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“Sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946 che segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti. Con il suffragio universale, donne e uomini, insieme per la prima volta, decisero di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e le nefandezze di un regime oppressivo e totalitario, per avviare la ricostruzione di un Paese libero, democratico, repubblicano”, ha detto il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

80 anni fa, il 2 giugno 1946, l’Italia andò al voto per scegliere con il referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica e per eleggere i membri dell’Assemblea Costituente, che avrebbe redatto la Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Per la prima volta nella storia italiana, le donne ebbero il diritto di votare ed essere elette.

Su 28.005.449 aventi diritto, i votanti furono 24.946.878 (89,08%) e i voti validi 23.437.143: 12.718.641 (54,27%) si espressero a favore della Repubblica, 10.718.502 (45,73%) a favore della Monarchia.

A Collepasso si recarono a votare 2.616 elettori ed elettrici, pari al 91,79% degli 2.850 aventi diritto.

Su 2.442 schede valide (108 le bianche, 174 le nulle), ben 2.306, quasi il 95%, furono in favore della Monarchia e solo 136 in favore della Repubblica.

Un voto che ebbe conferma anche nell’elezione dei rappresentanti all’Assemblea Costituente, dove il partito a Collepasso più suffragato fu l’Unione Democratica Nazionale che sosteneva la Monarchia ed ottenne il 52,35%, seguito dalla Democrazia Cristiana (32,35%) e da un altro partito monarchico (6,65%).

80 anni fa il popolo italiano scelse la Repubblica ed elesse l’Assemblea Costituente che diede vita alla Costituzione. Le donne, per la prima volta al voto, furono decisiveNel referendum del 1946 la D.C. si era espressa a favore della Repubblica, ma nel Sud Italia i suoi esponenti ed elettori votarono in grande maggioranza (63,8%) per la monarchia. A questo risultato contribuì la paura del cambiamento, il  fatto che il Mezzogiorno era di fatto restato fuori dalla guerra di liberazione – e non c’era, quindi, la volontà di punire la Monarchia per il suo appoggio al fascismo – e non ultimo l’influenza della Chiesa di Pio XII, che vedeva nella Corona una difesa contro il pericolo del comunismo ateo.

Ricordo questi eventi e questi dati nel giorno in cui si celebra l’80° anniversario della nascita della Repubblica per alcune riflessioni sempre e tuttora attuali sui ritardi culturali, politici e sociali con i quali talune comunità arrivano talora ai traguardi che hanno segnato svolte storiche.

Ritardi che all’epoca segnarono tutto il Sud perché, nonostante gli eventi dell’ultimo ventennio (fascismo, alleanza con il nazismo, aggressioni coloniali, guerra mondiale, responsabilità e fuga del Re, sconfitte su tutti i fronti, ecc.) richiedessero una profonda e naturale cesura con il passato, esisteva una spaccatura profonda tra il Nord a maggioranza repubblicana, che aveva contribuito alla resistenza contro il fascismo e alla guerra di Liberazione, ed il Sud a maggioranza monarchica, che, pur segnato da testimonianze ed episodi importanti, aveva in qualche modo assistito da lontano ai decisivi eventi segnati dal sangue di tanti uomini e donne che combatterono per la libertà.

80 anni fa il popolo italiano scelse la Repubblica ed elesse l’Assemblea Costituente che diede vita alla Costituzione. Le donne, per la prima volta al voto, furono decisive80 anni fa il popolo italiano scelse la Repubblica ed elesse l’Assemblea Costituente che diede vita alla Costituzione. Le donne, per la prima volta al voto, furono decisiveDopo la guerra e la disfatta, la questione istituzionale emergeva con forza e imponeva l’esigenza di superare un modello politico-culturale che affidava alla continuità dinastica della monarchia sabauda la tutela ed il mantenimento dei valori nazionali più tradizionali e conservatori. Nella società italiana, che per la prima volta viveva l’esperienza di libere elezioni a suffragio universale maschile e femminile, prevalse la volontà di rottura con il passato e la voglia di cambiamento, seppure in un Paese profondamente diviso.

