Il Natale dell’umile bambin Gesù: “La tristezza di questi natali, Signore, ti muova a pietà”

Il Natale dell’umile bambin Gesù: “La tristezza di questi natali, Signore, ti muova a pietà”

25 Dicembre 2021 Off Di Pantaleo Gianfreda

 

Una volontaria dà il latte a Makbyel Sos, il bambino di 18 giorni salvato in mare dell’Ocean Viking, nave della Sos Mediterranée

“… ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo” (Luca, 2.7).

L’umile bambino cui Maria e Giuseppe danno il nome di Gesù nasce in una stalla “perché non c’era posto per loro nell’albergo”.

Come, ancora duemila anni dopo, non c’è posto “nell’albergo” della vita per i tanti poveri e diseredati del Pianeta, gli umili, i profughi, i disperati…

Profughi come Makbyel, il “bambin Gesù” della foto di copertina, di soli 18 giorni, salvato con altri 114 profughi l’altro ieri dall’Ocean Viking, nave della Ong Sos Mediterranée, che la mamma ha deciso di chiamare anche “Sos”, come il messaggio internazionale di richiesta di aiuto, per giorni in attesa in mare di un porto sicuro.

“Sos”, acronimo di “Save Our Souls”… “Salvate le nostre anime”…

Un “Sos”, una richiesta di aiuto per “salvare le nostre anime”, una forte domanda di umanità verso cui ci deve spingere la ricorrenza ed il senso del Natale… la disponibilità e l’accoglienza agli umili e ai piccoli.  O, come ha detto ieri Papa Francesco, la disponibilità ad “accogliere la piccolezza”, cioè ad “amare Gesù negli ultimi, servirlo nei poveri. Sono loro i più simili a Gesù, nato povero. Ed è in loro che Lui vuole essere onorato. In questa notte di amore un unico timore ci assalga: ferire l’amore di Dio, ferirlo disprezzando i poveri con la nostra indifferenza, i dimenticati delle periferie”.

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Per Francesco, “la sfida di Natale” è saper accogliere e comprendere “la via della piccolezza”, perché “Dio si rivela, ma gli uomini non lo capiscono. Lui si fa piccolo agli occhi del mondo e noi continuiamo a ricercare la grandezza secondo il mondo, magari persino in nome suo. Dio si abbassa e noi vogliamo salire sul piedistallo. L’Altissimo indica l’umiltà e noi pretendiamo di apparire. Dio va in cerca dei pastori, degli invisibili; noi cerchiamo visibilità. Gesù nasce per servire e noi passiamo gli anni a inseguire il successo. Dio non ricerca forza e potere – avverte Francesco -, domanda tenerezza e piccolezza interiore”.

Nella bella immagine, che pubblico in copertina, della volontaria che dà il latte a Makbyel Sos si rivela l’essenza del Natale… “Non chiamatelo “miracolo di Natale”. Si chiama umanità. Ed è tutta in questa immagine”, ha commentato un notista.

Quest’altro bambino migrante (foto sotto), invece, non ce l’ha fatta, come migliaia di bambini e profughi inabissatisi nel Mediterraneo… sembra “cullato” da chi l’ha recuperato… dorme, invece, per sempre tra le braccia dell’umana pietà… un Natale trasformatosi d’un colpo nella Croce del Golgota…

Ci sono foto che non vorremmo mai vedere, ma che ci aiutano a capire che il vero messaggio del Natale è quello dell’“umanità”… del grande valore della “reciprocità”, condensato nel messaggio evangelico – e prima ancora in quello di Confucio, per il quale il valore fondamentale è “umanità” – del “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”… quell’“etica della reciprocità” che deve spingere a rispettare, capire e trattare con umanità tutte le persone… altrimenti il Natale non ha senso!

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C’è una bellissima poesia del grande P. David Maria Turoldo, l’ultima “Preghiera di Natale”, scritta poco prima della sua morte (6 febbraio 1992), che scuote ancora le nostre coscienze.

È stata pubblicata una settimana fa da “Famiglia Cristiana”, che scrive: “Versi scritti 30 anni fa, ci scuotono per la loro attualità, mentre un papa che ha scelto di chiamarsi Francesco, come il santo “padre” del primo presepe della storia, indica con una voce a volte isolata la contraddizione dei nostri fili spinati. Rilette 30 anni dopo le sue riflessioni, sconcertanti nella loro attualità, urtano le nostre coscienze e costringono l’Occidente a guardare negli occhi le proprie contraddizioni tanto più evidenti mentre le nostre città si illuminano a festa e un papa di nome Francesco denuncia con voce a volte isolata muri e fili spinati attorno a noi”.

Preghiera di Natale

“La tristezza di questi natali

Signore, ti muova a pietà.

Luminarie a fiumane,

ghirlande di false costellazioni

oscurano il cielo di tutte le città.

Nessuno più appare all’orizzonte:

nulla che indichi l’incontro con la carovana del Pellegrino;

non uno che dica in tutto l’Occidente:

“Nel mio albergo si, c’è un posto”!

Non un segno di cercare oltre,

un segno che almeno qualcuno creda,

uno che attenda ancora colui che deve venire…

Non attendiamo più nessuno!

Tutto è immoto, pure se dentro un inarrestabile vortice!

È così, è Destino, più non ci sono ritorni,

né ricorsi: è inutile che venga!

Tale è questa civiltà gravida del Nulla!

Ora tu, anche se illuso di credere,

o figlio dell’ateo Occidente, segui pure la tua stella

– così è gridato per tutta la città dai vessilli –

segui, dico, la stella e troverai cornucopie vomitare leccornie,

o non altro che spiritati manichini di mode folli in volo dalle vetrine…

Poiché falso è questo tuo donare (è Natale!),

falso perfino stringerci la mano avanti la Comunione,

e trovarci assiepati nella Notte a cantare “Gloria nei cieli … “.

Un amaro riso di angeli obnubila lo sfavillio dei nostri presepi,

Francesco cantore di perfette, tragiche letizie:

pure se un Dio continuerà a nascere,

a irrompere da insospettati recessi:

là dove umanità alligna ancora silenziosa e desolata:

dal sorriso forse di un fanciullo della casba a Daccà, o a Calcutta…

Nessuno conosce solitudine come il Dio del Cristo:

un Dio che meno di tutti può vivere solo!

Certo verrà, continuerà a venire,

a nascere ma altrove,

altrove…”.

Buon Natale di umanità!

Pantaleo Gianfreda

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