Martedì 17 marzo, alle ore 18.30, l’Auditorium della Parrocchia “Cristo Re” ospita la presentazione del romanzo storico di Daniele Greco “Nel cuore di Rosaria”, un libro che affonda le radici nella difficile vita del Salento di fine ‘800-inizio ‘900.
“Nel cuore di Rosaria” rievoca la storia di Rosaria Ciccardi, una donna di umili origini nata nel 1871 a Galatina, vissuta dal 1890 a Collepasso e poi, dopo il matrimonio nel 1892, trasferitasi a Parabita, dove trovò la morte nel giugno 1920 nel corso del tragico evento noto come “Eccidio di Parabita”.
Un eccidio che, come scrive Daniele Greco, rimane “una ferita aperta nella storia del paese”.
Il 23 giugno 1920 centinaia di contadini parabitani scioperarono per reclamare i loro diritti, condizioni di lavoro più umane e un salario migliore. La protesta venne repressa nel sangue e provocò quattro vittime: Pantaleo Stanca, 18 anni; Luigi Carlucci, 20 anni; Pasquale Giannelli, 57 anni; Rosaria Ciccardi, 44 anni.
Rosaria, madre di numerosi figli e il marito Rocco “inghiottito” dall’emigrazione nella lontana Argentina, quel giorno era uscita da casa preoccupata per la sorte del figlio Luigi, uno dei pochi figli sopravvissuto alla miseria e alla fame di quei tempi, quando un colpo di fucile, probabilmente sparato da un signorotto locale, la colpì mortalmente “sotto l’arco” di via don Domenico Antonio Muia.

Una donna e una madre “morta – come scrive Ortensio Seclì – non perché sovversiva, scioperante, rivoluzionaria, ma presente sul posto alla ricerca del figlio da riportare a casa al sicuro”.
L’“Eccidio di Parabita” è stato uno dei tanti eventi tragici diffusi in tutto il Salento e in Italia a causa delle profonde ingiustizie perpetrate nel primo dopoguerra ai danni dei contadini, costretti in uno stato di sfruttamento e miseria. Un evento tragico e di inaudita violenza, per anni rimosso dalla memoria collettiva e da pochi decenni riportato all’attenzione e alla riflessione da alcuni storici locali ed oggi mirabilmente descritto nel bellissimo, appassionato e appassionante romanzo storico di Daniele Greco.

Il libro è stato presentato per la prima volta a Parabita la sera dell’11 ottobre 2025 proprio sul “luogo del delitto”, sotto l’arco di via Muia (traversa di via Coltura), dove, alla presenza del sindaco si Parabita, è stata inaugurata una lastra che commemora il sacrificio di Rosaria Ciccardi e delle altre tre vittime.

Il 17 marzo rivivremo a Collepasso quei periodi storici, le condizioni di miseria ed emarginazione delle classi subalterne, le ribellioni dei contadini, i tentativi di emancipazione economica e sociale, la storia di Rosaria, “sfortunata protagonista di una storia tragica”, che visse a Parabita dopo il matrimonio con Rocco Pisanello, celebrato il 17 dicembre 1892 nel Municipio di Collepasso, all’epoca frazione di Cutrofiano, di fronte all’impiegato comunale Pietro Viva e ai due testimoni Luigi Ardito e Liberato Cezza.

La serata, introdotta dal parroco Don Antonio Tondi e dal vostro cronista, prevede gli interventi dell’autore Daniele Greco; di Salvatore Coppola, già docente di Storia e Filosofia nei Licei di Maglie e Madrid, prestigioso e appassionato storico del movimento contadino salentino e illustre esponente della “Società di Storia Patria per la Puglia”; del giornalista Mario Vecchio; di Debora De Prezzo, pianista e direttore Coro polifonico, che leggerà anche alcuni brani del libro. La serata sarà allietata dagli intermezzi musicali e dalla voce del nostro Gigi Marra.
Il noto poeta e storico parabitano Ortensio Seclì, già docente nelle Scuole elementari, ha scritto una recensione al libro che merita di essere letta.

