La Cappella dello Spirito Santo “risorta” e quel bambino africano, morto a 2 anni nel 1772 e ivi sepolto, adottato dai nobili Leuzzi-Contarini

La Cappella dello Spirito Santo “risorta” e quel bambino africano, morto a 2 anni nel 1772 e ivi sepolto, adottato dai nobili Leuzzi-Contarini

16 Aprile 2022 Off Di Pantaleo Gianfreda

Una “lieta novella”… inaspettata e lungamente attesa: con la Pasqua è “risorta” anche l’antica Cappella dello Spirito Santo!

Dopo anni di chiusura, l’Amministrazione comunale della sindaca Laura Manta è riuscita, grazie alla squisita disponibilità della famiglia Viva, ad ottenere l’accesso all’immobile, procedere alla pulizia (penoso era lo stato di abbandono) e offrire un bellissimo ed apprezzato “dono pasquale” alla comunità, che ha potuto finalmente ammirare questo prezioso “gioiello” storico e artistico.

La Cappella dello Spirito Santo

Riaperta nel giorno di Venerdì Santo, la Cappella è tornata ad esercitare nell’occasione l’antico ruolo di “stazione” e “deposizione” del Cristo morto, “cercato” dalla Mater dolorosa, “uscita” solitaria dalla Chiesa Madre per “ricongiungersi” al Figlio nei pressi della Cappella e procedere insieme nella lunga processione per le strade del paese.

C’è stato in questi due giorni un enorme afflusso di gente, felice di rivedere finalmente riaperta la Cappella dopo tanti anni”, dicono emozionati Fabio Marra, la cui abitazione “abbraccia” sui due lati la Cappella, e Mariangela Rossetti, figlia di Cosimino e nipote di Maria, i due devoti cittadini che per decenni e sino alla loro morte hanno curato e tenuto aperto l’antico luogo sacro così caro ai nostri antenati e a noi tutti.

Confesso grande emozione e soddisfazione, in “cor unum et anima una” con tutti i miei concittadini, per questo evento lungamente atteso e che sembrava impossibile da realizzare.

Quanti di noi, cominciando dall’emerito parroco don Celestino Tedesco, hanno sempre invocato, scritto e sollecitato nel passato la riapertura e l’acquisizione al bene pubblico di questo prezioso “gioiello” storico e artistico che rischiava il degrado, uno dei pochi, insieme al Palazzo baronale, di cui il nostro paese dispone! Personalmente, oltre le prese di posizione pubbliche e i ripetuti solleciti verso la passata Amministrazione, ho tante volte cercato, riservatamente e purtroppo inutilmente, di convincere l’avv. Indraccolo, proprietario dell’immobile sacro (almeno questa era la convinzione di tutti) al “bel gesto” di donare la Cappella alla comunità collepassese. L’ultima volta solo pochi mesi fa, prima della sua morte.

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Auguriamoci ora che la nuova Amministrazione, alla quale va riconosciuto il “miracolo” della riapertura, riesca in tempi brevi ad ottenere dai proprietari il “dono” dell’antica chiesetta del ‘600, per lungo periodo storico unico “luogo di spiritualità” e di culto dei nostri avi, e procedere al suo necessario restauro.

Interno della Cappella

Per una fortuita coincidenza era, però, da un po’ di giorni che avevo in animo di scrivere un articolo su un interessante “particolare” storico racchiuso nella Cappella dello Spirito Santo.

Un mese fa circa, il 22 marzo, ricevo la seguente mail: “Gentilissimo signor Pantaleo, mi permetto di disturbarla dopo avere osservato la sua vivace partecipazione alla vita del paese di Collepasso. Mi chiamo Chiara Petrolini, lavoro all’università di Vienna e da mesi sto cercando un modo per ottenere una foto da una chiesa del vostro paese. Non ci sono riuscita e mi chiedevo se per caso potesse aiutarmi lei.

Mi spiego meglio. Insieme a Vincenzo Lavenia (università di Bologna) e Sabina Pavone (università di Macerata) sto lavorando a un libro sulle conversioni nella prima età moderna. Ci sarà anche una sezione di immagini legate al tema e ci piacerebbe includere una foto dell’epigrafe che si trova sulla predella dell’altare maggiore della chiesa della SS. Trinità di Collepasso, dedicata a un bambino (Antonio Leuzzi Contarini) morto il 22 giugno 1772, figlio di schiavi e adottato dai coniugi Leuzzi-Contarini.

