“Costruiamo la Pace”: il messaggio di pace e umanità che lascia l’immenso e dolcissimo Padre Gianni

“Costruiamo la Pace”: il messaggio di pace e umanità che lascia l’immenso e dolcissimo Padre Gianni

13 Aprile 2022 Off Di Pantaleo Gianfreda

Immagini di Padre Gianni Capaccioni

Stamattina, verso le 5.00-5.30, si è spento Padre Gianni Capaccioni, responsabile della Comunità missionaria Comboniana di Cavallino, immersa nell’ampio e accogliente parco “salentino-africano” sulla Lecce-Maglie.

A quell’ora mi sono improvvisamente svegliato. Forse una casualità… forse un’improvvisa sensazione… forse il saluto dell’amico prima della sua partenza…

Ero molto legato a Padre Gianni. Ero stregato da lui. Un grande uomo. Un sacerdote e un missionario di grande spessore umano. Immenso nella sua dolcezza, semplicità, disponibilità. Nel servizio verso gli altri. Verso gli ultimi. Dolcissimo e rasserenante il suo sorriso. Immensa e “tranquilla” la radicalità delle sue azioni. Di testimone dell’Umanità. Di fedele e leale testimone del messaggio evangelico. Una radicalità non gridata. Testimoniata nella sua azione quotidiana. Vissuta con semplicità e naturalezza. In Italia come in Africa. Soprattutto tra gli ultimi e gli umili, che amava più di tutti.

Sopra e sotto (in età più giovane): Padre Gianni in Africa

C’è stato un tempo in cui Padre Gianni Capaccioni ha conosciuto la comunità collepassese.

Qualcuno forse ricorderà quando, da assessore comunale, organizzai insieme a lui, dal 30 aprile al 7 maggio 2011, presso il Palazzo baronale, la mostra “L’Altra Africa. Mostra d’arte e cultura Sub-Sahariana”, che venne visitata anche da alcune scolaresche. Ricordo che il giorno dell’inaugurazione pioveva e faceva freddo, ma questo non impedì la sua mirabile testimonianza e poi la musica e le danze etniche dei “Mijikenda”, gruppo musicale del Kenya.

Qualcuno ricorderà anche l’iniziativa del 29 dicembre 2010 “Lo Sport accende piccole stelle di Solidarietà”, che organizzai, di concerto con P. Gianni e da presidente della squadra “Stella del Colle” insieme alla squadra di pallavolo “Luna Blu”, per raccogliere fondi per adozioni a distanza di bambini orfani del Benin, uno dei Paesi dell’Africa dove Padre Gianni aveva svolto la sua attività missionaria. Raccogliemmo 800 euro, che consegnai a Padre Gianni e avrebbero permesso per un anno il sostentamento di cinque bambini ospiti di uno degli otto orfanotrofi del Nord Benin gestiti da Suore Missionarie. “A volte – scrisse P. Gianni – si moltiplicano iniziative inaspettate: ad esempio le squadre di pallavolo e di calcio di Collepasso (LE) hanno realizzato delle giornate per le adozioni unendo sport e solidarietà con risultati sorprendenti che fanno bene a chi dà e a chi riceve!”.

P. Gianni nella sua comunità di Cavallino

Padre Gianni è stato ed è a me molto caro. Mi legava a lui un’antica amicizia, una stima immensa. Era per me padre e fratello. Quando, tanti anni fa, lo conobbi, legammo subito. Il suo viso dolce e sereno mi ricordava quello di mio padre. Somaticamente aveva una qualche somiglianza con Papa Wojtyla, ma nel cuore era “giovanneo”. Come Papa Giovanni XXIII, il “Papa buono”. Padre Gianni era buono. Aveva il viso buono. L’animo buono. I suoi pori sprigionavano bontà.

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Lo amavo con grande spontaneità e naturalezza. Forse anche perché, inconsciamente, rappresentava per me l’ideale del missionario comboniano che volevo diventare da ragazzo. Quando sognavo di andare in Africa. Avvinto da quella terra immensa. Così ricca. Eppur così povera. Sfruttata e violentata da secoli di colonialismo e di violenze esercitate dalla c.d. “civiltà” occidentale. Stregato dal messaggio di mons. Daniele Comboni, oggi santo, dell’“Africa agli africani”. Quando sognavo di vivere la mia vita in Sudan, nel Bahr el Gazal, a Raga, come P. Pietro Toselli, anch’egli comboniano, con il quale intessevo una fitta corrispondenza dal seminario. Avido lettore del “Piccolo missionario”.

P. Gianni con un gruppo di giovani

Avevo in animo di passare da lui proprio per oggi. Speravo di trovarlo ancora in vita.

