“Siamo grati alla Manta per averci fatto questo favore”.
In questa frase, apparentemente innocua (e forse ironica), di alcuni giovani “miracolati” per intercessione di una “mammasantissima”, sono condensati anni di (mala)gestione della Biblioteca comunale di Collepasso e, in genere, delle politiche culturali da parte dell’assessore alla Cultura, nonché sindaca, Laura Manta.
Un diritto, quello dell’accesso ai servizi della biblioteca, scambiato per “favore”.
Un “favore” respinto, invece, da chi rivendica i suoi diritti e rifiuta l’umiliante status di “cliente”.
Il caso che espongo ha dell’incredibile per qualsiasi Comune democratico, ma è la norma ed è emblematico nel piccolo “Comune delle Banane” del Tacco d’Italia governato da una “mini-conducatora”, espressione di quel nuovo fenomeno che i politologi definiscono “democratura”, neologismo che nasce dall’unione di “democrazia” e “dittatura”. Il termine indica, infatti, un regime formalmente democratico, ma nei fatti fortemente autoritario, che limita i diritti, le libertà fondamentali e il pluralismo.
Alexia Baglivo è notoriamente una giovane attiva e combattiva. Sta per laurearsi e vorrebbe verificare la presenza nella biblioteca comunale di alcuni testi che potrebbero esserle utili per la tesi. Si reca presso la sede della biblioteca, ma è chiusa. Ritenta ancora, ma è sempre chiusa. Decide allora di salire le scale del Comune per chiedere informazioni. Incontra casualmente la sindaca Manta.
Era il 3 giugno. “Galeotto” fu l’incontro, che rivela ancora una volta le gravi carenze dell’Amministrazione comunale e, soprattutto, tutte le “nudità” umane, politiche e amministrative di una sindaca autocrate e arrogante, che per fortuna è alla fine del suo mandato.
Alexia espone la situazione e chiede di avere accesso alla biblioteca. La sindaca, “colta in fallo” e in evidente difficoltà, se ne esce alla sua maniera: “Inviami una richiesta ufficiale tramite pec”.
Una risposta che meriterebbe già ovvie considerazioni, che lascio all’intelligenza dei lettori.
Certo è che la risposta della sindaca, che ad altri aveva concesso senza alcuna richiesta pec persino le chiavi della biblioteca per consultazioni e prelievo di libri, appare una chiara ritorsione verso una ragazza che ha solo la “colpa” di averle fatto fare pochi mesi fa una figuraccia di fronte ai giudici del Tribunale di Lecce, dove Alexia era stata assolta da una vergognosa e pesante denuncia della stessa sindaca.
D’altronde, per la Manta i giovani e, in genere, tutti i cittadini o sono con lei o… peggio per loro!
La ragazza rimane basita. Una richiesta tramite pec per accedere ad un servizio comunale che dovrebbe essere garantito e aperto al pubblico?!? Come dire, nella logica di una sindaca illogica, che se un cittadino ha bisogno di un certificato di residenza deve fare prima richiesta scritta a lei, attendere la sua autorizzazione e poi recarsi all’Anagrafe!
Solo che la Biblioteca, così “declamata” in certe fatue storytelling, a Collepasso è un servizio sui generis. Intanto, è solo “sulla carta” e presenta evidenti anomalie, come scriverà la stessa Alexia nella sua richiesta, rilevando quanto è riportato sul sito ufficiale del Comune alla voce Biblioteca: “Tutto il patrimonio librario è accessibile durante l’orario di apertura, anche se la Biblioteca rimane chiusa al pubblico”. Risulta persino essere ubicata ancora presso la vecchia sede di via C. Battisti, da cui è stata spostata presso il Palazzo Baronale già da quattro anni. Naturalmente senza alcuna indicazione, targhetta o avviso della presenza della biblioteca e dei suoi orari di apertura, come è doveroso per ogni servizio comunale.
Una barzelletta, un ossimoro o la solita “lauramontata”?!?
Come può la Biblioteca essere “accessibile durante l’orario di apertura” e, al contempo, “chiusa al pubblico”?!? Mysterium fidei!
Tutto quello che segue, comprese le varie barzellette e gli scambi di comunicazione tra le due, rientra nella tipologia umana, politica e amministrativa di una sindaca dispettosa e vendicativa, una “leguleia” che ignora l’abc della Pubblica Amministrazione e pensa che il Comune sia “cosa sua” e possa gestire la biblioteca a suo piacimento, costringendo tutti a “passare da lei” per meschini calcoli elettoralistici e acquisire nuovi “clientes” politici… grazie alla sua “generosità pelosa”.
C’è per fortuna chi rifiuta questo ruolo di “suddito” o “cliente” e rivendica i suoi diritti di cittadino/a!

La verità è che la Biblioteca comunale, a parte aver ospitato alcune iniziative e nonostante chiacchiere e apparenze, negli anni della Manta assessora alla Cultura non è mai esistita come servizio al cittadino né mai la fulgida “intellettuale dei trabocchi” ha fatto niente, come altri Comuni hanno fatto, per rendere attivo e fruibile un fondamentale servizio culturale ed educativo.
