Ogni mattina Laura Manta, uscendo dalla sua abitazione di via Roma, non può non notare davanti a sé alberi di leccio sul marciapiede opposto. Né può non accorgersi che quei lecci, a differenza di quelli del Parco Bosco, sono sani e non colpiti dal “batterio” che “sta interessando tutta l’area del Mediterraneo”, come dice in un noto video diffuso l’11 febbraio.
Un video – detto per inciso – che, seppur manipolatorio, omissivo, autoelogiativo e costellato da tante fake news, la sindaca è stata costretta a diffondere dopo un articolo su questo blog che aveva suscitato un’ampia risonanza e un certo clamore (cliccare su articolo).

Scendendo verso il paese, la sindaca noterà poi decine e decine di altri alberi di leccio su via Roma. Anch’essi, con rarissime eccezioni, in buono stato vegetativo e, almeno apparentemente, non colpiti dal batterio. Se poi si avventura verso via Avv. Longo o via Cav. Errico o la via per Maglie noterà lo stesso fenomeno.
In tutto saranno 250 lecci, forse più, presenti su quelle strade urbane. Quasi tutti in buone condizioni. Solo una ventina circa presentano lievi o gravi sintomi di disseccamento.



Laura Manta si è mai chiesto l’origine e la causa di questi fenomeni così contraddittori?
Si è mai chiesto come mai i lecci del Parco Bosco sono quasi tutti “ammalorati”, come lei dice, ed ora “allo stadio finale” o in “fase avanzata” di disseccamento?

Io me lo chiedo da tempo. Non essendo, però, un tecnico, non sono in grado di dare risposte certe.
Risposte che può e ha il dovere di dare colei che dice di non essere stata ferma “in tutti questi mesi” (… negli anni precedenti dormiva!), di aver “effettuato uno studio su tutte queste nostre piante” (… prima non aveva i libri per studiare!) e “presentato questo progetto per il taglio di un numero importante di alberi…circa 200”.
Aggiungendo poi che “da questo fine settimana, dal 12 febbraio in poi, ci sarà una squadra che interverrà…” e ancora, correggendosi, che “da venerdì (ndr: 13 febbraio) troverete qui una squadra pronta a mettere in atto tutta una serie di tagli…”.

