13 febbraio, Giornata della Memoria in ricordo delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia

13 febbraio, Giornata della Memoria in ricordo delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia

13 Febbraio 2022 Off Di Pantaleo Gianfreda

Oggi, 13 febbraio, si celebra in Puglia la “Giornata della Memoria in ricordo delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia”, voluta ed approvata dal Consiglio regionale il 4 luglio 2017 per ricordare tragici eventi che colpirono in quel periodo il Mezzogiorno e contribuire ad una lettura meno acritica e più attenta dei processi che portarono all’Unità d’Italia (v. articolo).

Questa sera, a Casarano, alle ore 18.00, presso il “Sedile comunale” (piazza San Giovanni), la ricorrenza sarà oggetto di un confronto organizzato dall’associazione “Astronave verde” per “fare memoria di uno dei momenti cruciali della storia del Sud, per ricordare le vittime e provare a comprendere i fatti” e affrontare il tema di un’economia rurale dimenticata con l’archeologo e antropologo Alessio Stefano, che racconterà come i boschi fossero una ricchezza per la comunità e aggiungere conoscenza ad una narrazione storica spesso lacunosa. Relazionerà anche il noto e stimato storico e intellettuale parabitano Aldo D’Antico, del quale riporto di seguito una nota pubblicata sul suo profilo facebook:

La Regione Puglia, unica in Italia, ha opportunamente proclamato la “Giornata della memoria delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia”, da ricordare il 13 febbraio di ogni anno.

L’iniziativa si inquadra in un tentativo ormai diventato necessario e improcrastinabile di ridiscutere, in modo storiograficamente fondato, il periodo risorgimentale dell’Unità d’Italia, non nel suo significato e processo di elaborazione, quanto sulle modalità con cui si è sviluppato e come è stato raccontato per anni.

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Regione Puglia

13  febbraio

GIORNATA DELLA MEMORIA in ricordo delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia

Nel 1860 il Regno di Sardegna occupò il Regno delle Due Sicilie, ufficialmente per liberarlo dai Borbone. L’occupazione fu cruenta in maniera terribile: decine di paesi distrutti e rasi al suolo, migliaia di meridionali uccisi, centinaia di donne perseguitate e massacrate, donne bambini e vecchi fucilati in piazza in maniera indicibile, occupazioni militari straordinarie.

I Piemontesi abolirono gli usi civici, aumentarono le tasse in maniera esponenziale, introdussero la leva obbligatoria per cinque anni ai giovani diciassettenni (l’esercito borbonico era costituito da volontari che percepivano uno stipendio e avevano diritto alla pensione)

Di fronte a questo scempio la reazione dei Meridionali 

fu grande e decisa. Migliaia di operai, intellettuali, sacerdoti si diedero alla macchia combattendo contro l’invasore. Centinaia di donne accompagnarono gli uomini in questa  terribile impresa.

120.000 soldati occuparono il Sud massacrando migliaia e migliaia di combattenti, che in maniera subdola vennero definiti “briganti” e “brigantesse” le donne. Furono resistenti, la prima forma popolare di opposizione al potere, un disperato tentativo di difendere la propria autonomia.

L’eroe dei due mondi non fu estraneo a questo incredibile sterminio. Giuseppe Garibaldi, nello sbarco in Sicilia, venne accompagnato da “picciotti esperti nell’uso di coltelli e pistole” al comando di capibastone che si classificavano come i primi esempi delle organizzazioni mafiose. Prelevò dal Banco di Sicilia quantità eccessive di soldi senza mai restituirli.

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Una storia scritta dagli invasori per giustificare le enormi malefatte della loro conquista e colonizzazione.