Il 2 giugno 1946 il voto popolare portò alla nascita della Repubblica e all’elezione di un’Assemblea Costituente, a conclusione di un complesso periodo di transizione segnato dalle azioni di movimenti e partiti antifascisti, in un clima di tensione, tra polemiche, accuse di brogli, ricorsi e reclami. Solo il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana. L’Italia cessava di essere una monarchia e diventava una Repubblica.

Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono anche per l’Assemblea costituente, chiamati a cooperare alla fondazione di un’idea di cittadinanza che trovò nella Costituzione del 1948 una delle massime espressioni.

Il risultato elettorale vide l’affermazione dei tre grandi partiti di massa: la Democrazia Cristiana, guidata da Alcide De Gasperi, ebbe la maggioranza relativa  (35,21%), mentre il Partito Socialista, guidato da Pietro Nenni, e il Partito Comunista, guidato da Palmito Togliatti, raggiungevano insieme il 39,61%.

80 anni fa il popolo italiano scelse la Repubblica ed elesse l’Assemblea Costituente che diede vita alla Costituzione. Le donne, per la prima volta al voto, furono decisive
Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti

I tre maggiori partiti ottenevano complessivamente circa il 75% dei suffragi e si affermavano le forze politiche legate alla tradizione popolare del movimento cattolico e del movimento socialista, che più avevano contribuito alla Resistenza e al movimento di Liberazione. Vennero, invece, ridimensionate le forze di ispirazione liberale, che sino all’avvento del fascismo avevano dominato la vita politica nazionale.

Le donne ebbero un ruolo ed un peso determinanti: votarono 12.998.131 donne e 11.949.056 uomini.

“Le italiane – avrebbe scritto Tina Anselmi – parteciparono fin dalle prime elezioni in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate”.

Sui banchi dell’Assemblea Costituente sedettero le ventuno prime parlamentari, le “Madri Costituenti”, assai attente a non deludere le speranze delle italiane, comprese le aspettative delle donne che da partigiane, staffette, antifasciste avevano contribuito alla Liberazione.

80 anni fa il popolo italiano scelse la Repubblica ed elesse l’Assemblea Costituente che diede vita alla Costituzione. Le donne, per la prima volta al voto, furono decisiveDelle 21 Costituenti, nove provenivano dalla DC (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici Agamben, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra Verzotto, Vittoria Titomanlio), nove dal PCI (Adele Bej Ciufoli, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Teresa Noce Longo, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi), due dal PSIUP (Angelina Merlin e Bianca Bianchi) ed una dall’Uomo Qualunque (Ottavia Penna Buscemi). Cinque sarebbero entrate nella “Commissione dei 75”, incaricata di scrivere la Carta costituzionale: Maria Federici, Angela Gotelli, Lina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti.

Trent’anni più tardi, Nilde Jotti sarebbe stata la prima donna a ricoprire per tre legislature, dal 1979 al 1992, la carica di Presidente della Camera dei Deputati, una delle cinque più alte cariche dello Stato mai ricoperte precedentemente da una donna.

80 anni fa il popolo italiano scelse la Repubblica ed elesse l’Assemblea Costituente che diede vita alla Costituzione. Le donne, per la prima volta al voto, furono decisive
Nilde Jotti

Furono estremamente confusi e drammatici i giorni immediatamente successivi alla proclamazione dei risultati. Il 25 giugno 1946 iniziarono i lavori della Costituente, che elesse Enrico De Nicola a Capo provvisorio dello Stato e circa quindici giorni dopo votò la fiducia al secondo governo De Gasperi, sostenuto dai tre maggiori partiti (DC, PCI, PSI).

La Costituzione italiana venne approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Tra circa due anni andremo a ricordare l’entrata in vigore della nostra Costituzione, “la più bella del mondo” secondo una celebre definizione, “un baluardo della nostra democrazia” che attende ancora piena attuazione.

Speriamo che il tempo che ci separa da quell’anniversario sia segnato da un percorso condiviso ad ogni livello (culturale, sociale, politico, istituzionale, scolastico) per riscoprire il valore e l’attualità di una Carta costituzionale che si è tentato spesso di aggredire e cambiare, per fortuna inutilmente.

“Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, “casa comune” che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà“, ha detto il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Pantaleo Gianfreda

80 anni fa il popolo italiano scelse la Repubblica ed elesse l’Assemblea Costituente che diede vita alla Costituzione. Le donne, per la prima volta al voto, furono decisive


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