Era l’11 febbraio quando venivano dette queste “ultime parole famose” da parte della nostra “galantomma”.
Né il 12 né il 13 febbraio né dopo si è vista, però, alcuna “squadra” nel Bosco. Speriamo domani!
Mi permetto, però, di sottoporre alcune riflessioni e fare alcune constatazioni di carattere empirico (cioè, pratico, concreto e derivante da mera osservazione oculare), che non presume, pertanto, di avere alcuna validità scientifica, cui rimando chi di competenza.
Per non essere frainteso, premetto che è un dato incontestabile che i lecci di tutta Italia (e non solo) siano stati colpiti da un batterio che li sta portando al disseccamento.
Una prima osservazione e domanda: è un dato altrettanto incontestabile che i lecci del Parco Bosco non vengono potati da 10-15 anni, mentre i lecci lungo le strade del paese vengono potati ogni due-tre anni.
Ci sarà qualche connessione tra i due diversi fenomeni?!?
Per alcuni esperti, certamente: i primi non vengono curati e potati da 10-15 anni, i secondi sono regolarmente curati e potati!
Seconda osservazione e domanda: il nostro è un semplice bosco o un Parco?
Non è una differenza da poco.
Di norma si definisce “bosco” un ecosistema caratterizzato da una vegetazione arborea e arbustiva di origine naturale, situato lontano dai centri urbani e raramente soggetto a qualche forma di manutenzione o di intervento.
Il “parco”, invece, pur avendo le stesse caratteristiche ecosistemiche, ha di norma origine diversa, in quanto frutto della volontà dell’uomo (quasi sempre di un Ente pubblico) e si situa di norma all’interno di un centro urbano.
Nel nostro caso si tratta di un residuo boschivo di due ettari all’interno del perimetro urbano che, tra fine anni ’80 e i primi di questo secolo, è stato acquisito dal Comune, trasformato in Parco e subìto interventi e trasformazioni strutturali per renderlo fruibile da parte di tutti, pur conservando le originarie caratteristiche.
Un Parco urbano, sia esso creato ex novo o su un preesistente nucleo forestale, necessita, a differenza dei boschi, di costante manutenzione e di periodici interventi mirati a salvaguardare la sicurezza (ad esempio, la potatura) e la buona tenuta vegetale. Non si fa così con l’uliveto o altre colture arboree?
Il nostro Parco Bosco non ha subito alcun intervento di potatura e manutenzione nel corso dei dieci anni di Amministrazione Menozzi né in questo quinquennio di Amministrazione Manta, nonostante le ripetute denunce fatte soprattutto da questo blog e poi da associazioni e da qualche consigliere di opposizione.
Non solo, quando oltre tre anni fa cominciò a diventare evidente la diffusione del batterio e qualcuno sosteneva la necessità immediata di interventi massicci di potatura per fermare o arginare il batterio, la Manta reagì in malo modo e solo l’insistenza della consigliera di opposizione Vantaggiato, oltre l’intervento del consigliere regionale Cristian Casili, attuale Vicepresidente della Giunta regionale, la costrinse due anni fa ad un primo intervento per 13mila euro.
Poi il silenzio e il disinteresse assoluto sino all’attuale decisione di abbattere 200 lecceti, di cui da anni qualcuno preannunciava già, inascoltato, la morte imminente.
Il Bosco poteva essere salvato?!?
Forse sì. Solo che le ultime due Amministrazioni avessero avuto un po’ più di buon senso, capacità ed una disponibilità al dialogo e al confronto con tutti (maggioranza e opposizione, associazioni, organi di informazione e semplici cittadini) o avessero, almeno, fatto il loro dovere di curare il Parco Bosco non a parole, con slogan o, come in questi ultimi anni, con effimeri e illusori post e foto su facebook per decantarne la vitalità, dando la truce, inquietante e sinistra impressione di “dervisci danzanti” attorno al capezzale di un moribondo.
I sindaci Menozzi e Manta hanno la grave responsabilità politica di aver “ucciso” i lecci del nostro Parco Bosco.
La netta, ottusa e nefanda chiusura ad ogni dialogo e confronto da parte dell’attuale Amministrazione ha dato poi “il colpo di grazia”.
“L’assenza di umiltà è quello che frega questi impacciati amministratori”, ha scritto un cittadino.
Non posso che essere d’accordo.
La verità è che attorno al dramma del Parco Bosco hanno “danzato” soprattutto le miserie piccole e grandi di una classe politica inadeguata, incapace di guardare oltre se stessa, oltre la superbia, l’arroganza, l’autosufficienza, i dispetti, i personalismi e tutti gli “ismi” degenerativi di un sistema democratico.
Racconto un episodio (ne potrei raccontare mille, alcuni di inaudita gravità) emblematico dell’“approccio” politico e personale (piuttosto meschino, dispettoso, autoritario, incivile e antidemocratico) della Manta di fronte alle problematiche del paese e ai soggetti mediatici, sociali e politici a lei invisi.
Quando nell’aprile dello scorso anno organizzai l’iniziativa “Salviamo il Bosco” insieme ad altre associazioni e con la presenza di autorevoli esponenti politici ed accademici, la Manta non ebbe pudore a chiamare e interloquire, recandosi a trovare qualcuno persino di persona, con alcune di queste associazioni ed alcuni di questi esponenti per esprimere le sue rimostranze per la loro partecipazione, con l’intento di boicottare l’iniziativa e dissuadere dal parteciparvi. Naturalmente, trattandosi di persone intelligenti ed autonome, l’incursione non ebbe successo. Al più servì a dissuadere solo alcuni “servetti” e “servette” (tra questi anche qualcuno che oggi grida allo scandalo per la situazione del Bosco) dal partecipare all’iniziativa.
Questa è la concezione della democrazia e dei rapporti sociali che ha la Manta, abituata a “demonizzare”, istigare e “gettare fango” su chi la pensa diversamente da lei od “osa” persino organizzare incontri ed iniziative su problematiche di pubblico interesse.
D’altronde, sono noti, ripetutamente denunciati e mai smentiti, i meschini interventi telefonici e personali nei confronti di chi “osa” esprimere su facebook una critica seppur garbata nei confronti dell’Amministrazione, mettere un semplice “mi piace” nei confronti dei post di suoi presunti e reali avversari o critici e persino con chi osa accompagnarsi con costoro nella pubblica piazza.
Il Parco Bosco (ma non solo) è prima di tutto vittima di questo clima incivile, barbaro e antidemocratico di scontro che da tempo si vive nel nostro paese.
Non so se la volontà corale e unanime di tutte le componenti della nostra comunità, sia istituzionali che sociali, sarebbe riuscita a salvare il Parco Bosco. Certo è che la negazione di questo semplice principio di convivenza civile e democratica ha rappresentato uno degli elementi determinanti per la sua rovina.
Il problema non è stato il batterio o, almeno, non è stato solo quello.
Il problema vero, checché ne dicano ciechi sostenitori, sono state le due Amministrazioni Menozzi e Manta e la loro cecità politica, culturale e amministrativa.
Si chieda la Manta come mai i lecceti delle vie cittadine sono ancora verdeggianti mentre quelli del Parco Bosco sono “morti” e non sappiamo, nonostante le sue rappresentazioni, se e quando risorgeranno.
Se lo chieda, ci dia una risposta e capisca finalmente, almeno in quest’ultimo anno amministrativo che le rimane, che i problemi di una comunità, soprattutto quelli più importanti e decisivi, si risolvono o si sarebbero potuti risolvere con l’ascolto degli altri, con il dialogo, il confronto e il contributo di tutti.
Pantaleo Gianfreda
Leggi anche
“Basta menzogne e diffamazioni dal Palazzo”: domenica 8 novembre, ore 17, intervento pubblico in Piazza Dante-Largo Municipio
Corso a Ruffano (6-7-8 novembre) dell’associazione micologica “Passione Natura OdV” per rilascio e rinnovo permesso raccolta funghi spontanei epigei
Magnifica Humanitas, Pace e Intelligenza artificiale tra etica, futuro e diritti: il 5 novembre presso il Maito-Museo di Maglie un momento di riflessione collettiva






1 commento su “Come mai i lecci del Bosco sono seccati e i 250 lecci sulle vie del paese no? Il Parco Bosco poteva essere salvato? Interrogativi, riflessioni e responsabilità su una “morte annunciata””
Il bosco attuale rappresenta in pieno oggi quello che è la nostra Collepasso, intesa come comunità, come rapporti umani. Il bosco si è lasciato morire, così come è morto lo spirito di questo paese, ucciso dai personalismi, dagli ego smisurati, dai sorrisi di facciata e dalle coltellate dietro le spalle. Mi dispiace solo per i giovani e i ragazzini, che non hanno avuto la possibilità di vivere Collepasso quando ancora era un paese vivibile e felice, sotto tutti i punti di vista.
I commenti sono chiusi.