“Una persona alla volta” di Gino Strada: una riflessione radicale sull’abolizione della guerra e sul diritto universale alla salute

“Una persona alla volta” di Gino Strada: una riflessione radicale sull’abolizione della guerra e sul diritto universale alla salute

15 Ottobre 2023 Off Di Pantaleo Gianfreda
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Lunedì 16 ottobre, alle ore 18.00, presso l’Auditorium parrocchiale della Chiesa “Cristo Re”, è in programma l’incontro per la presentazione del libro di Gino Strada, “Una persona alla volta”, in cui il fondatore di “Emergency” ripercorre la sua esperienza umana e professionale, nei luoghi colpiti da guerre e povertà, per portare avanti l’idea che ha sempre seguito: curare le vittime e lottare per i loro diritti.

Il libro, uno di quelli che dovrebbe essere letto da tutti ed essere adottato e studiato in tutte le scuole, ripercorre l’impegno umanitario del medico italiano e della sua “Emergency” in favore delle vittime di guerra in Afghanistan e in tanti altri luoghi del mondo e il suo impegno per i diritti civili. In ognuna delle pagine risuona una domanda radicale e profondamente politica, che chiede l’abolizione della guerra e il diritto universale alla salute.

Strada in sala operatoria

Una tematica più attuale che mai in un mondo, attraversato ancora oggi da impetuosi venti di guerra, che pare non abbia imparato niente dalla Storia e dalle tragedie belliche, che mietono vittime soprattutto tra la popolazione civile, compresi tanti bambini (scrive Gino Strada che in tutte le guerre “9 vittime su 10 sono sempre civili”), in cui gli Stati sperperano enormi somme di denaro senza raggiungere talora nessuno degli obiettivi previsti. Anzi, come in Afghanistan, con il risultato, dopo venti anni di guerra, di riconsegnare quel martoriato Paese ai talebani, facendolo ripiombare nel più buio medioevo, come scrivevo mesi fa in un articolo in occasione del decennale della tragica scomparsa del nostro giovane carabiniere Manuele Braj, “vittima innocente di un’inutile guerra in Afghanistan” (cliccare su articolo).

L’esperienza della guerra in Afghanistan e della sua incessante opera in favore della popolazione civile e delle vittime di guerra (“Dal 2001 ad oggi negli ospedali di Emergency abbiamo fatto circa 155.000 interventi di chirurgia di guerra”) ha segnato profondamente la vita di Gino Strada.

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“Dopo anni passati tra i conflitti mi sono scoperto saturo di atrocità, del rumore degli spari e delle bombe. E lì, in Afghanistan, dove avevo vissuto per tanti anni operando feriti, non ce l’ho fatta più a sopportare l’idea di una nuova guerra. Così alla vigilia di un’altra ondata di sofferenza e di morte ho detto il mio “no”: basta con la guerra, basta uccidere mutilare infliggere atroci sofferenze ad altri esseri umani”, scrive Strada.

Per finanziare quella guerra “gli Stati Uniti hanno speso complessivamente oltre 2000 miliardi di dollari, l’Italia 8,7 miliardi di euro… Una cifra indecente per due Paesi che in questi anni avrebbero avuto altre priorità, ad esempio la scuola e la sanità… Se quel fiume di denaro fosse andato alla popolazione dell’Afghanistan, adesso il Paese sarebbe una specie di Svizzera con montagne più spettacolari. E, alla fine, attraverso investimenti e aiuti economici forse gli occidentali sarebbero riusciti a esercitare un’influenza reale sul Paese, mentre ora sono costretti a levare le tende dopo aver perso su tutti i fronti”.

Due belle immagini stilizzate di Gino Strada

Dall’infanzia nel quartiere operaio di Sesto San Giovanni al lavoro a Kabul come chirurgo di guerra e alla visita a Hiroshima, il libro narra appassionatamente le radici delle idee che lo hanno ispirato giorno dopo giorno, convincendolo della radicale necessità di garantire a chiunque il diritto a una sanità di eccellenza. “Non un’autobiografia, un genere di cosa che proprio non mi piace, ma le cose più importanti che ho capito guardando il mondo dopo tutti questi anni in giro”, scrive Strada nella prefazione.

