Storia e Personaggi · Collepasso
Il 13-14 dicembre 1992, per la prima volta in ottantacinque anni di storia autonoma, Collepasso scelse una lista progressista. Alleanza Democratica prese il 49,14% dei voti. Era il punto di arrivo di quindici anni di battaglie — e il punto di partenza di qualcosa di nuovo.
Le storie vere non hanno quasi mai un lieto fine netto. Hanno momenti in cui la fatica di anni si trasforma, finalmente, in qualcosa di concreto. Il 14 dicembre 1992, quando i risultati delle elezioni amministrative di Collepasso furono ufficiali, fu uno di quei momenti.
Alleanza Democratica per Collepasso aveva vinto. Con quasi il 50% dei voti. In un comune che dall’Autonomia del 1907 era stato sempre appannaggio delle destre e della Democrazia Cristiana — con la sola eccezione del quinquennio 1951-56 — era una svolta storica senza precedenti.
Non era solo una vittoria elettorale. Era la risposta collettiva di una comunità a quindici anni di criminalità che aveva minacciato, rubato, bruciato. A un’amministrazione che aveva preferito non vedere. A chi aveva detto che denunciare era sbagliato, che “quella gente va tenuta buona”.
Come nacque Alleanza Democratica
Dopo lo scioglimento del Consiglio e la nomina del Commissario, il lavoro per costruire una lista civica unitaria e progressista iniziò subito. L’obiettivo era chiaro: unire PDS e PSI — due partiti che per decenni avevano marciato separati, permettendo alla DC di governare indisturbata — in un’unica formazione aperta agli indipendenti.
Non era scontato. Nei decenni precedenti i dirigenti socialisti avevano sistematicamente preferito l’alleanza con la DC. Ma il 1992 era un anno diverso. Tangentopoli aveva travolto i partiti tradizionali a livello nazionale. E a Collepasso le battaglie consiliari comuni degli ultimi anni — contro la gestione delle convenzioni, contro le collusioni, per l’autoscioglimento — avevano creato un terreno di fiducia reciproca tra PDS e PSI che non era mai esistito prima.
Determinante fu anche il ruolo di Vito Perrone nel PSI, che aveva condiviso le battaglie di opposizione e contribuito a portare il partito verso la scelta unitaria. La lista fu costruita con grande entusiasmo e coinvolgimento popolare. Capolista fu designato Leonardo Malorgio, docente di lingue — un volto credibile, fuori dalle polemiche politiche, capace di rappresentare il cambiamento.
Formazione: lista civica unitaria PDS + PSI + indipendenti
Capolista: Leonardo Malorgio, docente di lingue
Temi della campagna: moralizzazione della vita pubblica, legalità, lotta alla criminalità, partecipazione, sicurezza dei cittadini
Anche la DC si rinnovò radicalmente: commissariata e affidata a Tonio Tondo, nessuno degli uscenti fu ricandidato. Capolista il nuovo volto dell’insegnante Luigi Meli. Ma il rinnovamento formale non bastò a cancellare la memoria degli anni precedenti.
13-14 dicembre 1992: i risultati
Votarono 4.607 cittadini (voti validi 4.380, schede bianche 71, schede nulle 156). Il risultato fu netto.
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49,14%
Alleanza Democratica
2.152 voti — 11 seggi su 20
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34,69%
Democrazia Cristiana
1.519 voti — 7 seggi — -20 punti rispetto al 1990
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11,72%
MSI
513 voti — 2 seggi
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| Leonardo Malorgio | 937 |
| Pantaleo Gianfreda | 858 |
| Vito Perrone | 586 |
| Mario Paglialonga | 572 |
| Antonio Emanuele | 403 |
| Oronzo Gianfreda | 390 |
| Vittorio Errico | 390 |
| Alfredo Gianfreda | 384 |
| Tommaso De Simone | 363 |
| Antonio Colazzo | 358 |
| Luigi Mazzotta | 331 |
7 gennaio 1993: la nuova giunta
Il primo Consiglio si tenne il 7 gennaio 1993. Sindaco Leonardo Malorgio ottenne undici voti della maggioranza, l’astensione dei due consiglieri MSI e il voto contrario dei sette DC. La giunta fu eletta nella stessa seduta.
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Sindaco
Leonardo Malorgio
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Vicesindaco
Pantaleo Gianfreda
Delega: Partecipazione, Informazione e Sicurezza dei Cittadini
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Vittorio Errico
Pubblica Istruzione, Cultura, Sport e Spettacolo
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Mario Paglialonga
Lavori Pubblici e Urbanistica
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Vito Perrone
Bilancio e Servizi Sociali
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Alfredo Gianfreda
Personale, Ambiente, Culto e Cimitero
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Antonio Emanuele
Programmazione, Finanze, Attività Produttive
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Prima volta nella storia di Collepasso con una delega alla Sicurezza dei Cittadini
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La delega alla Sicurezza dei Cittadini era una novità assoluta. Nessun comune del Salento ce l’aveva. Il capogruppo DC Luigi Meli commentò sarcasticamente: “Cosa significa ‘sicurezza dei cittadini’… forse il consigliere Gianfreda vuole fare lo sceriffo”.
“Lo sceriffo l’ho fatto sulla mia pelle e lo farò anche in seguito per riportare ordine in questo Comune.”
