La nascita del villaggio

La storia di Collepasso — 03

La nascita del villaggio

Le prime concessioni del 1813, i casolari pionieri e la lenta immigrazione dai paesi vicini che diede vita a Collepasso

Tratto da Cenni storici-etnografici intorno al villaggio di Collepasso di don Giuseppe Manta (1896) —
Edizione curata da Pantaleo Gianfreda

Origini e territorio

Quando Aurora Lezzi giunse a Collepasso nel 1805, il feudo era poco più di un territorio abbandonato, percorso da lupi e animali selvatici, con il castello baronale come unico edificio degno di nota. Per proteggere il suo dominio dalle scorrerie dei malfattori e renderlo produttivo, la baronessa decise di concedere porzioni di terra a chi si impegnasse a costruirci sopra una casa o a coltivare viti e alberi.

Curiosità
Il piano di Alberti che non fu mai rispettato

Il Conte Alberti tracciò personalmente la topografia delle prime strade del paese, partendo dal castello come centro. Il progetto prevedeva un casale ordinato e compatto a guardia del feudo. Ma le case si moltiplicarono senza seguire il piano: i nuovi abitanti costruirono dove e come vollero, e l’idea originale andò del tutto a monte.

Le prime case: 1813–1828

Le prime concessioni enfiteutiche risalgono agli anni 1813–1815. Il primo atto documentato è la vendita del 18 agosto 1814 al sacerdote don Donato Marzano di Parabita di un fondo chiamato “Frasca”, su cui furono costruite le prime case ancora esistenti nel paese.

Nel dicembre 1828, per il notaio De Pandis di Aradeo, la baronessa censì terreni con l’obbligo di costruire fabbricati a Antonio Paglialonga, Antonio Manta e Giuseppe Fersini — tre nomi che sarebbero diventati tra i più noti di Collepasso. L’esempio fu contagioso: nel 1838 altri seguirono, stipulando contratti alle stesse condizioni.

Curiosità
Perché la gente si trasferiva a Collepasso

Chi arrivava da Cutrofiano, Matino, Galatina o Parabita trovava qui tre vantaggi difficili da rifiutare: terra fertile e abbondante, tributi molto bassi e prospettive di lavoro in crescita. Molti abbandonarono la loro patria e costruirono qui da zero. La popolazione crebbe rapidamente.

Un paese raccogliticcio ma onesto

Il canonico Manta descrive il primo nucleo di Collepasso come un popolo “raccogliticcio” — formato cioè da persone provenienti da luoghi diversi — ma generalmente onesto e laborioso. Tra i pionieri si mescolavano inevitabilmente anche elementi turbolenti, attratti da un territorio ancora privo di forze dell’ordine. Ma la parte sana, amante del lavoro, ebbe sempre il sopravvento.

«Qui tutti convennero spontaneamente e non col bando o colla forza; qui per il lavoro e non per l’ozio; qui per la pace e non per l’anarchia.»

Don Giuseppe Manta, Cenni storici (1896)

Il 1850: il paese prende forma

Intorno al 1850 il paesaggio era cambiato profondamente. Le frasche selvatiche lungo le strade stavano scomparendo, sostituite da case e vigneti. I lupi che per secoli avevano girato liberamente intorno alle masserie non si vedevano più. Le strade, ancora fangose e irregolari, si animavano di contadini, artigiani e commercianti.

Curiosità
La prima locanda: tra leggenda e storia

Tra i primissimi insediamenti c’era una locanda di Antonio Ria, venuto da Tuglie. Le voci popolari la descrivevano come un ritrovo di ladri che depredavano i viaggiatori di passaggio — ma il canonico Manta, pur riportando la storia, la considera esagerata. Di certo, in una campagna isolata e senza sorveglianza, qualche episodio poco raccomandabile doveva essere accaduto.

Da dove venivano i fondatori

L’elenco delle prime famiglie di Collepasso, riportato dal canonico Manta in fondo ai suoi Cenni storici, è una mappa dell’intero Salento: Galatina, Matino, Tuglie, Parabita, Casarano, Cutrofiano, Neviano, Soleto, Aradeo, Gallipoli, Maglie, Scorrano, Nardò. Un paese nato dalla somma di tanti paesi.

Fonti e nota editoriale

Fonte principale: don Giuseppe Manta, Cenni storici-etnografici intorno al villaggio di Collepasso (Galatina, 1896), capitolo V. Edizione digitale curata da Marco Gianfreda.

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