Nella risposta alla ragazza, che non riporto per senso di misericordia, la sindaca “si arrampica sugli specchi” e semina ridicolaggini e leguleismi per giustificare quello che non ha fatto in questi anni e avrebbe potuto/dovuto fare.
Scrive che la figura del bibliotecario non è contemplata nella pianta organica.
Più correttamente avrebbe dovuto scrivere che in cinque anni non l’ha mai voluta contemplare perché, a parte “chiacchiere e tabacchiere”, la biblioteca è solo “immagine” per lei, oltre che un peso per l’Amministrazione, non un servizio reso ai cittadini e ai giovani.
Di grazia, chi le ha impedito di prevedere nei tanti progetti di Servizio civile avuti in questi anni anche uno con qualche giovane da impegnare in biblioteca e rendere effettivo e giornaliero il servizio?!?
Era il minimo che poteva/doveva fare. Non l’ha mai fatto.
Pare che oggi, dopo il caso sollevato da Alexia, la sindaca abbia dirottato “in fretta e furia” un giovane del Servizio Civile presso la Biblioteca. Non so se sia vero. Certo è che i giovani del Servizio civile devono svolgere le attività già previste dai progetti e non altri. Per cui, se fosse vero, come al solito “ne ha fatta un’altra delle sue”.
D’altronde, l’illegalità è la norma per lei, anche se ciancia sempre di legalità!
Né l’assessora alla Cultura e sindaca ha mai attivato od ottenuto i pingui e accessibili finanziamenti della Regione per rendere vive e attive le biblioteche, trasformate in “Community Library”, per mettere a disposizioni dei giovani (e non solo) spazi per studiare, lavorare, leggere, fare attività, realizzare laboratori.
Le “Community Library” sono oggi una realtà in tanti Comuni salentini (per tutti, Racale).
Oppure chi ha impedito alla sindaca di realizzare, come hanno fatto tanti Comuni (per tutti, Tuglie), il progetto “Galattica – Rete Giovani Puglia”, la fantastica iniziativa di Regione Puglia e ARTI, di norma inserito proprio all’interno delle biblioteche per supportare l’autonomia, la crescita, il protagonismo delle nuove generazioni e rendere pulsante la vita di spazi culturali trascurati o abbandonati?
Questi anni sono stati, al di là delle tante promesse e “parole al vento”, un vero fallimento sul versante culturale e giovanile.
A proposito di giovani, che fine ha fatto la Consulta giovanile che doveva essere istituita già da tempo dopo l’approvazione, un paio di anni fa, del relativo regolamento da parte del Consiglio comunale?!?
Avremo modo di tornare sui due temi (giovani e cultura) e al momento mi fermo qui.
Non senza riprendere, però, la frase iniziale: “Siamo grati alla Manta per averci fatto questo favore”.
In quella frase c’è, infatti, tutto il senso della devastazione morale, culturale, sociale e politica prodotta in questi cinque anni nella comunità dall’azione della sindaca e dalla sua gestione “malata”, cinica e “perversa” della cultura, il cui uso strumentale e pro domo sua è sotto gli occhi di tutti.
La cultura per sua natura tende ad unire o, almeno, ad unificare una comunità. Pur da posizioni plurali, presuppone dialogo, confronto, rispetto. Non ha pregiudizi né preclusioni. Si apre a tutti. Si interroga e pone interrogativi. Non proclama né impone posizioni o certezze (queste appartengono ad altri campi della conoscenza).
In questi anni, invece, anche la politica culturale è servita alla Manta per dividere e contrapporre ulteriormente la nostra comunità. L’ha trasformata in “instrumentum regni”, strumento per rafforzare il suo debole potere, non per rafforzare le potenzialità culturali e la partecipazione della comunità. Non è stata “inclusiva”, ma “esclusiva”. Ha incluso una parte, ha escluso altre. Ha incluso chi poteva essere funzionale, persino subalterno, ad un disegno politico ed escluso chi non soggiaceva a questo disegno. Talora si è persino trasformata in “mercimonio”.
E oggi ci ritroviamo una comunità più divisa, meno aperta e meno ricca culturalmente, in cui episodi come quelli di Alexia diventano la “norma”, ma non dovrebbero mai accadere in una società libera e democratica.
Pantaleo Gianfreda
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1 commento su “Politiche culturali fallimentari e biblioteca comunale chiusa: si può accedere solo dopo richiesta pec e autorizzazione della sindaca-“democratura”. L’emblematico caso di Alexia”
Alle prossime elezioni piangerai ma non per aver vinto come é successo nella vecchia campagna elettorale ma per aver perso. Starai li a marcire nel tuo studio legale. Hai fatto pena signora se così ti puoi chiamare Sindaco Manta. Sei stata in questi quasi 5 anni la Vergogna del paese.
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