Risposta in Consiglio comunale — 7 gennaio 1993
13 febbraio 1993: il paese che si sveglia
Il primo segnale concreto del nuovo corso arrivò poche settimane dopo l’insediamento. L’8 febbraio il Consiglio approvò 16 punti all’ordine del giorno, tra cui l’esame della situazione dell’ordine pubblico. Era la preparazione di qualcosa di inedito per Collepasso.
Il 13 febbraio 1993, nell’auditorium della scuola elementare — stracolmo di cittadini — si tenne la prima assemblea pubblica della storia di Collepasso dedicata alla legalità. Tema: “Cittadini e Istituzioni uniti per sconfiggere la criminalità e difendere l’ordine pubblico”.
| On. Antonio Bargone | Componente Commissione Parlamentare Antimafia |
| Dott. Francesco Mandoi | Giudice Antimafia |
| Rosa Stanisci | Sindaco di San Vito dei Normanni — già colpita da attentati mafiosi, poi eletta senatrice nel 1994 |
| Antonio Malerba | Comandante dei Vigili Urbani di Collepasso |
La Gazzetta del Mezzogiorno titolò: “Paese a rischio? Ma ora c’è un assessorato alla sicurezza”. E nel corpo dell’articolo: “Collepasso, dopo aver occupato le prime pagine di telegiornali nazionali e locali, ha urgente necessità di riscatto”.
Quella frase — necessità di riscatto — racconta meglio di qualsiasi analisi cosa significò per Collepasso quel periodo. E racconta anche quanto fosse necessaria un’amministrazione che non minimizzasse, non coprisse, non tacesse.
Il risultato più importante: la Caserma dei Carabinieri
Tra i risultati concreti di quell’amministrazione ce n’è uno che parla da solo, ogni giorno, a chiunque passi per Collepasso. La Caserma dei Carabinieri — struttura autonoma, presidio permanente di legalità sul territorio — non esisteva prima di quell’amministrazione. Fu voluta, progettata e realizzata da Alleanza Democratica.
1996
Primo comandante: il maresciallo Francesco Reccia. La Caserma era stata fortemente voluta dall’Amministrazione di Alleanza Democratica come presidio permanente di legalità — una delle priorità assolute del mandato. Prima di allora Collepasso dipendeva dalla Stazione di Parabita.
Stretta e proficua fu la collaborazione tra l’Amministrazione e i Carabinieri — in alcune occasioni concretizzatasi persino in azioni operative comuni. Tra i militari con cui fu costruito un rapporto di stima e fiducia, il capitano Domenico Punzi, comandante della Compagnia di Casarano, poi diventato colonnello e Capo di Stato Maggiore della Legione Carabinieri Puglia.
Cosa significò davvero quella vittoria
La vittoria di Alleanza Democratica nel dicembre 1992 non fu solo un risultato elettorale. Fu il punto di arrivo di un percorso lungo quindici anni, fatto di denunce inascoltate, aggressioni subite, processi ingiusti, una cooperativa bruciata, anni di solitudine politica.
Fu anche qualcosa di più raro: la dimostrazione che la politica può cambiare davvero — non per decreto, non dall’alto, ma perché una comunità decide di svegliarsi e scegliere diversamente. Il 49,14% di Alleanza Democratica non fu solo un voto contro la DC. Fu un voto a favore di qualcosa: della legalità, della trasparenza, del coraggio di chi non aveva mai smesso di denunciare.
Perché abbiamo raccontato questa storia
Questa serie è finita. Cinque articoli, cinque pezzi di una storia che è insieme locale e universale: la storia di una comunità che incontra la criminalità organizzata, che tace per troppo tempo, che alla fine — non senza costi enormi — sceglie la parte giusta.
L’abbiamo raccontata per le nuove generazioni. Per chi è nato dopo quegli anni e non sa — non può sapere — cosa significò vivere in un paese in cui un elicottero sorvolava l’abitato per catturare un latitante della Sacra Corona Unita, in cui la cooperativa di un consigliere di minoranza veniva bruciata di notte, in cui denunciare era un atto che costava aggressioni e processi.
L’abbiamo raccontata perché la democrazia non è mai definitivamente acquisita. Si conquista, si difende, si può perdere. E si può perdere esattamente quando si smette di ricordare da dove si viene — quando si crede che certe cose non possano più succedere, che certi personaggi siano roba del passato, che non valga la pena informarsi, impegnarsi, scegliere.
Se avete letto fin qui — tutti e cinque gli articoli, o anche solo uno — grazie. Significa che la piccola goccia che abbiamo provato a mettere in un mare di scroll ha raggiunto qualcuno. Ed è già una vittoria.
Quando Collepasso era sotto la Sacra Corona Unita: quello che le nuove generazioni devono sapere
L’autoscioglimento del Consiglio di Collepasso: come si evitò lo scioglimento per mafia nel 1992
Alleanza Democratica: la prima volta che Collepasso scelse il cambiamento
Quinto e ultimo articolo di una serie sulla storia di Collepasso negli anni ’80-’90, tratta dal volume “I terribili anni ’80-’90 e le Amministrazioni di Alleanza Democratica (1992-1998)” di Pantaleo Gianfreda, Fondatore e Direttore di InfoCollepasso.it.
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