Sopra e sotto: altre foto

Da ottobre l’amatissimo P. Gianni non stava bene. L’avevo saputo solo di recente. In tutti questi anni sono andato spesso a trovarlo. Tornando da Lecce, mi fermavo talora a salutarlo (“Rimani a pranzare con noi“, mi diceva). Per la prima volta, però, dopo tanti anni, non ero stato da lui nell’ultimo Natale e non lo vedevo da qualche mese. I nuovi ulivi mi avevano tenuto impegnato per tutto il periodo natalizio. A Natale ci andavo puntualmente ogni anno per acquistare i tanti regalini, prodotti in Africa, per amici e parenti. Era il modo per dare un piccolo contributo alle benefiche attività di P. Gianni ed esprimere il mio antico legame con l’Africa e la famiglia comboniana. Nel Natale 2020 mi aveva affascinato il presepe costruito all’ingresso della comunità. Come mi affascinavano quel parco e le tante testimonianze di Africa disseminate qui e là. Di quel simbolico ed espressivo presepe scrissi anche su questo sito (cliccare su articolo).

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Appena seppi, a fine febbraio, che non stava bene, aggredito da un male incurabile, ero corso da lui. Gli portai delle bocche di dama. Non potei vederlo perché riposava nel letto del suo dolore. Mi chiamò il giorno dopo per ringraziarmi. Per confessarmi che quelle bocche di dama (prodotte da “Provenzano”, Tuglie), che non aveva mai assaggiato, erano proprio buone. “La prossima volta, ti porterò delle tette di monache”, gli promisi scherzando. Nemmeno quelle aveva mai assaggiato. Gliele portai e gli piacquero. Fu l’ultima volta che conversammo amabilmente e piacevolmente, come sempre. Mi recai ancora da lui la vigilia del suo 82° compleanno, il 31 marzo, per fargli gli auguri. I confratelli mi permisero appena di accedere alla sua stanza di dolore, dove giaceva nel suo sereno sonno e nel suo assopito dolore. Sembrava già prossimo all’appuntamento con l’Altissimo. Accarezzai il suo viso e le sue mani. Gli lasciai su un tavolino le bocche di dama che avevo portato per il suo compleanno. Prima di andar via fotografai quel grande striscione arcobaleno con la scritta “Costruiamo la Pace”. Emblematica in questi tempi di rinnovato dolore bellico. Un testamento. L’ultimo disperato e dolcissimo messaggio di Padre Gianni. Una vita spesa a promuovere e costruire la Pace nel mondo e negli animi di ogni uomo.

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Ho rivisto oggi il suo viso. Di uomo giusto e sereno. Senza vita. Dopo tanta vita offerta agli ultimi, ai diseredati, ai migranti, agli uomini di buona volontà. Da stamattina la sua anima vola attraverso la grande Africa che ha amato prima di fermarsi per sempre al cospetto dell’Altissimo, che lo prenderà come suo “diletto”… perché Padre Gianni “placuit Deo”… “piacque a Dio”!

La salma di P. Gianni Capaccioni presso la Comunità di Cavallino

I suoi funerali, per volontà del vescovo di Lecce, che lo stimava enormemente e lo aveva nominato responsabile della Commissione diocesana “Migrantes”, si terranno martedì 19 aprile, alle ore 11.00, presso la Comunità comboniana di Cavallino, per permettere, stante la vigente Settimana Santa, degni funerali a questo “autentico testimone della nuova evangelizzazione e della Chiesa missionaria”.

La sua scomparsa ha suscitato fortissima emozione.

Basta leggere alcuni dei numerosissimi messaggi lasciati sui social: “L’umiltà e la dolcezza in persona” … “Una tristezza infinita. Le sue messe animate dai ragazzi africani erano un momento fantastico, colorato, di entusiasmo, unità e sorrisi. Mancherà a tutti ma soprattutto ai suoi giovani che lo adoravano. Era bello incontrarlo mentre passeggiava nel parco e dispensava saluti col sorriso. Un grande uomo e missionario”… “un grande evangelizzatore Padre Gianni. Era un vero piacere ascoltare le sue omelie” … “persona meravigliosa! Le celebrazioni, sempre colme delle sue esperienze da missionario, più appassionate, partecipate e sentite alle quali ho assistito, che avevano lui come meraviglioso oratore: riusciva a far vibrare le corde del cuore!” … “mi colpivano le sue omelie, i suoi consigli ma soprattutto la sua gentilezza e umiltà…”.

Il sito internet della Chiesa leccese gli ha dedicato stamattina un articolo che vi invito a leggere: cliccare su “Addio a Padre Gianni: il missionario che ha portato l’Africa nel Salento”.

Cliccare e leggere anche l’articolo “Padre Gianni Capaccioni: uomo dell’annuncio, della pace, dell’accoglienza“.

Ciao, Padre Gianni… ti amiamo immensamente!

Pantaleo Gianfreda