Confesso che non ci credevo quando qualche “uccellino” mi ha sussurrato all’orecchio la vicenda.
Per la verità sono tante le “vicende strane” che accadono in questo nostro paesino, soprattutto di carattere politico e amministrativo, di cui vengo quasi quotidianamente a conoscenza e di cui non riesco ad informare la pubblica opinione o sulle quali soprassiedo in mancanza di documentazione o che “scarto” non essendo disponibile al vacuo “chiacchiericcio” e al “pettegolezzo” di alcuni (non è la prima volta che tanti cittadini prima “lanciano la pietra” e poi “nascondono la mano”, non volendosi assumere responsabilità per paura di ritorsioni o anche per viltà).
Questa vicenda, però, è documentata con pubblicazioni e atti amministrativi.
Succede, pertanto, che un soggetto, noto sin da giovanissima età alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura per la sua pericolosità, dopo aver subito alcune condanne diventi “uccel di bosco”. Viene poi catturato e tradotto nelle patrie galere, dove sta scontando la residua pena, trasformata da qualche tempo, a quanto pare, in arresti domiciliari.
Il soggetto, oltre che per problemi di traffico di stupefacenti, è stato condannato anche per le continue violenze perpetrate nei confronti delle precedenti mogli, che coraggiosamente lo hanno denunciato, e di un figlio avuto da una di queste.
L’esuberante soggetto, in seguito ad un “ritorno di fiamma”, decide di sposarsi di nuovo e gli vengono concessi i canonici giorni di libertà per celebrare il matrimonio, che viene officiato con rito civile, verso metà luglio, presso il Palazzo Baronale di Collepasso dalla sindaca, alla presenza di parenti e amici degli sposi.
Dopo alcuni giorni, si scopre che l’Amministrazione comunale, con Determinazione n. 207 del 24 luglio 2025, liquida ad un “operatore economico” del luogo la somma “di euro 15,00 … per la fornitura di un fascio di fiori da donare durante la celebrazione del matrimonio tenutosi mercoledì 16 luglio 2025 presso il Palazzo Baronale …” e, pertanto, “di impegnare la somma complessiva euro 15,00 i.i. sul capitolo 479 del bilancio previsionale 2025-2027”.
Un “fascio di fiori” donato da una sindaca che già ci costa 4mila euro e 2centesimi al mese e pagato con soldi pubblici, cioè di noi tutti! Probabilmente la vicenda non avrebbe assunto connotazione pubblica con questo risvolto scandaloso, se la sig.ra Manta avesse deciso di pagare di tasca sua il “fascio di fiori” di “15” miseri “euro”!
Ora mi chiedo: è mai possibile e in base a quali principi e valori di moralità e legalità che un sindaco, che è anche donna, decida a spese del Comune, cioè di noi tutti, di “donare” ad uno sposo che, oltre che per altri gravi reati, è agli arresti perché condannato per violenza sulle precedenti mogli e su un giovane figlio?!?
Una vergogna!
Qualcuno mi ha detto che è prassi per il sindaco donare un “fascio di fiori” ai nubendi che si sposano con rito civile. In situazioni normali sarebbe anche giusto! A parte che matrimoni civili se ne celebrano a Collepasso pochi (11 nel periodo 2021-2023, nessuno nel 2024), ma perché un sindaco lautamente pagato come la Manta, se ritiene di dover fare un regalo agli sposi, non paga di tasca sua il dono, data l’irrisoria somma?!?
“Not in my name” … “Non in mio nome” … questo “dono” pagato da tutti noi!
Né in nome delle donne e delle persone oneste che rabbrividiscono di fronte a vicende incredibili che appaiono minori e secondarie, ma che sono di una gravità inaudita e rappresentano la distorsione e la violazione più invereconde dei principi di legalità ed etica sociale.
Vergognati, Laura Manta! … l’8 marzo e nelle “feste comandate” astieniti dal condannare la violenza sulle donne, dal momento che non hai remore a “donare” un “fascio di fiori” a chi ha esercitato violenza sulle donne!
Vorrei augurare alla neosposa, che non conosco e pare sia stata anche lei vittima in anni passati di violenza, di essere felice e di riuscire nella redenzione del soggetto. Confesso, però, che ho avvertito come presagio non lusinghiero (e spero che non lo sia) il passaggio musicale di un video… “Hai preso il mio cuore tra le dita e lo tieni in galera per tutta la vita”!
