Storia e Personaggi · Collepasso
Era il 23 giugno 1991. Due giorni prima dell’arrivo della Commissione Parlamentare Antimafia a Lecce, il latitante più ricercato della Sacra Corona Unita venne catturato in una masseria alla periferia di Collepasso. Quell’estate cambiò tutto.
Ci sono momenti in cui la storia di una comunità svolta in pochi giorni. Per Collepasso, quei giorni furono quelli di fine giugno 1991.
Nel giro di quarantotto ore, un elicottero dei Carabinieri sorvolò il paese, un superlatitante della Sacra Corona Unita venne arrestato in una masseria alla periferia di Collepasso, e la Commissione Parlamentare Antimafia arrivò a Lecce indicando il Comune tra i cinque della provincia a rischio di collusione con la criminalità organizzata.
Quello che per anni era stato denunciato in solitudine — e sistematicamente ignorato — diventò improvvisamente un caso nazionale. Con tutto ciò che ne seguì: polemiche, dimissioni, crisi istituzionale. E, finalmente, un primo scatto di coscienza collettiva.
23 giugno 1991: l’elicottero su Collepasso
La mattina del 23 giugno 1991 Collepasso si svegliò con un elicottero dei Carabinieri che sorvolava l’abitato. Non era un esercizio. Era un’operazione in grande stile, coordinata con un massiccio dispiegamento di uomini e mezzi a terra, che aveva un obiettivo preciso: una casa-masseria alla periferia del paese.
Lì si nascondeva Salvatore Buccarella, 32 anni, di Brindisi — la “primula rossa” della Sacra Corona Unita, uno dei boss emergenti dell’organizzazione criminale salentina. Latitante da oltre un anno dopo una rocambolesca evasione dall’Ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove era ricoverato sotto sorveglianza, era riuscito più volte a sfuggire alla cattura.
Salvatore Buccarella, 32 anni, brindisino, era uno dei capi più temuti della “Nuova Sacra Corona Unita” — la struttura criminale nata dopo il maxi-processo di Lecce del maggio 1991, nel quale 72 dei 130 imputati avevano subito pesanti condanne: 22 anni a Pino Rogoli, fondatore della SCU, 21 anni allo stesso Buccarella, condannato in contumacia.
Era evaso dall’ospedale di Lecce con la complicità di un agente di polizia addetto alla sua sorveglianza — Rocco Musarò di Andrano, poi arrestato, radiato dalla Polizia nel 2000 e condannato nel 2004.

La masseria in cui si nascondeva Buccarella apparteneva a Cosimo Toma, che le successive indagini e le confessioni dei pentiti avrebbero rivelato essere il punto di riferimento principale della criminalità organizzata a Collepasso — e non solo. Un nome che sarebbe tornato prepotentemente alla cronaca negli anni a venire.
Buccarella venne arrestato e riportato in carcere. L’operazione ebbe ampia risonanza. E arrivò in un momento di straordinaria tempestività: due giorni prima dell’arrivo a Lecce della Commissione Parlamentare Antimafia.
25 giugno 1991: la Commissione Antimafia a Lecce
Il 25 giugno 1991 il gruppo di lavoro della Commissione Parlamentare Antimafia arrivò a Lecce. Era composto dal vicepresidente senatore Antonello Cabras (DC) e dai componenti onorevole Antonio Bargone (PDS) e senatore Pietro Ferrara (PSI).
Nella mattinata, presso la Prefettura, si tennero le audizioni di Prefetto, Questore, comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, sindaco e capigruppo consiliari del capoluogo, magistrati della Procura della Repubblica e rappresentanti delle categorie produttive.
La Commissione rilevò che per comprendere le cause della criminalità in una provincia fino a pochi anni prima considerata un’isola felice, occorreva risalire agli anni 1982-83, quando si manifestarono i primi segnali consistenti della grande criminalità nel Salento.
La relazione fu approvata all’unanimità dalla Commissione Parlamentare Antimafia nella seduta del 15 ottobre 1991.
|
~1.000
affiliati SCU in provincia di Lecce secondo il “libro rosso” dei Carabinieri
|
5
comuni dichiarati a rischio: Collepasso, Gallipoli, Surbo, Monteroni, Taurisano
|
38
presunti affiliati censiti tra Parabita, Matino e Collepasso
|
La conferenza stampa: la bomba sui cinque comuni
Nel pomeriggio del 25 giugno, presso la Prefettura di Lecce, la Commissione tenne la conferenza stampa. Fu lì che esplose la notizia che avrebbe sconvolto cinque comuni della provincia.
Il senatore Cabras dichiarò pubblicamente che le amministrazioni comunali di Surbo, Collepasso, Gallipoli, Monteroni e Taurisano stavano subendo l’assalto della criminalità organizzata. Alcune frange della Sacra Corona Unita, con una strategia mirata, stavano tentando di influenzare la gestione della cosa pubblica. Le presunte irregolarità riguardavano i settori edilizio, commerciale e della nettezza urbana.
“Le amministrazioni comunali di Surbo, Collepasso, Gallipoli, Monteroni e Taurisano starebbero subendo l’assalto della criminalità organizzata.”
Sen. Antonello Cabras (DC) — conferenza stampa Prefettura di Lecce, 25 giugno 1991
Per Collepasso, il rappresentante della Confcommercio aveva riferito in audizione che la nettezza urbana era stata “appaltata ad un certo tipo di nominativi”. Una circostanza nota a tutti in paese, che rappresentava però solo la punta dell’iceberg di una situazione molto più critica.

