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“Voglio la verità”! Lo aveva detto subito mamma Abbondanza. Sin da quel funesto mattino di domenica 20 settembre quando il diletto figlio Daniele era stato tragicamente rubato alla vita.

Perché?!? Perché?!? … si è chiesto mille volte.

Lo aveva gridato quella mattina di fronte all’albero fatale con il corpo esanime pendente da un maledetto tronco che non si era spezzato e aveva, invece, spezzato la giovane vita del figlio.

“Daniele era un ragazzo felice e non ha dato mai segni di disagio”, ha ripetuto per giorni e giorni.

Erano tanti i suoi progetti di vita.

Perché allora?!?

Infiniti interrogativi che la madre, il padre, le sorelle, gli amici, una comunità intera, questo blog attento all’“umanità dolente” avevano posto a se stessi e gridato all’attenzione degli investigatori (cliccare su articolo).

Interrogativi e dubbi sulla tragica morte del giovane Daniele: la famiglia, assistita dall’avv. Zappatore, chiede ed ottiene nuove indagini dalla Procura della RepubblicaIl valente avvocato collepassese Walter Zappatore (foto a lato) ha raccolto il grido di dolore della madre. Ha raccolto il grido di giustizia dei familiari e della comunità. Ha raccolto dubbi, interrogativi, fatti, indizi, stranezze che apparivano dietro quella morte improvvisa ed assolutamente imprevedibile. Ha raccolto ogni sussurro della madre. Ogni confidenza, ogni particolare. Quelli già noti e i tanti emersi nel corso della sua poderosa ed intensa “istruttoria” legale. Li ha elencati con fredda professionalità uno ad uno. Li ha “animati” del grido di verità della madre. Li ha irrobustiti del sostegno di una comunità.

Una “memoria” zeppa di tanti indizi e tanti dubbi (“I dubbi pesano più di tutto il resto”, mi dice Walter Zappatore).

Una “memoria” che ha convinto il P.M. Donatina Buffelli, giudice e “madre dolente”, a riaprire le indagini, come ha chiesto la famiglia. A procedere al sequestro del cellulare e del computer di Daniele. Dove si annidano le risposte ai tanti interrogativi e dubbi della madre e di tutti noi. A disporre accertamenti informatici per ricostruire le attività online e i contatti nelle ore precedenti la morte del giovane. Verificare eventuali coinvolgimenti di altre persone e le ipotesi di istigazione o aiuto al suicidio.

Attendiamo con fiducia l’esito delle indagini. Per scoprire la verità. Per ridare “quiete” alla “madre mesta” che parla sempre “col cenere muto” del suo Daniele, “gemendo il fior de’ suoi gentili anni caduto”.

Pantaleo Gianfreda


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