Per anni Daniele ha scritto di sport, particolarmente di calcio, e frutto di tutti gli articoli pubblicati su giornali del settore fu “Dribbling nella polvere”, un volume che raccontava il calcio a Parabita. Poi gli è piaciuto raccontare storie parabitane come “Il grande sogno”, la costruzione del santuario dedicato alla Madonna della Coltura, “Spigolature parabitane” in due volumi con brevi notizie ricavate da ricerche d’archivio e “1920-1946 Parabita dal Biennio rosso alla Repubblica”. Ora, con questo romanzo storico “Nel cuore di Rosaria”, sembra che Daniele abbia gareggiato con se stesso, facendo un salto triplo: dallo sport, alle piccole storie, alla narrativa, ottenendo così il suo attuale record personale. Egli ha ripreso una storia che in un recente passato è stata più volte ricordata: un fatto di cronaca, una serie di scioperi che nel 1920 coinvolse tutto il Salento e che a Parabita sfociò in un eccidio, come lo ebbe a definire Giuseppe Tornesello in un suo breve opuscoletto stampato in proprio nel 1995 con il titolo “L’Eccidio di Parabita” e ripubblicato dalla Biblioteca Minima di Novoli nel 1997.
Il fatto: signorotti proprietari, anche di poche tomolate di terra, nel 1920, in piena crisi economica e con il pane che mancava per i prezzi troppo alti, avevano diminuito la paga giornaliera della sarchiatura da nove lire a sette lire e si rifiutavano di concedere un aumento salariale ai contadini che ne facevano giusta richiesta. Ne nacque uno sciopero che portò a una contrapposizione tra contadini e proprietari i quali chiesero l’intervento dei carabinieri causando uno scontro che provocò la morte di quattro manifestanti, fra cui Rosaria Ciccardi.
L’autore, volendo focalizzare più approfonditamente questa sfortunata protagonista di una storia tragica, ha deciso di cercare notizie inerenti la sua vita e, cercando documenti in diversi archivi della provincia da quello dei comuni di Parabita a quelli di Galatina, di Collepasso, di Cutrofiano, di Nardò ma soprattutto dell’Archivio di Stato di Lecce, ne è nato un romanzo storico capace non soltanto di raccontare un fatto ma anche di ricostruire un’epoca con i suoi aspetti socio-economici.
La storia della povera Rosaria, morta non perché sovversiva, scioperante, rivoluzionaria, ma presente sul posto alla ricerca del figlio da riportare a casa al sicuro, ti prende sin dalle prime pagine perché Daniele ha scavato non soltanto nel cuore di Rosaria, ma ha saputo farlo sin nel profondo dell’animo umano di tutti i protagonisti che animano il romanzo. Sembra che abbia trovato un diario di avvenimenti familiari e lo abbia sviluppato in una trama narrativa affabulatoria che intreccia i personaggi, con i loro desideri e paure, ai luoghi dell’infanzia molto noti a noi tutti, luoghi in cui si viveva dignitosamente la povertà ma anche la gioia di stare insieme e godere delle piccole felicità della vita quotidiana come un’allegra giornata di fede popolare attesa per tutto l’anno: la festa patronale “era un giorno di festa, uno di quelli che squarciano la tela grigia della fatica quotidiana con i colori della devozione e del chiasso popolare”.
Già dalle prime pagine il lettore ha la sensazione di essere avvolto dalla polvere dei documenti, unitamente al pungente odore di muffa patito durante le ricerche, ma egli trasforma quell’esperienza in una pagina lirica “La luce del tramonto, filtrando obliqua dalla finestra dell’archivio, tagliava l’aria ferma, illuminava il pulviscolo dorato che danzava silenzioso, disegnando piccole stelle spente in un cielo di carta e di tempo”.
Quello che descrive Daniele è un microcosmo umano che sa affrontare i lutti familiari con stoica rassegnazione, riconoscendo la propria impotenza davanti alla nera morte impietosa quando ci priva di una persona cara procurandoci uno dei dolori più atroci da sopportare nella vita “Giunse senza preavviso, nube nera che accecò il sole a tradimento … una mano invisibile cominciò il suo lavoro spietato: sfoltire gli abbracci, strappare via i corpi piccoli dei fratelli, uno dopo l’altro con metodica indifferenza a lacrime, sangue, disperazione”. Ma Rosaria, come tutti i salentini, lo sa affrontare quel dolore, affrontarlo senza giudicarlo perché esso è ineluttabile, è un retaggio della natura umana e se si cerca di reprimerlo gli si concede di durare nel tempo. Allora meglio esorcizzarlo, meglio accettarlo con una spettacolarizzazione capace di metabolizzarlo grazie anche alla partecipazione al dolore non soltanto dei parenti ma di tutto il vicinato: “Poi arrivarono loro: le prefiche, le chiangimorti. sempre le stesse, nero eterno sbiadito dai troppi lutti. Coro della morte, voce ufficiale del dolore collettivo. Entrarono senza bussare, quasi quella casa fosse già cosa loro, territorio della morte che esse servivano con professionalità sacerdotale…sentiva il suo dolore personale farsi cosa pubblica, spettacolo quasi”.
Rosaria non si arrende al crudele destino che colpisce la sua famiglia sin dai primi anni. Lei è “Brace che rifiutava di farsi cenere sotto il peso del lutto, piccola fiamma scura, decisa a non lasciarsi spegnere dal vento della disperazione” e sa reagire e farsi forte grazie anche alla nascita di un figlio che sembra la sua ancora di salvezza, “E nell’odore dolce e aspro insieme di latte, sangue e vita appena nata, lei posò sul proprio petto la promessa ottenuta dal cielo”. E proprio l’amore materno per un figlio sarà la causa della sua morte.
Un bel romanzo da leggere tutto d’un fiato, con una storia commovente ma allo stesso tempo appassionante che, purtroppo, alla fine ci lascia l’amaro in bocca.
Veramente “un bel romanzo da leggere tutto d’un fiato”, come scrive Ortensio Seclì, che ha appassionato e commosso tanti lettori (v. sotto il commento di un lettore) e un evento, quello di martedì 17 marzo, cui non mancare!
Pantaleo Gianfreda
Presentazione del libro a Parabita 11 ottobre 2025
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