“Non è facile parlare di legalità oggi, in una società sostanzialmente ipocrita su certi temi”, scriveva su facebook la sig.ra Manta il 23 maggio scorso, in occasione dell’anniversario della strage mafiosa di Capaci, in cui persero la vita il giudice Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta.
Una doppia-tripla morale ed un’enorme ipocrisia, di fronte alla quale Falcone si sta rivoltando nella tomba.
Denuncio pubblicamente questo grave fatto, che farebbero bene le Forze dell’Ordine a segnalare al Prefetto, perché è un pessimo esempio che viene offerto alle giovani generazioni, un “pugno nello stomaco” per le persone oneste ed un palese oltraggio a tutte le donne che hanno subito e subiscono violenza.
Denuncio pubblicamente perché, coerentemente con quanto diceva Falcone e condannando nettamente l’ipocrita strumentalizzazione che ne fa la Manta… “Chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e cammina con la testa alta muore una sola volta”!
… e in tema di legalità e buoni esempi, non tutti, compresa la Manta, possono camminare “con la testa alta”!
Pantaleo Gianfreda
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4 commenti su “Agli arresti anche per violenze su figli e precedenti mogli… si risposa… e la Manta offre un “fascio di fiori” a nostre spese… Not in my name!”
Nulla contro la persona.
Chiunque può cambiare, migliorare, redimersi.
Auguri sinceri a lui e alla sua nuova famiglia.
Ma qui non si critica il matrimonio, si critica il gesto istituzionale.
Quel mazzo di fiori non è un dono personale, è un atto pubblico, pagato con i soldi della comunità, compresa quella parte di comunità che magari ha subito violenza, che lotta ogni giorno per farsi ascoltare, credere, rispettare.
E allora sì, magari quel mazzo andava anche bene.
Ma da una sindaca donna, che dice di difendere i diritti delle donne, ci si aspetta qualcosa in più.
Poteva scrivere, ad esempio:
“Caro sposo, questo mazzo è un gesto di augurio e fiducia nel futuro, ma porta con sé anche la speranza che ogni persona possa riscattarsi, che ogni ferita venga sanata e che la dignità delle donne sia sempre rispettata, oggi e per sempre.”
Sarebbe stato un gesto forte, educativo, coerente.
Così invece è sembrato solo un altro inchino all’apparenza, fatto col portafoglio dei cittadini e il silenzio della politica.
I soldi pubblici sono una cosa seria.
E ogni gesto fatto a nome della collettività, è un messaggio politico.
Non penso che 15.00 euro portano il paese in perdita ,sono stati rubati tanti di soldi spendendoli male o per benefici privati.Mi sembra che i problemi sono altri
“Ed è proprio questo tipo di ragionamento che tiene il Sud in ginocchio.
Non sono i 15 euro il problema, ma l’accettazione passiva dell’ingiustizia, il “vabbè, ce ne sono stati di peggiori”, il “non è poi così grave”.
Questo modo di pensare crea il terreno perfetto per la politica sporca, clientelare, fatta di favoritismi, impunità e silenzi.
Perché tanto c’è sempre qualcuno pronto a dire che ‘ci sono problemi più grandi’ o che ‘alla fine è solo un gesto simbolico’.
Ma è da questi piccoli gesti, pubblici, simbolici e falsamente innocui, che si misura la distanza tra chi governa e il rispetto per chi paga le tasse.
Non è questione di soldi. È questione di dignità.
E quella non ha prezzo.”
E’ vero è proprio dai piccoli gesti quotidiani che si manifesta la nostra personalità e si possono riconoscere le persone dai quacquaracquà (direbbe qualcuno di nostra conoscenza). Offrire un mazzo di fiori per consuetudine, perché si è sempre fatto così, o perché si vuole di-mostrare di essere o di esserci, significa mandare messaggi ambigui e conniventi più con l’illegalità che con l’esercizio di prassi e consuetudini di socialità.
Il pesce puzza dalla testa recita un vecchio proverbio e quando puzza è perché la testa è marcia e quando la testa è marcia succede che si celebrino matrimoni “religiosi” con sontuose cerimonie “civili”, matrimoni civili di persone incivili di cui non ci si preoccupa delle possibili conseguenze riguardo l’incolumità e il rispetto delle persone.
E succede che non ci rendiamo conto che le cose sono pubbliche perché sono di tutti noi e tutti noi abbiamo il diritto e il dovere di prendercene cura, con rispetto e amore.
Nessuno è assolto siamo tutti coinvolti.
RM
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