La breve prefazione al libro scritta da Gino Strada

I ricordi di infanzia della famiglia antifascista si mischiano così al racconto della militanza nel Movimento studentesco e alla scoperta della chirurgia, perché la chirurgia gli assomiglia: davanti a un problema, bisogna salvare il salvabile. Una passione che porta Strada lontano, facendogli conoscere la guerra, il caos dell’umanità quando non ha più una meta. In Pakistan, in Etiopia, in Thailandia, in Afghanistan, in Perù, in Gibuti, in Somalia, in Bosnia, dedicando tutta la propria esperienza alla cura dei feriti.

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Poi, nel 1994, la nascita di Emergency, con il primo progetto in Ruanda durante il genocidio e l’arrivo in Afghanistan, dove ad Anabah, nella Valle del Panshir, viene realizzato un Centro chirurgico per vittime di guerra. Con la ferma convinzione che “la costruzione e la pratica dei diritti umani sono il migliore antidoto, la migliore prevenzione della guerra. Perché dove non ci sono diritti umani per tutti, quando si considerano milioni di esseri umani spendibili per mantenere ed espandere la ricchezza di pochi, c’è già di fatto una guerra in corso, una guerra di aggressione e di rapina, imposta, quando serve, anche con la violenza delle armi”. Quindi il viaggio prosegue in Africa, dove Emergency decide di costruire una rete di sanità di eccellenza aprendo a Khartoum, nel Sudan, il Centro “Salam” di cardiochirurgia. Perché “se la posta in gioco è la vita, allora deve esserci spazio per un’unica medicina, quella che permette davvero di dare concretezza a quel diritto. Non può esistere una medicina per cittadini di serie A e un’altra per cittadini di serie B, C, D, eccetera”, riflette Strada.

E, accanto allo sguardo sui Paesi più poveri del mondo, la denuncia di come anche in Italia la salute si stia progressivamente trasformando da diritto a bene di mercato: “Togliere risorse al pubblico per darle al privato somiglia più a un sabotaggio che a un incremento delle possibilità di cura per il cittadino, eppure il modello è stato esportato con successo in tutta Italia come una conquista di libertà. Che poi la libertà sia quasi sempre solo uno specchietto per le allodole non sembra interessare a nessuno”, aggiunge amareggiato Strada.

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Tutte manifestazioni diverse dello stesso problema.

“La guerra e l’assenza – o il declino – di un diritto fondamentale erano per Gino manifestazioni diverse dello stesso problema: l’accettazione della disuguaglianza come regola del nostro tempo… dietro a ogni ragazzino ferito, dietro a un uomo che chiedeva aiuto, Gino riusciva sempre a intravedere una moltitudine. Vedeva quel ferito e allo stesso tempo la situazione di tanti come lui. Curava le vittime e intanto rivendicava diritti. Una persona alla volta”, scrive nella postfazione al libro Simonetta Gola, curatrice del libro, responsabile della comunicazione di Emergency e moglie di Gino Strada, scomparso il 13 agosto 2021.

Gino Strada e Simonetta Gola

Gino Strada, definito “un partigiano dell’umanità”, è stato, ha rappresentato e rappresenta una delle personalità migliori e più significative della nostra Italia.

Non a caso, il 2 novembre 2021, il nome di Gino Strada è stato iscritto sulla lapide del Famedio, o “Tempio della Fama”, del Cimitero Monumentale di Milano, destinato a luogo di sepoltura, celebrazione e ricordo dei milanesi di origine o di adozione che attraverso opere e azioni hanno reso illustre Milano e l’Italia.

Ascolteremo la testimonianza di Simonetta lunedì sera, 16 ottobre, a Collepasso… non mancate!

Pantaleo Gianfreda

                    Postfazione di Simonetta Gola al libro “Una persona alla volta”

(cliccare sulle immagini per leggere meglio)


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Pantaleo Gianfreda