La saga dei Lezzi
e il Conte Alberti
Da Venezia a Collepasso passando per le guerre napoleoniche: la storia straordinaria della famiglia baronale che diede forma al paese
Famiglie e nobiltà
Dopo la morte di Giulio Cesare Lezzi, il feudo di Collepasso passò al figlio Oronzo, che lo restaurò e ampliò. Alla sua morte, nel 1749, i figli Carlo e Aurelio divisero il patrimonio: a Carlo il castello e il feudo, ad Aurelio le due masserie. Fu Carlo a dare alla storia dei Lezzi la svolta più romantica: nel 1779 partì per Venezia in cerca di una moglie all’altezza del casato.
Carlo Lezzi sposò a Venezia la nobildonna Maria Francesca Contarini, appartenente a una delle famiglie più illustri della Serenissima: i Contarini avevano dato ben otto Dogi alla Repubblica veneziana e tre Padri al Concilio di Trento. Dal loro matrimonio nacque, intorno al 1780, nel castello baronale di Collepasso, la piccola Aurora — destinata a essere l’ultima dei Lezzi.
Aurora Lezzi: l’ultima baronessa
Carlo Lezzi morì nel 1790, quando Aurora aveva appena dieci anni. La madre la portò a Venezia, dove venne educata in un monastero. Ma la storia d’Europa stava per travolgerla: Napoleone Bonaparte, nel 1797, sfasciò la Repubblica veneziana con il Trattato di Campoformio, cedendola all’Austria. La giovane fu costretta a lasciare il convento e — quasi senza precauzioni — a sposarsi con il Conte Benedetto Pagan di Verona, ritenuto milionario.
Fu un matrimonio infelice. Entrambi di carattere vivace, in un’epoca sconvolta dagli eventi, finirono per separarsi. Il marito si arruolò nell’esercito austro-ungarico e sparì. Aurora rimase sola a Venezia, con le rendite del feudo di Collepasso come unica certezza.
Dal matrimonio con Pagan nacque nel 1796 una bambina di nome Elisabetta. Con la separazione legale dei genitori, Elisabetta rimase con il padre a Padova. Anni dopo, grazie a un’eredità dalla famiglia Contarini, avrebbe ricevuto una fortuna di circa due milioni di franchi — per perderla quasi subito in circostanze misteriose.
Il Conte Bartolomeo degli Alberti di Enno
È in questo contesto che entra in scena il personaggio più straordinario di tutta la storia di Collepasso. Bartolomeo degli Alberti di Enno era nato a Trento nel 1768 da una nobile e ricca famiglia. Aveva ricevuto in fasce la decorazione di Cavaliere di Malta. Era pronipote di un primo ministro d’Austria e di un Cardinale Arcivescovo. Aveva combattuto contro i Turchi nei Balcani a soli vent’anni, poi in Francia, poi in Italia, raggiungendo il grado di Colonnello.
«Non solo si distinse per le qualità militari: le doti della sua non comune intelligenza si manifestarono con la pubblicazione di opere in lingua francese e tedesca riguardanti il Diritto Pubblico.»
Don Giuseppe Manta, Cenni storici (1896)
Alberti conobbe Aurora Lezzi a Venezia nel 1797, durante un ballo offerto dalla città agli ufficiali austriaci. Tra loro nacque un legame profondo. Quando lei avviò le pratiche di separazione legale dal marito Pagan, lui divenne il suo protettore e avvocato ufficiosi.
Il 14 giugno 1800, l’esercito austriaco del generale Melas fu annientato da Napoleone a Marengo. Alberti nelle sue memorie confessò di essere stato, involontariamente, una delle cause della disfatta: una sua sortita dalla cittadella di Tortona costrinse una colonna austriaca a cambiare strada, innescando la catena di eventi che decise le sorti della battaglia. «Fui l’innocente cagione di una battaglia che decise il destino di Francia e d’Europa», scrisse.
Da Venezia a Collepasso
Dopo la disfatta di Marengo, Alberti tornò a Venezia. Ottenne finalmente il congedo militare e, nella primavera del 1805, seguiò Aurora Lezzi fino a Collepasso. Era un uomo che aveva attraversato le più grandi crisi della storia europea, combattuto in mezza Europa, frequentato ministri e principi. Si ritrovò in un piccolo feudo del Salento.
Nel 1815 tornò brevemente a Napoli, dove fu nominato Primo Commissario Organizzatore dell’Intendenza di Finanza degli eserciti di Ferdinando I — onorato da generali, ministri e principi. Ma anche questa gloria fu temporanea. Nel 1821 era di nuovo a Collepasso, questa volta per non ripartire più.
Negli ultimi anni di vita, il Conte Alberti si fece costruire un piccolo gruppo di case nella parte alta del paese, che chiamò «Turro». L’uomo che aveva soggiornato a Vienna, Venezia e Napoli, finì i suoi giorni in questo angolo di Salento. Morì il 30 ottobre 1850 e le sue spoglie riposano nella Cappella dello Spirito Santo, a destra dell’altare maggiore.
La fine della famiglia baronale
Aurora Lezzi morì a Collepasso il 26 maggio 1865. Con lei si estingueva il ramo principale dei Lezzi. I suoi beni — stimati circa 180.000 lire — passarono alla figlia Elisabetta Pagan, che li impiegò in gran parte in opere di carità e nel restauro della Cappella dello Spirito Santo. Elisabetta morì a Padova il 14 novembre 1876: con lei si estinse definitivamente la famiglia baronale di Collepasso.
Elisabetta Pagan, prima di morire, restaurò la Cappella dello Spirito Santo di Collepasso: rifece il frontone, la sagrestia, il pavimento e l’altare maggiore. Fece coprire di marmo le tombe di Aurora Lezzi, del primo parroco don Domenico Picha e del Conte Alberti, con semplici iscrizioni. La sua eredità rimasta passò a due rami laterali della famiglia Pagan di Venezia.
Fonte principale: don Giuseppe Manta, Cenni storici-etnografici intorno al villaggio di Collepasso (Galatina, 1896), capitoli III, IV e XIII. Edizione digitale curata da Pantaleo Gianfreda. Il contenuto storico è fedele all’originale, la forma è stata adattata per la lettura digitale. Edizione digitale curata da Marco Gianfreda



