“Lavori finalmente completati” (e altre amenità del genere), aveva detto la Manta nel video del 21 giugno in cui annunciava la riapertura del Parco Bosco dopo dieci mesi di chiusura e due di lavori.
Mentiva!
“E quale sarebbe la novità?”, direbbe qualcuno.
Ormai è a tutti noto, infatti, che questa sindaca sia una mentitrice seriale, che “spara a raffica” menzogne, talora condite da melliflui sapori mielosi e dal seduttivo “canto” di insidiose “sirene odissee” nel tentativo di “accalappiare” qualche residuo credulone, vicino e (soprattutto) lontano, ancora disponibile “a bere” le sue stanche e ossessive favolette.
I lavori del Bosco, infatti, non sono affatto “completati”!
Le amare constatazioni e i legittimi interrogativi, di cui scrivevo in un articolo del 5 luglio (cliccare su Il Parco Bosco devastato dagli atti di vandalismo, chiamati “lavori”, del Comune…), sono diventati certezze dopo che la consigliera Eliana Vantaggiato, “incubo” (insieme a chi scrive) della cattiva coscienza di questa sindaca, ha reso noto un atto, unico rilasciato tra i tanti richiesti, per alcuni versi sconvolgente.

Un atto sconvolgente almeno per chi ha un minimo di cultura amministrativa. Non per l’“avvocato” Manta, che, nonostante “sudati” studi giuridici, pare non abbia alcuna cognizione di legislazione amministrativa e, se ce l’ha, ne viola dolosamente, costantemente e criminosamente le norme fondamentali.
Dall’atto pubblicato dalla cons. Vantaggiato risulta che il 20 giugno, un giorno prima del video nel bosco, il direttore dei lavori abbia stilato per il Comune un “verbale di parziale riconsegna dei lavori”.
Già l’oggetto del verbale certifica che i lavori nel Parco Bosco sono parziali e rimasti incompiuti.
Nel verbale si tenta di conciliare la cruda realtà dei fatti, che un tecnico ha il dovere di “fotografare”, con la volontà di certa “malapolitica” di “piegare” quei fatti a suo uso e consumo. Sul delicato filo del rapporto tra autonomia dalla politica, prevista dalla legge, e subalternità ad essa si consuma talora non solo credibilità e ruolo di tecnici e funzionari comunali, ma anche possibili responsabilità penali.
In questo “galleggiamento” tra due autonome realtà (talora inconciliabili, come in questo caso), chi ha sottoscritto il verbale (direttore dei lavori, responsabile del procedimento, ditta appaltatrice) potrebbe rischiare, infatti, di dover rispondere di falso in atto pubblico e di mancato rispetto delle normative vigenti. Così come potrebbe risponderne la sindaca che ha deciso la riapertura del bosco senza doverosi atti di supporto, ma con un semplice annuncio-video sul suo profilo facebook, mettendo in pericolo la sicurezza e l’incolumità dei cittadini solo per fare uno “spot elettorale”.
Di seguito riporto le parti più salienti del verbale (a fine articolo la copia integrale).
Risulta, come si legge, che le “lavorazioni eseguite hanno riguardato…..”, ma si omette di riportare le maggiori “lavorazioni non eseguite” rispetto al progetto approvato e all’appalto dei lavori.
Per tentare di bypassare questa omissione , al p. 1 “Aree riconsegnate” si precisa che vengono riconsegnate al Comune solo “porzioni del Parco Bosco” nelle quali “gli interventi di abbattimento, potatura di risanamento e pulizia risultano completati e per le quali non sono state riscontrate condizioni di pericolo imminente per la pubblica incolumità: aree perimetrali delle pubbliche strade e viali interni”.
Si riconosce, pertanto, che i lavori non sono stati completati e vengono genericamente individuate “porzioni del Parco Bosco” senza alcuna indicazione e perimetrazioni specifiche né si riportano le aree in cui gli interventi “risultano completati”.
D’altronde, basterebbe fare una passeggiata lungo i “viali interni” per verificare i tanti tronchi o rami secchi pendenti minacciosamente lungo il tragitto che rappresentano “pericolo imminente per la pubblica incolumità”.
Ma l’“avvocato” Manta conosce le normative?!?
Gliele ricordo avvalendomi, grazie all’I.A., di alcune indicazioni provenienti da Google.
Al contempo le ricordo i rischi di un’apertura “abusiva” o informale, come nel nostro caso.
Non solo i lavori non sono stati portati a termine, nonostante si sia liquidato alla ditta appaltatrice l’importo, ma il Bosco presenta immagini lugubri di “tronconi-fantasmi”, tronchi e rami secchi pendenti e, pertanto, non poteva essere riaperto al pubblico se non con le garanzie e le “misure di sicurezza” previste dalla legge.
La stessa riapertura parziale, pur prevista dalle legge, deve rispondere a precisi requisiti e garanzie. Ma questa sindaca “senza legge né regole” se n’è infischiata, pur di “buttare fumo” negli occhi dei cittadini. Non c’è un atto pubblico che autorizzi la riapertura, ma solo un post facebook in cui la Manta annuncia la stessa.
Incredibile!
Questa sindaca “fuori legge” – o, se vogliamo, “senza legge” e “contro legge” – non solo viola i fondamentali principi di legalità e trasparenza della Pubblica Amministrazione, ma mette in pericolo la sicurezza dei cittadini e persino dei bambini, avendo concesso l’autorizzazione ad un’associazione privata di tenere un campus nei primi giorni di luglio in un’area in condizioni di pericolo.
Sarebbe ora che la sindaca Manta risponda al Prefetto e/o alla Procura della Repubblica, che auspichiamo accendano finalmente “un faro” sulle sue continue, assurde, illegittime e illegali azioni, tutte orientate ad uno sfrenato elettoralismo.
Questo non è il solo caso di palese illegalità. Altri sono stati ripetutamente denunciati su questo blog e meraviglia che la pur variegata opposizione consiliare non abbia mai svolto una decisa azione per la rimozione della Manta dalla funzione di sindaco da parte del Prefetto “per gravi e persistenti violazioni di legge”, a norma dell’art. 142 c. 1 del D. Lgs. 18.8.2000 n. 267 (Tuel).
Laura Manta, con il suo narcisismo, la sua arroganza e la sua presunta onnipotenza, appare ormai come un “apprendista stregone” che non riesce più a dominare gli “spiriti maligni” che ha evocato all’inizio del suo mandato e che si sono ormai impossessati di lei. Questo la porta a compiere atti assurdi e per giustificare tutto ciò dice e scrive senza ritegno menzogne e sparge informazioni “avvelenate” ai cittadini.
Enzo Biagi, “un gigante del giornalismo e un uomo perbene”, nell’assumere nel 1970 la direzione de “Il Resto del Carlino” scriveva: “Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l’acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata”.
La Manta, che presume di fare anche la giornalista, la notista e l’influencer, in questi anni ha mandato e continua a mandare “nelle vostre case acqua inquinata”, intossicando e avvelenando l’intera comunità.
Qualcuno “arresti” questa sindaca e fermi le sue tante e assurde azioni criminose!
Pantaleo Gianfreda
Copia completa del
“Verbale di parziale riconsegna dei lavori”
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