Vino, lavoro e commercio nell’800

La storia di Collepasso — 04

Vino, lavoro
e commercio nell’800

I grandi vigneti estesi fino a Supersano, il vino esportato in tutta Europa e la fama internazionale dei contadini collepassesi

Tratto da Cenni storici-etnografici intorno al villaggio di Collepasso di don Giuseppe Manta (1896) —
Edizione curata da Pantaleo Gianfreda

Economia e tradizioni

Se c’è un tratto che il canonico Manta celebra con più calore nei suoi Cenni storici, è la laboriosità dei contadini di Collepasso. In un paese nato dal nulla, senza storia alle spalle, fu il lavoro quotidiano nei campi a costruire la prosperità e la reputazione del paese nel giro di pochi decenni.

Curiosità
L’epigrafe dei campi

Il canonico Manta propose di incidere su una lapide pubblica questi versi come monumento alla gente di Collepasso: «L’ozio, gran genitor del vizio, / qui non alberga, e invan si spera / sedurre il contadin, propizio / a lavorar da mane a sera.» Non era retorica: era la realtà che vedeva ogni giorno.

La vigna: motore dell’economia

La vera risorsa di Collepasso fu la viticoltura. I vigneti si estesero rapidamente ben oltre il territorio comunale, arrivando fino alle porte di Supersano, a cinque miglia di distanza. Il vino prodotto era soprattutto vino da pasto — il tipo più richiesto dal mercato dell’epoca — abbondante e di buona qualità.

La vendemmia durava oltre un mese e mezzo, e richiamava lavoratori stagionali dal Capo di Leuca e da tutti i paesi vicini. Era il momento più vivace dell’anno per il paese, con un movimento commerciale intenso e la presenza di negozianti da fuori.

Curiosità
Il vino di Collepasso in Europa

Già nella seconda metà dell’Ottocento, il vino di Collepasso raggiungeva i mercati di Francia, Germania, Svizzera e persino Alessandria d’Egitto. Nei primi decenni del Novecento si parlò di una vera invasione del vino collepassese in Europa, tanto che i coltivatori di altre regioni venivano qui ad apprendere le tecniche di coltivazione della vite.

I contadini più richiesti del Salento

I contadini di Collepasso divennero famosi in tutta la provincia per le loro tecniche agronomiche. Sapevano formare terreni leggeri, scavarli a fondo con la vanga, ripulirli dalle erbe infestanti e concimarli con cura. Lavoravano con attrezzi pesanti e taglienti, con una pazienza e una resistenza alle intemperie che i vicini non riuscivano a eguagliare.

«I contadini di Collepasso vengono chiamati con insistenza altrove per insegnar praticamente il modo di piantagione delle viti.»

Don Giuseppe Manta, Cenni storici (1896)

Le strade e i collegamenti

La crescita economica rese necessarie nuove vie di comunicazione. Nel 1851 fu costruita la strada provinciale che, passando per Collepasso, collegava Maglie a Gallipoli. Seguirono le strade per Neviano, Galatina, Cutrofiano, Tuglie e Casarano. Il paese si trovò al centro di una rete stradale che lo collegava a tutta la provincia.

Curiosità
La bonifica della palude di Sombrino

Per secoli un’immensa palude di circa sei chilometri di circonferenza — la “palude di Sombrino” — aveva diffuso la malaria nell’area. Nel 1835, un ingegnere di Soleto risolse il problema praticando due pozzi artesiani nelle giunture del monte più vicino. Da quel momento la malaria scomparve e la campagna divenne completamente salubre, favorendo ulteriormente la coltivazione.

Il clima e il territorio

Collepasso si trova su un altipiano ondeggiato, con una posizione geografica che il canonico Manta descrive come “magica”: né troppo bassa né troppo alta, tra colli e pianure. L’aria balsamica profumata dal timo selvatico degli altipiani, la salubrità del clima e la fertilità del suolo avevano creato le condizioni ideali per un’agricoltura prospera.

A Collepasso — annotava con orgoglio il Manta — le nascite erano frequenti, i decessi rari, la popolazione anziana vivace e in salute. Era il frutto combinato del buon clima, del lavoro nei campi e di un’alimentazione sana.

Fonti e nota editoriale

Fonte principale: don Giuseppe Manta, Cenni storici-etnografici intorno al villaggio di Collepasso (Galatina, 1896), capitoli VI e VII. Edizione digitale curata da Marco Gianfreda.

Chi ci sostiene
Sponsor
Sponsor
Sponsor
Sponsor