatoria. Non si fermò.
“Non avere paura di questi quaquaraquà. Continua a parlare. Ci siamo noi a difenderti!”
Un imprenditore dalla folla — durante un comizio sotto minaccia (1991-92)
Le aggressioni, i processi, le condanne ingiuste
Chi denuncia la criminalità organizzata in un contesto come quello non ne esce indenne.
lug
1992
Gianfreda viene colpito a pugni in faccia da un giovane pastore legato alla criminalità. Seri danni all’occhio sinistro. Il comandante dei Carabinieri di Parabita, nonostante la benda visibile e la denuncia circostanziata, non interviene: “Prima mi porti il certificato medico”.
Per aver detto in un comizio che vigili e carabinieri non avrebbero dovuto accompagnarsi nei bar con pregiudicati noti. Istigato da un vigile colluso. In primo grado: condannato. In appello: prosciolto.
“Chi me l’aveva fatto fare ad espormi così apertamente nel combattere la criminalità e cercare di salvare il mio paese da quella metastasi criminale che lo stava aggredendo, se persino qualche Magistrato non aveva capito la strumentalità di quell’ingiusto procedimento?”
Pantaleo Gianfreda — dopo la condanna in primo grado
Il prezzo più alto: la cooperativa Il Quadrifoglio distrutta
La ritorsione più devastante arrivò sulla cooperativa agricola Il Quadrifoglio — nata nel 1978 con giovani disoccupati di Collepasso e Cutrofiano, costruita con mutui agrari e finanziamenti regionali su trenta ettari di terra incolta trasformata in serre, orti, campi di tabacco e fiori.
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30 ha
di terreno incolto acquistato con mutuo e completamente bonificato
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5.000
giornate lavorative garantite ai soci nelle annate migliori
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“Quella gente dobbiamo tenercela buona: porta voti”
Era il 19 luglio 1992. Gianfreda era a casa con l’occhio bendato, a seguire le notizie dell’assassinio di Borsellino. Un compagno di partito andò a trovarlo. Ascoltò il racconto. Poi, mentre le immagini di Palermo scorrevano sul televisore, disse:
“Pantaleo, tu sbagli. Noi quella gente dobbiamo tenercela buona perché possono portarci voti.”
Un compagno di partito — il giorno dopo l’aggressione, 19 luglio 1992
Non era il solo a pensarla così. Ma non era nemmeno la maggioranza. E la battaglia per la legalità continuò.
La svolta del 1991 e la vittoria storica del 1992
L’isolamento iniziò a rompersi quando la Commissione Parlamentare Antimafia arrivò a Lecce nel giugno 1991 e indicò Collepasso tra i cinque comuni “a rischio” della provincia. Quello che per anni veniva denunciato nei comizi e in consiglio ora stava scritto in un documento parlamentare approvato all’unanimità.
giu
1991
Maxi dispiegamento di Carabinieri con elicottero. Il boss brindisino viene catturato nella casa-masseria di Cosimo Toma, alla periferia di Collepasso. Due giorni prima dell’arrivo della Commissione Antimafia a Lecce.
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49,14%
voti di Alleanza Democratica — elezioni 13-14 dicembre 1992
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Prima
volta nella storia di Collepasso: una lista progressista conquista il governo del Comune
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Il capogruppo DC in consiglio commentò sarcasticamente: “Cosa significa ‘sicurezza dei cittadini’… forse il consigliere Gianfreda vuole fare lo sceriffo”. Risposta: “Lo sceriffo l’ho fatto sulla mia pelle e lo farò anche in seguito per riportare ordine in questo Comune”.
Perché questa storia va raccontata alle nuove generazioni
Collepasso non è diversa da tante altre comunità del Salento che in quegli anni si trovarono a fare i conti con la criminalità organizzata. Quello che la distingue è la presenza di chi scelse di non tacere — e pagò di persona, per anni, quella scelta.
Questa non è nostalgia. È un documento civico. La prova che anche in un piccolo comune, anche in minoranza, anche senza il sostegno delle istituzioni, una voce pubblica può fare la differenza tra una comunità che si arrende e una che reagisce. Oggi Collepasso ha una caserma dei Carabinieri — nata proprio grazie a quell’amministrazione, ufficialmente istituita il 1° agosto 1996.
Raccontiamo queste storie perché la democrazia non è un dato acquisito per sempre. Va difesa, ogni giorno, da chi sceglie di stare dalla parte giusta — anche quando è la parte più scomoda.
Il Quadrifoglio bruciato: quando la criminalità organizzata distrusse una cooperativa di giovani contadini →
Articolo 2 di 5 — Serie: Memoria, Democrazia e Legalità
Quando Collepasso era sotto la Sacra Corona Unita: quello che le nuove generazioni devono sapere
Primo articolo di una serie sulla storia di Collepasso negli anni ’80-’90, tratta dal volume “I terribili anni ’80-’90 e le Amministrazioni di Alleanza Democratica (1992-1998)”. I prossimi articoli racconteranno l’incendio della cooperativa Il Quadrifoglio, la visita della Commissione Antimafia a Lecce, l’autoscioglimento del Consiglio e la battaglia contro il negazionismo storico.
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