“Li Saracini te Culupazzu”: una suggestiva, innovativa e personale ipotesi sulla ‘ngiuria del nostro paese

26 Luglio 2018 Off Di Pantaleo Gianfreda
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Ritorno, a distanza di un po’ di tempo, su un interessante incontro culturale tenutosi circa un mese fa presso il Castello sul tema “Storia di un paese giovane”, promosso dall’associazione “Giullari a Corte”. Sebbene la serata sia stata un po’ “amputata” da inutili “orpelli” poetici/prosaici e “strozzata” da una moderatrice che si è dimostrata nell’occasione non all’altezza, ritengo l’incontro uno dei più stimolanti e avvincenti tenutosi in questi ultimi anni nel nostro paese.

D’altro canto, la “platea” dei relatori era una delle più qualificate in storia locale e i loro interventi hanno fatto emergere novità e spunti interessanti sulla storia del nostro paese. Il prof. Salvatore Marra, l’ins. Aldo D’Antico di Parabita, il prof. Giovanni Leuzzi di Cutrofiano, l’ins. Ortensio Seclì di Parabita e persino l’impacciato geom. Orazio Antonaci (quella sera un po’ a disagio) sono stati (almeno per me) fonte di nuove conoscenze sul nostro “giovane”, sebbene ormai precocemente “vecchio”, borgo e sul contesto territoriale e storico in cui esso è nato e si è sviluppato.

Conosciamo tutti Salvatore Marra e la sua serietà di ricercatore e storico. Noto è anche l’”immenso” Aldo D’Antico, le cui ricerche e conoscenze sulla storia del nostro territorio (intrigante la sua ricostruzione circa l’influenza dei monaci basiliani nelle nostre zone nell’VIII-IX secolo) meriterebbero tante belle serate di “cenacoli” culturali. Giovanni Leuzzi si è dimostrato un “vulcano” di conoscenze e di inediti storici, in particolare sul valore e l’influenza di alcuni personaggi e sindaci di Cutrofiano (alcuni originari di Collepasso, all’epoca frazione) dell’’800 e ‘900. Ortensio Seclì, poi, è una miniera inesauribile. Anni fa ho divorato “in un sol boccone” il suo bellissimo romanzo “Il giardino grande” e quello successivo, ma la sua certosina produzione letteraria è vasta e spazia sin nei meandri più sconosciuti del nostro territorio, come l’origine dei cognomi, il significato delle ‘ngiurie dei paesi e persino varianti e “immigrazioni” cognominali in Collepasso agli albori della sua rifondazione nei primi dell’’800, come ci ha velocemente erudito nella serata. Aldo D’Antico e lo stesso Ortensio Seclì hanno fugacemente toccato nei loro interventi l’ancora irrisolto “mistero” della noméa (‘ngiuria) di “saracini” appioppata agli abitanti di Collepasso sin da tempi remoti (non si sa esattamente da quando), che mi stimola a questo scritto, avendo formato negli anni una mia personale ipotesi.

Tutti i Comuni salentini hanno per tradizione, come noto, una loro ‘ngiuria. Nel 1990 il “Quotidiano”, tra le tante benemerite iniziative editoriali del suo vicedirettore, il compianto ed indimenticabile amico Antonio Maglio, pubblicò quattro “speciali” allegati al giornale dal titolo “Babbarabbà ed altri ancora. I soprannomi paesani nelle province di Brindisi, Lecce a Taranto tra storia e fantasia”. Dato il suo interesse, riporto di seguito la pagina dedicata a Collepasso (per leggere bene cliccare sull’immagine).

Nelle due ipotesi riportate sulla ‘ngiuria del nostro paese emerge il legame di questa con le invasioni saracene e turche subite dall’intero Salento, anche nell’entroterra, sin dal X-XI secolo.

