A 10 anni dalla morte del giovane Carabiniere Manuele Braj, vittima innocente di un’inutile guerra in Afghanistan

A 10 anni dalla morte del giovane Carabiniere Manuele Braj, vittima innocente di un’inutile guerra in Afghanistan

25 Giugno 2022 Off Di Pantaleo Gianfreda

Il 7 ottobre 2001 fu il giorno in cui iniziarono i bombardamenti statunitensi su Kabul, capitale dell’Afghanistan, dando inizio ad una guerra finita 20 anni dopo con il precipitoso ritiro delle truppe americane e alleate da quel martoriato Paese, lasciando dietro di sé una scia di sangue, distruzioni, morti, mutilati. Lasciando, soprattutto, il potere in mano ai Talebani, i “terroristi” che dovevano essere sconfitti e che, invece, oggi più forti di prima, sono tornati al potere, facendo ripiombare l’Afghanistan nel medioevo, in palese violazione di quei “diritti umani” che i Paesi occidentali dicevano di voler difendere.

Una guerra inutile e disastrosa voluta per interessi economici e strategici di potenze internazionali e di acquiescenti alleati.

“Il 7 ottobre 2001 – scrive Gino Strada nel suo “Una persona alla volta”, un libro che dovrebbe essere letto da tutti e studiato nelle scuole, che descrive l’impegno umanitario del medico italiano e della sua “Emergency” in favore delle vittime di guerra in Afghanistan e in altri luoghi del mondo – è stato il giorno in cui ho capito di non essere un pacifista, ma di essere semplicemente contro la guerra”.

Nel giustificare l’inglorioso ritiro dall’Afghanistan, il presidente americano Joe Biden ha affermato pochi mesi fa: “Mettiamo fine alla guerra più lunga per l’America”.

Doveva essere una “missione di pace” per combattere il terrorismo dopo il tragico 11 settembre 2001 di New York con l’attentato alle Torri Gemelle, invece la guerra ha avuto 2.448 soldati uccisi, oltre 20.000 feriti, 300 milioni di dollari al giorno per 20 anni solo da parte degli Stati Uniti.

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Una società dell’americana Brown University ha stimato in circa 241mila le vittime dirette della guerra (scrive Gino Strada che in tutte le guerre 9 vittime su 10 sono sempre civili); altre centinaia di migliaia sono morte a causa della fame, delle malattie e della mancanza di servizi essenziali; cinque milioni sono stati gli sfollati.

La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) ha registrato almeno 28.866 bambini morti o feriti dal 2009, data in cui è iniziata la raccolta dei dati (e sono, pertanto, numeri certamente sottostimati).

“Dal 2001 ad oggi – scrive sempre Gino Strada nel suo libro – negli ospedali di Emergency abbiamo fatto circa 155.000 interventi di chirurgia di guerra”.

Continua Gino Strada: “Per finanziare tutto questo, gli Stati Uniti hanno speso complessivamente oltre 2000 miliardi di dollari, l’Italia 8,7 miliardi di euro … Una cifra indecente per due Paesi che in questi anni avrebbero avuto altre priorità, ad esempio la scuola e la sanità”.

“Se quel fiume di denaro – riflette Gino Strada – fosse andato alla popolazione dell’Afghanistan, adesso il Paese sarebbe una specie di Svizzera con montagne più spettacolari. E, alla fine, attraverso investimenti e aiuti economici forse gli occidentali sarebbero riusciti a esercitare un’influenza reale sul Paese, mentre ora sono costretti a levare le tende dopo aver perso su tutti i fronti”.

Gino Strada

Riporto alcuni stralci del libro del grande Gino Strada, vero eroe di umanità e dell’Umanità, di cui tutti avvertiamo la mancanza dopo la sua recente scomparsa, per tentare, a dieci anni dalla tragica scomparsa in Afghanistan del nostro giovane e amato Manuele Braj, di stimolare alcune riflessioni più generali sull’inutilità e le tragedie di tutte le guerre, che mietono vittime innocenti per soddisfare appetiti economici e imperialisti delle Grandi Superpotenze e dei loro alleati: ieri l’America in Afghanistan e non solo (sono tante le guerre in aree dimenticate del Globo); oggi la Russia nella martoriata Ucraina.

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Manuele non è un eroe. Non lo è mai stato né ha voluto mai esserlo. Era andato in quel lontano Paese per fare il suo dovere di militare ed obbedire ad ordini superiori e con l’auspicio di garantire un futuro migliore alla sua famiglia e al piccolo Manuel, oggi orfano del padre per colpa di una guerra che nessuno di loro ha mai voluto.

Manuele è stato solo vittima innocente di un’altra, terribile e inutile guerra, che ha lambito con i suoi lutti anche un piccolo centro dell’estrema periferia dell’Europa, a migliaia e migliaia di chilometri dagli Stati Uniti, che quella guerra hanno voluto e perso, e dall’Afghanistan, che quella guerra ha subito e vinto… una “vittoria di Pirro” per un Paese ripiombato nel “burqa” per le donne, retrocesse ad “esseri inferiori”, alle quali viene interdetto persino il diritto all’istruzione e alla vita sociale.

Questa sera (sabato 25 giugno), alle ore 18.00, su iniziativa della “Protezione Civile”, intitolata a Manuele, e del Comune di Collepasso, sarà “celebrato” il 10° anniversario della tragica morte di Manuele Braj, Appuntato Scelto dei Carabinieri e Croce d’Onore alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili in operazioni militari all’estero, secondo il seguente programma:

L’auspicio è che la ricorrenza non sia ancora una volta occasione di stanca retorica “guerrafondaia” o “dell’eroe” o di esaltazione di falsi “valori occidentali”, che hanno portato oggi all’abbandono di quel lontano e martoriato Paese asiatico alla mercè di oscurantisti Talebani.

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Questo 10° anniversario della scomparsa di Manuele (… mi rimbombano ancora nelle orecchie le urla strazianti di Federica, in quel 25 giugno 2012, provenienti dall’abitazione del padre, ad appena 100 metri da casa mia, quando alti ufficiali dei Carabinieri portarono alla moglie la drammatica notizia …) deve essere occasione per ricordare certamente un bravo ragazzo, vittima sacrificale (con tante altre migliaia e migliaia di soldati e civili) di una guerra, ma soprattutto un’occasione per educare all’alto valore della Pace e per riaffermare il dovere civico e umano di dire, sempre e comunque, “No” a tutte le guerre e a tutti gli imperialismi, “paludati” talora come “missione di pace” o “operazione speciale” in “narrazioni” ufficiali da osceno “marketing della guerra”… ieri in Afghanistan, oggi in Ucraina e in tante altre parti dimenticate del mondo.

Il sacrificio di Manuele Braj, bravo ragazzo e giovane Carabiniere collepassese, ha un valore, soprattutto oggi con l’Ucraina devastata nel cuore della civiltà europea da un’altra drammatica guerra, solo se diventa occasione e stimolo per parlare di pace, di coesistenza pacifica e di “cultura della Pace”, di cui ognuno, soprattutto i livelli istituzionali, deve essere testimone e apostolo, per essere, come diceva Gino Strada “…semplicemente contro la guerra”.

Un abbraccio a Manuele, al suo piccolo (oggi già “ometto”), alla moglie, ai genitori e a tutti i familiari.

Pantaleo Gianfreda