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“Beh, io ve lo dico in ogni Consiglio comunale… quando diventerete sindaci voi parlerete sempre… mo’ oggi il sindaco sono io e parlo io. Così funziona! È democrazia. Chi perde sta zitto, chi vince può parlare”, aggiungendo poi: “Parlo quanto voglio e posso parlare quanto voglio…”.

Queste incredibili e dissennate parole, “gridate” da una sindaca arrogante nel corso di un Consiglio comunale di fine agosto di un anno fa, provocarono sdegno e indignazione in tutta Italia. Un video riprodotto centinaia e migliaia di volte da social, blog, giornali e Tv arrivarono nelle case di milioni di italiani suscitando incredulità, scandalo, vergogna, migliaia e migliaia di commenti increduli e sconcertati.

Potevano mai quelle parole essere sulla bocca di un sindaco?!?

In quei giorni di fine agosto di un anno fa Laura Manta ha scritto una delle pagine più brutte ed umilianti della storia di Collepasso. Brutta per se stessa e la funzione amministrativa che ricopriva e ricopre. Umiliante per la comunità che rappresentava e rappresenta.

Stampa, social, blog e Tv locali e nazionali ripresero e amplificarono con incredulità e indignazione quelle parole che segnarono ineluttabilmente il destino politico della Manta.

Parole “gradasse e grasse”, impudenti e imprudenti, folli e aberranti, come scrivevo allora in un articolo, che qualificano un personaggio che, avvitatasi nel “delirio di onnipotenza” di un potere agonizzante e sempre più delirante, scopre pubblicamente e clamorosamente la sua vera natura di “bulla” senza regole e freni. Di parvenue della politica, che, digiuna di cultura democratica e istituzionale, usa autoritarismo, arroganza e bullismo politici e istituzionali come clava per imporsi, prevaricare, offendere, reprimere, intimidire (cliccare su articolo).

Non furono “voci dal sen fuggite”. Esprimevano per l’ennesima volta la concezione insana e autoritaria del ruolo di un sindaco – e, più in generale, della democrazia – che aveva ed ha questa sindaca nel rapporto con gli avversari e le opposizioni, che, volenti o nolenti, rappresentano uno dei capisaldi fondamentali di ogni democrazia.

Nonostante il clamore, lo sdegno e lo scandalo, Laura Manta non chiese mai scusa, non ammise mai il suo errore, non si emendò mai.

Questo è il vero dramma!

Continuò, come suo costume, ad imperversare anche in Consigli comunali successivi. Illusa forse da affettate solidarietà “di cortile”, da “amici” interessati, ipocriti e manierosi,  cortigiani sempre proni, da un lumpenproletariat (per dirla con Marx) bisognoso, da mercenari ed analfabeti politici ed istituzionali..

Volenti o nolenti – e solo che si abbia il coraggio di uscire dal piccolo “cortile” di casa – quelle parole hanno definitivamente segnato il destino politico di una sindaca che ha perso ogni credibilità ed autorevolezza nei confronti dei cittadini e delle altre Istituzioni.

Non basteranno regalìe, feste e cene, danze e spritz, spreco di denaro pubblico, elargizioni per centinaia di migliaia di euro a farle recuperare autorevolezza e credibilità o a permetterle la riconferma a sindaco.

Mi succede talora di incontrare funzionari e dirigenti con alte responsabilità istituzionali, cui mi legano antica amicizia e reciproca stima. Dopo il clamore mediatico suscitato da quelle parole “agostane”, puntualmente mi chiedono quasi sempre della sindaca di Collepasso. Per dignità “di campanile” preferisco non rispondere e allargo solo le braccia. Un gesto chiaro ed esplicativo più di mille parole. D’altronde… intelligenti pauca!

Ripensando a quei giorni e all’orda mediatica che scatenarono quelle assurde parole, sorrido amaramente quando leggo come la povera Laura, nel disperato e impossibile tentativo di superare l’onda che l’ha travolta e recuperare consensi, continua a decantare in immaginifiche storytelling (narrazioni) sui social la sua azione amministrativa, capace, scrive, di trasformare “Collepasso da paesino sconosciuto a centro attrattivo … un paese vivo e non più anonimo”.

Si rassicuri, Collepasso non è un “paesino sconosciuto” e, purtroppo, è “vivo” o, come succede da sempre, sembrerebbe “vivo” solo in due mesi d’estate. L’ha reso tristemente “conosciuto” e arcinoto lei. Grazie all’indignazione nazionale suscitata dalle sue incredibili performances di un anno fa, Collepasso è diventato, purtroppo, un “paesino” conosciuto in tutta Italia. Un “paesino” che ci auguriamo venga conosciuto in un prossimo futuro, come è successo in alcuni periodi di un passato non molto remoto, per altre qualità e performances positive.

Il tempo di questa sindaca volge al termine. È finito.

Né basteranno i “tempi supplementari” di altri sei mesi concessi dal Governo ai Comuni, come Collepasso, che hanno eccezionalmente votato il 4 ottobre 2021 (causa Covid) per ridarle speranza.

Tocca ad altri ora scendere in campo ed impegnarsi per ridare alla nostra comunità onore, dignità, credibilità, autorevolezza, unità di intenti, pace sociale.

Pantaleo Gianfreda


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