“Vicenda casa don Marco”: è troppo chiedere “trasparenza amministrativa” di fronte allo sdegno popolare?!?

“Vicenda casa don Marco”: è troppo chiedere “trasparenza amministrativa” di fronte allo sdegno popolare?!?

5 Maggio 2022 0 Di Pantaleo Gianfreda

Ripartire dai canoni essenziali dell’azione amministrativa, dai valori della legalità, della trasparenza e della partecipazione”… ancora: “Il Comune dovrà essere una casa di vetro entro la quale ognuno possa avere accesso agli atti amministrativi”: sono gli impegni programmatici solennemente assunti, in occasione delle elezioni amministrative del 4 ottobre 2021, dalla lista “Collepasso impegno comune” e dall’allora candidata, ed oggi sindaca, Laura Manta, che da 7 mesi guida il Comune.

È stato ed è così?!? Non mi pare!

Niente di nuovo sotto il sole”… “a chiacchiere stannu bboni”, ci sarebbe amaramente da dire!

Il “nuovo” non avanza e siamo rimasti ancora ai tempi “oscuri” della vecchia amministrazione Menozzi e delle sue famigerate “pennette”… pare che “sia allu vecchiu Paulu che alla giovane Laura ne piace… la manta”… la “manta” sotto cui tentare di occultare azioni amministrative un po’ “delicate” ed ostacolare il controllo dei cittadini, come, invece, prevedono e impongono legge nazionale e regolamento comunale.

L’impegno programmatico di far diventare il Comune “una casa di vetro entro la quale ognuno possa avere accesso agli atti amministrativi” sembrerebbe al momento solo un puro slogan per questa “nuova” (e già così “vecchia”) Amministrazione. Certamente è una pura tautologia (“cosa ovvia”), poiché leggi e regolamenti impongono già che ogni cittadino, grazie all’“accesso civico documentale”, previsto dall’art. 5, c. 2, D. Lgs. 33/2013 e smi e dal relativo Regolamento comunale (delib. C.C. 24/31.5.2017), possa richiedere ed ottenere copia di ogni documento amministrativo senza alcuna motivazione (sottolineo, “senza alcuna motivazione”!).

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Ho fatto questa premessa per far capire a chi di competenza che bisogna avere “rispetto” (vero) verso ogni cittadino che, a norma di legge e regolamento, intenda legittimante utilizzare l’“accesso civico documentale” per avere copia di un atto amministrativo.

Con istanza inoltrata il 26 aprile 2022 (prot. n. 5158/26.4.2022) ho richiesto tramite pec copia di tutti gli atti riguardanti la “Scia presentata il 7 aprile 2022 dalla società “Chateau noir srl” relativa all’abbattimento dell’abitazione già di don Marco Guido e alla realizzazione di parcheggi”.

Don Marco Guido

Ad oggi ancora nessuna risposta. C’è, anzi, chi, nella sua profonda ignoranza giuridica e amministrativa, parrebbe sostenere che ogni richiesta deve essere motivata (al contrario di quello che prevedono legge e regolamento) e che copia degli atti possano essere rilasciati solo al termine dell’iter amministrativo, dimenticando, tra l’altro, che la “legge-madre” 241/90 prevede che il cittadino possa persino chiedere di “partecipare” al procedimento e alla definizione di un atto amministrativo.

I “legulei” e gli “azzeccagarbugli”, amanti del “formalismo”, potrebbero far presente che il Comune ha 30 giorni di tempo per rilasciare copia degli atti… questo è vero… ma se, come “nel caso di specie”, corre voce che per domani la casa di don Marco sarà abbattuta dall’“orda barbarica” che sembra essersi impossessata di questo paese (… sarà certamente un caso che i “nuovi turchi” vengano da Otranto…), come potrebbe un cittadino presentare eventuali opposizioni od osservazioni all’iter di un atto… nel caso specifico la “Scia presentata il 7 aprile 2022 dalla società “Chateau noir srl” relativa all’abbattimento dell’abitazione già di don Marco Guido e alla realizzazione di parcheggi”?!?

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Tra l’altro, corre voce che la “Chateau noir srl”, la società proprietaria del supermercato che ha acquistato e vuole abbattere la casa di don Marco, non abbia ancora presentato al Comune la documentazione mancante e da tempo richiesta e sia stata, pertanto, diffidata dall’iniziare i lavori di abbattimento sino alla presentazione di tutti i documenti e al definitivo parere comunale.

La società oserà sfidare la legge, il Comune, gli uffici e la stessa sindaca Manta, pur di chiudere “a suo modo” e subito l’intera vicenda?!?

Spero che la sindaca, che ha avuto sinora una posizione abbastanza ambigua sull’intera vicenda, sia “germana” (cioè, “sorella” e “affine”) di tutti e non solo di una parte. Di tutti i cittadini e cittadine che, al di là di “formalismi” e “leguleismi”, continuano ad esprimere incredulità e sdegno per la fine che sta facendo la “casa-monastero” del generoso sacerdote defunto.

La sindaca ha il dovere di sollecitare – com’è in suo potere, essendo la massima responsabile del “buon andamento” e della “trasparenza” degli uffici comunali – il rilascio dei documenti e di obbligare l’azienda a non procedere all’abbattimento della “casa-monastero” sino a quando l’Ufficio tecnico, purtroppo diretto ancora da una “pennetta menozziana e manzoniana” (!!! …ritornerò sull’argomento…) non rilascerà il suo parere e non determinerà il destino definitivo della “casa-convento”, che, comunque, parrebbe già segnato!

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Pantaleo Gianfreda

Post scriptum

Sulla vicenda della casa di don Marco, riporto un’amara considerazione inviata giorni fa da un dotto amico:

E fu così che i mercanti del Tempio, insieme agli scribi ed ai farisei in prossimità e combutta di affari con i predetti, (che l’autorità  morale, l’ardire fondato sulla Verità e il vigore giovanile del Cristo riuscirono a scacciare dalla Casa del Padre) riuscirono (e riescono sempre ad entrarvi, ahimè) attraverso le feritoie ed i grimaldelli del leguleismo, dell’utilizzo di certe tecniche tipiche dell’immobilismo etico-economico-utilitaristico-affaristico “laissez faire laissez passer, rimandiamo il da farsi per crearci l’alibi“. E tutt’intorno ad essi un mondo di beati “beoti”, di gente che si siede a tavola beota, costantemente nana e beata del like che ha espresso al governatore di turno che, intanto, sa in cuor suo, forse, di aver agito male ma può mostrare mani formalmente pulite ……a fonte…… pilatesca”.