Va chiarito in premessa che non bisogna confondere Turchi e Saraceni, che sono due popoli diversi e distinti, sebbene fedeli ambedue all’Islam. I Saraceni, infatti, erano popolazioni arabe mussulmane insediatesi nel Nord Africa, da cui partivano sin dall’VIII-IX secolo per compiere non solo razzie, ma soprattutto distruggere per motivi di strategia militare importanti basi commerciali e navali dell’Occidente cristiano nel Sud Italia. Dalla Puglia in particolare partivano, infatti, le spedizioni di crociati per riconquistare la Terra Santa. Le invasioni turche sono successive ed avevano soprattutto l’obiettivo di espandere il dominio e l’influenza dell’Impero Ottomano, durato ben 623 anni (1299-1922). Già nei secoli precedenti il mondo arabo-islamico aveva “puntato” verso l’Europa. Non va dimenticato che per due secoli e mezzo la Spagna fu sotto il dominio del Califfato arabo (756-1031), che promosse in quel Paese anche una raffinata cultura e capolavori architettonici di grande valore. La più cruenta delle invasioni turche fu nel 1480 la conquista e la caduta di Otranto, all’epoca una delle città più importanti di Terra d’Otranto.

Certo è che nel corso delle loro invasioni e razzie, questi popoli furono autori di feroci violenze, i cui “effetti” si notano ancora oggi sui volti scuri e marcatamente “turchi” e “saraceni” di tanti salentini (e collepassesi).

C’è, però, un aspetto non secondario che pone dubbi ed interrogativi.

La noméa di Saracini è applicata ai collepassesi in termini spregiativi di “tirchio”, “spilorcio”, “avaro” e simili. Per quanto a mia conoscenza, Saraceni e Turchi non erano considerati tali. Lo erano, invece, gli Ebrei, che si distinsero per le loro marcate capacità in attività lucrose nel commercio, nel credito (alcuni erano usurai), in ogni tipo di imprenditoria e nelle professioni.

Bisogna tener presente che gli Ebrei, nel corso della loro infinita “diaspora” (la dispersione in tutto il mondo di quel martoriato popolo), erano giunti anche nel Salento, dove si erano insediati, convivendo per secoli pacificamente con le comunità locali ed altre fedi religiose, pur se spesso “confinati” nei loro ghetti o, come si diceva da noi, “giudecche” (si trova tuttora in alcuni Comuni salentini una “via Giudecca”). Nel corso dei secoli molti di costoro si sono inseriti nelle varie comunità locali e i loro discendenti vivono da perfetti italiani.

Era, però, usanza diffusa nella quasi totalità degli Ebrei, una volta insediatisi in una città o in un villaggio, abbandonare il loro originario cognome e “mimetizzarsi” tra le popolazioni locali acquisendo come nuovo cognome quello del luogo in cui vivevano o di una località vicina. Non a caso un proverbio ebraico recita: “Tov shem, mishemen tov” (“Val più il nome dell’olio buono”). Bisogna, infatti, ricordare che questo popolo è stato spesso oggetto, nel corso dei secoli, di persecuzioni e discriminazioni (dopo secoli, fu Giovanni XXIII ad eliminare dalla liturgia ecclesiastica la preghiera “contra empios hebreos”, colpevoli per la Chiesa preconciliare di “deicidio”) sino ad arrivare alle infauste aberrazioni e atrocità naziste e fasciste  del secolo scorso.

Questi cognomi, cosiddetti “patrionimici”, sono assai diffusi anche nel Salento e, pur non essendo naturalmente di esclusiva pertinenza degli immigrati ebrei, identificano spesso l’origine ebrea di chi li porta.

Ebbene, grazie ad un caro amico di Martano, ho appreso che in quel Comune (ma anche in altri circostanti) gli ebrei installatisi nei secoli scorsi assunsero il cognome di Saracino. Molti di costoro (ho molti amici con il cognome Saracino) conservano ancora caratteristiche somatiche proprie del popolo ebreo e le conoscenze che mi “regalò” quel mio amico furono conseguenza (per chi come me è curioso di apprendere e capire) di una domanda “a bruciapelo” che un giorno gli feci: “… ma tu di origine ebrea sei?!?”. Ne ebbi conferma e tante nuove conoscenze.

Torniamo ai “saracini” di casa nostra, cioè noi collepassesi.

