Fede e chiese

La storia di Collepasso — 05

Fede e chiese

Dalla cappella dello Spirito Santo alla parrocchia autonoma del 1855: la storia della fede e dei luoghi di culto di Collepasso

Tratto da Cenni storici-etnografici intorno al villaggio di Collepasso di don Giuseppe Manta (1896) —
Edizione curata da Pantaleo Gianfreda

Religione e fede

La storia religiosa di Collepasso è inseparabile dalla storia del paese stesso. Prima ancora che esistesse un vero villaggio, sul territorio del feudo c’era già una cappella: quella dedicata alla Santissima Trinità, annessa al castello baronale, dipendente dall’Arcivescovo di Otranto. I pochi lavoratori e le guardie del castello si raccoglievano lì per accendere la lampada votiva e assistere alla messa nei giorni festivi, quando un sacerdote dai paesi vicini poteva venire a celebrarla.

Curiosità
L’immagine che salvò la devozione

Nell’antica Cappella dello Spirito Santo esisteva un affresco della Madonna delle Grazie sul muro che oggi ospita l’altare maggiore. I contadini, spontaneamente, iniziarono a venerarlo dal 1835. Nel 1851 fu commissionata una statua della Madonna e si introdusse la consuetudine di festeggiarla l’8 settembre, giorno della Natività di Maria. L’Arcivescovo approvò e la proclamò patrona principale del paese.

Il primo sacerdote stabile: 1838

Con la crescita della popolazione, l’Arcivescovo di Otranto Monsignor Andrea Grande — preoccupato anche di non cedere la giurisdizione al vicino Vescovo di Nardò — inviò nel 1838 il primo sacerdote stabile: don Liborio Caputo da Muro. Fu lui, nel 1839, a ottenere di conservare abitualmente i Sacramenti nella cappella. Per il Battesimo i bambini dovevano ancora essere portati a Cutrofiano, la cui parrocchia esercitava giurisdizione anche su Collepasso.

Fu sempre don Caputo ad avviare la costruzione di una nuova chiesa nella piazza del paese, finanziata dall’Arcivescovo Grande, dalla Diocesi e dalle offerte del popolo. I lavori si conclusero nel 1855.

La parrocchia autonoma e il crollo del 1855

Il 14 giugno 1855, con decreto del Re Ferdinando II, fu istituita la Parrocchia autonoma di Collepasso, separata da quella di Cutrofiano. Il primo arciprete fu don Domenico Picha, insediatosi il 16 agosto 1855. Era un traguardo enorme per un paese che aveva appena quarant’anni di vita.

Curiosità
La chiesa nuova crolla dopo pochi mesi

L’ottobre del 1855 fu un mese amaro: la nuova chiesa parrocchiale appena completata — lesionatasi nel coro e nei muri di ponente — crollò improvvisamente. La parrocchia dovette tornare nell’angusta Cappella dello Spirito Santo. Fu un colpo durissimo per la comunità che aveva appena conquistato la propria autonomia religiosa.

Consiglia Pesce e la nuova chiesa

Per decenni il paese si batté per riedificare la chiesa crollata, avanzando richieste al governo e aprendo sottoscrizioni pubbliche. Fu infine la Signora Consiglia Pesce a farsi avanti: offrì di costruire la nuova chiesa a proprie spese. Acquistò un terreno dalla baronessa Lezzi, fece disegnare il progetto dal Nobile Filippo Bacile Barone di Castiglione, e il 20 giugno 1865 l’Arcivescovo Grande benedì personalmente la prima pietra — sotto una pioggia torrenziale.

La parrocchia fu trasferita nella nuova chiesa il 9 maggio 1871, quando l’edificio non aveva ancora pavimento, soffitto né altari. Consiglia Pesce li fece realizzare nel tempo, a proprie spese. Morì il 12 settembre 1885 senza vedere la chiesa completamente arredata, e lasciò l’edificio al popolo con testamento.

Curiosità
Le statue che racconto la devozione popolare

Nel corso degli anni i fedeli arricchirono le chiese con statue donate da privati: la Santissima Trinità per opera di Donato Marra, Sant’Antonio per opera di Vito Cataldi — che lo donò per testamento al parroco pro tempore ottenendo dall’Arcivescovo che fosse secondo patrono della parrocchia — e infine la Madonna dei Fiori, raccolta con elemosine del popolo. Ogni statua racconta una storia di fede individuale che divenne patrimonio collettivo.

I restauri della baronessa Elisabetta Pagan

Mentre Consiglia Pesce costruiva la nuova chiesa parrocchiale, la Contessa Elisabetta Pagan — figlia di Aurora Lezzi, residente a Padova — si occupava di restaurare la Cappella dello Spirito Santo. Fece rifare il frontone, la sagrestia, il pavimento e l’ornato interno. Le tombe di Aurora Lezzi, del primo arciprete e del Conte Alberti furono coperte di marmo con semplici iscrizioni. Fu un atto di pietà filiale e di attaccamento a un paese che non aveva mai conosciuto davvero.

Fonti e nota editoriale

Fonte principale: don Giuseppe Manta, Cenni storici-etnografici intorno al villaggio di Collepasso (Galatina, 1896), capitoli XII, XIII e XIV. Edizione digitale curata da Marco Gianfreda.

Chi ci sostiene
Sponsor
Sponsor
Sponsor
Sponsor