A quanto pare, tuttavia, è difficilissimo accedere alla cappella della SS Trinità. Per caso lei potrebbe aiutarci? … Si tratta probabilmente di un tentativo inutile, ma provo lo stesso… Abbiamo trovato notizia di questa epigrafe in uno degli studi del professor Luciano Graziuso, studioso del Salento…”, ecc. ecc.

Lascio a voi immaginare quanto mi abbia stimolato questo messaggio e incuriosito la storia del “bambino figlio di schiavi e adottato dai coniugi Leuzzi-Contarini”, di cui ignoravo l’esistenza.

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Tralascio le peripezie successive e vengo alla storia.

Prima mi corre, però, l’obbligo di ringraziare l’amico Salvatore Marra, da me contattato per “avere lumi” sulla vicenda, e l’assessora alla Cultura Eliana Vantaggiato, dalla quale casualmente ero venuto a conoscenza che identica mail era stata inviata al Comune, che la stessa si era già adoperata per soddisfare la richiesta, ma che era stato impossibile fare una foto del luogo a causa dello stato penoso in cui si trovava l’immobile.

Poi, improvvisamente, il “miracolo” della Cappella “rimessa a nuovo” (sono stati proprio alcuni amministratori, in primis l’assessora Monica Marra, e volontari a procedere alla pulizia del luogo) e riaperta in occasione del Venerdì Santo.

Il “Cristo morto” nella Cappella

Ho già inviato ieri alcune foto alla prof.ssa Petrolini e mi sono riservato di inviarne altre non appena la Cappella sarà liberata dagli addobbi che momentaneamente ostruiscono in parte altare ed epigrafe (“Che inaspettato e graditissimo regalo di Pasqua, grazie!! Il libro è già in lavorazione ma se davvero potesse riuscire a mandarmi una foto sarà mia cura chiamare l’editore per chiedere di aggiungere l’immagine dell’altare”, mi ha scritto).

Della vicenda del “bambino figlio di schiavi e adottato dai coniugi Leuzzi-Contarini” parlano Salvatore Marra e Orazio Antonaci a pag. 267 del libro “Storia di Collepasso dalle origini all’autonomia” (1999, Amaltea edizioni), di cui pubblico in calce, per opportuna conoscenza, la parte più significativa riguardante la storia della Cappella (pagg. 263-270).

Scrivono i due storici collepassesi: “La Cappella della Santissima Trinità è stata utilizzata per lungo tempo anche come luogo di sepoltura, secondo una prassi consolidata presso le comunità cristiane; a testimonianza di tale uso risultano tuttora esistenti, in essa, alcune tombe con relative iscrizioni incise sulle coperture lapidee. La prima, in ordine cronologico, risalente al 1772, è quella del piccolo Antonio Leuzzi Contarini, un bambino di due anni originario di Tripoli, adottato da don Carlo Leuzzi e dalla consorte donna Maria Francesca Contarini e prematuramente morto il 22 giugno 1772; seguono ….“.

L’altare con la sottostante epigrafe al bambino libico adottato dai coniugi Leuzzi-Contarini

La vicenda presenta aspetti interessanti dal punto di vista storico, ma soprattutto sociale e morale.

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250 anni fa, due nobili collepassesi adottarono un bambino di colore, che poi morì a soli due anni.

Due persone nobili non solo di censo, ma soprattutto di animo, che nel decidere di adottare quel bambino “domo Tripoli” (“nato a Tripoli”) e “figlio di schiavi” non si posero certo problemi sul colore della pelle e sul censo!

Che grande ed attuale lezione di civiltà e di umanità da parte dei due nobili collepassesi, oltre due secoli fa!

Una lezione, soprattutto, per coloro (anche tanti “politicanti” ottusi) che continuano a discriminare le persone per colore della pelle e censo… senza capire che in questo mondo siamo tutti fratelli, come ci ha insegnato Gesù Cristo, morto in croce e risorto, e come recita l’art. 1 della “Dichiarazione universale dei Diritti Umani” dell’Onu: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Una lezione che ci fa riflettere anche sulle tragiche conseguenze cui ci conducono spesso contrapposizioni, odi, particolarismi e personalismi, sovranismi e nazionalismi, come insegnano le drammatiche ed attuali vicende della guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa.

Una lezione e un augurio di pace e fraternità, di grande attualità in questo difficile momento storico, che i nobili coniugi collepassesi Leuzzi-Contarini hanno voluto lasciare a tutti noi!

Buona Pasqua di pace e fraternità!

Pantaleo Gianfreda

Le seguenti pagine, dedicate alla storia della Cappella, sono tratte dal libro di S. Marra e O. Antonaci “Storia di Collepasso”