Pur apparendo innovativa e un po’ bizzarra, l’ipotesi che avanzo può essere verosimile e spiegherebbe il mistero di accostare la ‘ngiuria di “saracini” a quella di gente tirchia e avara, offesa caratteristica verso cittadini di origine ebrea.

Può essere verosimile, infatti (stiamo naturalmente nel campo delle ipotesi), che nel corso dei secoli il nostro borgo sia stato frequentato da qualche commerciante o persona di origine ebrea con il cognome Saracino oppure che vi abbia risieduto qualcuno con questo cognome.

La prima ipotesi “vaga” nel campo dell’empirismo storico (ad essere benevoli); la seconda, invece, ha trovato conferma negli Uffici dell’Anagrafe del nostro Comune, dove la curiosità storica mi ha portato pochi giorni fa.

Oggi non esiste a Collepasso alcuna famiglia di cognome Saracino, ma nel corso dell’’800 e del ‘900 nell’Anagrafe storica comunale si trovano ben 18 cittadini con questo cognome. Data la limitata storia del nostro Comune e l’assenza di archivi comunali e parrocchiali ante 1800 non è possibile sapere se altri Saracino avessero risieduto nell’antico borgo di Colopacii o Culupazzu (vera “araba fenice” demografica, morta e risorta ripetutamente nel corso dei secoli). Certo è che il cognome Saracino ricorre la prima volta nell’Anagrafe collepassese quando tal Saracino Vita, nata a Cerfignano il 9.2.1872, si sposa a Collepasso il 5.12.1894 con Mellone Giorgio Leonardo e, rimasta vedova, con Marra Adamo per poi morire alla veneranda (per quegli anni) età di 82 anni il 14.12.1954. Si trovano poi altri Saracino provenienti da Cursi, altri nati a Collepasso, altri poi emigrati ad Imperia (soprattutto) o in Comuni limitrofi, ecc. ecc. La presenza dei Saracino a Collepasso termina nel 1971 allorché tal Saracino Antonio, nato a Collepasso il 18.11.1960 da Saracino Annunziata e padre sconosciuto, si trasferisce, dopo aver abitato in via G. Giardino n. 86, ad Uggiano La Chiesa nel marzo di quell’anno.

Mi limito al momento a queste scarne notizie e mi avvio velocemente alla conclusione.

Saraceni e Turchi non avevano decisamente la noméa di avari e tirchi. L’avevano, invece, gli Ebrei.

Non abbiamo certezza storica circa il periodo in cui ai collepassesi sia stata affibbiata la ‘ngiuria di “Saracini” in senso esclusivamente spregiativo. È probabile che tale noméa sia, oltretutto, molto più recente di quanto si possa ipotizzare. Che mi risulti, in nessun documento storico appare questa noméa e tutte le ipotesi possono essere valide.

“Piace” a tanti ipotizzare, anche per dare maggiore dignità “storica” ad un paese che di storia ne ha poca, che la ‘ngiuria sia collegabile alle invasioni saracene e turche (delle quali non si ha alcuna documentazione storica certa per quanto riguarda il villaggio che diventerà Collepasso), ma essa “con i Saraceni veri non ha niente a che spartire”.

L’ipotesi, invece, che la ‘ngiuria sia collegata al cognome Saracino, di origine ebrea, tuttora presente nel Salento e a Collepasso sino al secolo scorso, e si stia sviluppata attraverso quegli strani “rivoli carsici” e malevoli tipici del popolino o dello scherno dei paesi vicini, può essere, invece, plausibile e più aderente al significato corrente che alla ‘ngiuria viene data.

Un’ipotesi, naturalmente, come altre sinora consolidatesi, ma che può rilevare una sua più robusta fondatezza storica alla luce di quanto esprime, seppur malevolmente, la nostra ‘ngiuria.

Sarei lieto di ospitare su questa ipotesi gli interventi o le repliche di qualificati amici e studiosi di storia locale.

Pantaleo Gianfreda

Il testo integrale su Collepasso nello speciale “Babbarabbà” del “Quotidiano” (1990)


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