«I tentacoli su Lecce»
La Gazzetta del Mezzogiorno — La Sacra Corona all’attacco di 5 Comuni
«La lunga mano della Sacra Corona — Nel Salento pilotati il voto e gli affari pubblici»
La Gazzetta del Mezzogiorno — 26 giugno 1991
La reazione di Collepasso: dal sindaco al Consiglio
La conferenza stampa ebbe un’eco immediata a Collepasso. La reazione dell’Amministrazione comunale fu di apparente meraviglia e sconcerto.
“Siamo rimasti esterrefatti. Sì, è vero, che nel nostro paese la microcriminalità costituisce un problema, ma è la prima volta che di Collepasso si parla a proposito di presunte collusioni con la malavita organizzata.”
Sindaco Luigi Longo (DC) — Quotidiano di Lecce, 27 giugno 1991
La risposta del PDS locale, guidato da Pantaleo Gianfreda, fu diametralmente opposta. La segreteria sezionale diffuse una nota in cui si affermava che quanto denunciato dall’Antimafia non costituiva “certo eccessiva sorpresa”, ma era “la puntuale conferma di quanto il PDS — e ieri il PCI — va denunciando, isolato e inascoltato da anni, con contraccolpi assai pesanti sia a livello politico che personale per alcuni esponenti”.
La nota ricordava le sparatorie contro l’abitazione del comandante dei vigili urbani e di un assessore, l’incendio doloso della cooperativa Il Quadrifoglio, le intimidazioni ai consiglieri comunali. E concludeva: “Sottovalutare tutto ciò dimostra scarsa serietà e onestà”.
28 giugno 1991: il Consiglio comunale che non si dimentica
Il 28 giugno 1991 si tenne in Consiglio comunale un “dibattito animato” che i giornali avrebbero riportato ampiamente. Fu in quella seduta che Pantaleo Gianfreda, capogruppo PDS, tenne quella che i cronisti definirono non un intervento ma una vera requisitoria.
Ricordò uno per uno gli atti intimidatori contro gli amministratori civici, gli attentati, gli incendi dolosi, i colpi di pistola contro il portone di casa del vicesindaco democristiano. Poi pronunciò la frase che costrinse la maggioranza ad agire:
“Se oggi noi non ci dimettessimo, daremmo un’oggettiva copertura alla mafia locale.”
Pantaleo Gianfreda, capogruppo PDS — Consiglio comunale di Collepasso, 28 giugno 1991
Sindaco e Giunta rassegnarono le dimissioni al termine di quella seduta. Le polemiche proseguirono per mesi — e le dimissioni vennero poi ritirate — ma qualcosa si era rotto definitivamente. La crisi dell’amministrazione DC era ormai irreversibile.
La cronologia di quei giorni: tutto in meno di una settimana
Cosa disse davvero la Commissione su Collepasso
Vale la pena soffermarsi su cosa contenesse esattamente il documento parlamentare, perché negli anni successivi ci fu chi tentò di ridimensionarne la portata o di negarne il significato.
La relazione sulle risultanze del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti sullo stato della lotta alla criminalità organizzata in Puglia — documento XXIII, n. 38 della X legislatura — fu approvata all’unanimità dalla Commissione Parlamentare Antimafia il 15 ottobre 1991 e comunicata alla Presidenza del Senato il 18 ottobre.
Titolo: “Relazione sulle risultanze dell’attività del gruppo di lavoro incaricato di svolgere accertamenti sullo stato della lotta alla criminalità organizzata in Puglia”
Riferimento: Documento XXIII – n. 38, X Legislatura
Approvato: all’unanimità dalla Commissione Parlamentare Antimafia, seduta del 15 ottobre 1991
Comunicato: alla Presidenza del Senato della Repubblica il 18 ottobre 1991
Non si trattava di voci, di illazioni giornalistiche o di polemiche politiche locali. Era un atto parlamentare ufficiale, approvato all’unanimità, che attestava la presenza della Sacra Corona Unita nei comuni citati e le sue infiltrazioni nelle amministrazioni locali. Un documento che esiste ancora oggi, consultabile negli archivi del Parlamento italiano.
Chi negli anni successivi ha tentato di ridimensionare o negare quei fatti si è scontrato — e continua a scontrarsi — con questo dato incontrovertibile.
Il significato di quell’estate per Collepasso
L’estate del 1991 segnò uno spartiacque nella storia di Collepasso. Non perché le cose cambiarono immediatamente — anzi, i mesi successivi furono ancora turbolenti, le dimissioni ritirate, le polemiche continue. Ma perché per la prima volta quello che accadeva nel paese non era più solo una questione locale, relegata ai verbali del consiglio comunale o ai comizi di minoranza.
Era diventato un fatto documentato dal Parlamento italiano. E questo cambiò il peso specifico di ogni denuncia successiva.
Per le nuove generazioni che leggono queste righe: capire cosa significò quell’estate aiuta a capire perché la lotta per la legalità non è mai una battaglia vinta una volta per tutte. Richiede anni. Richiede isolamento, aggressioni, processi ingiusti. E richiede che qualcuno non smetta mai di tenere la memoria viva — perché senza memoria, la storia si ripete.
|
← Articolo precedente
|
Articolo successivo →
L’autoscioglimento del Consiglio: come Collepasso evitò lo scioglimento per mafia nel 1992 |
Terzo articolo di una serie sulla storia di Collepasso negli anni ’80-’90, tratta dal volume “I terribili anni ’80-’90 e le Amministrazioni di Alleanza Democratica (1992-1998)”.
Leggi anche
Malore per la consigliera Eliana Vantaggiato, vittima nel Consiglio di martellanti offese, provocazioni e attacchi personali della sindaca Laura Manta. Necessario l’intervento del 118
Responsabilità, ritardi, difformità e vandalismi nei lavori: interrogazione al sindaco ed esposto alla Procura della cons. Vantaggiato sulla “grave situazione” del Parco Bosco
Gabriella e Laura, due donne e gli “ossimori” della politica collepassese



