Ballottaggi elezioni amministrative: il centrosinistra vince 16-0. Marino trionfa a Roma

11 Giugno 2013 Off Di Pantaleo Gianfreda
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Sedici sindaci a zero con sei ribaltoni (tra i quali quello “sanguinoso” di Roma) nei comuni capoluogo. Altri 20 ribaltoni (più 17 conferme) nei 75 comuni superiori contro appena due ribaltoni e dodici conferme. Il centrosinistra vince senza se e senza ma questa tornata amministrativa che riguardava oltre sette milioni di elettori. I dati sono inequivocabili. Nei comuni capoluogo il centrosinistra passa da 10 a 16 sindaci e il centrodestra azzera i suoi 6. Nei 75 comuni superiori non capoluogo, il centrodestra scende da 41 a 14 amministrazioni mentre il centrosinistra sale da 23 a 37 e le liste civiche da 6 a 18. Il M5S conquista due sindaci: a Pomezia (Roma) dove il grillino Fabio Fucci supera al ballottaggio il candidato del centrosinistra Omar Schiumarini e ad Assemini, in provincia di Cagliari, dove il candidato dell’M5S Mario Puddu batte quello del centrosinistra Luciano Casula. Qui, però, il sindaco uscente era di centrodestra.

Ma, al di là dei grillini, per i quali resta il dato della pesante “debacle” del primo turno, l’altro punto importante è quello dell’astensione. Il dato generale (48,51%) è decisamente basso: 11 punti in meno rispetto al primo turno (59,76%) e un vero e proprio crollo rispetto al 77,2% del 2008. Numeri tanto inequivocabili quanto preoccupanti che, però, non possono portare a discorsi su “sindaci dimezzati”, cioè eletti da una parte del tutto minoritaria della popolazione. Nel caso di Roma, ad esempio, Ignazio Marino ha ottenuto al ballottaggio 664.490 voti contro i 512.720 del primo turno. Questo significa che l’elettorato di centrosinistra è tornato a votare in modo abbastanza compatto e che almeno 150mila dei 292mila elettori che al primo turno avevano votato per De Vito (M5S), Marchini, Medici e Bianchi, sono tornati a mettere nell’urna una scheda votata Marino. E la cosa non deve essere priva di significato se si pensa che dall’altra parte (lato centrodestra), Gianni Alemanno ha raccolto solo diecimila voti in più rispetto al primo turno (374mila contro 364mila) pur avendone a disposizione circa ventimila tra le varie forze di destra presentatesi al primo turno più una quota dell’elettorato grillino che, normalmente, non può essere considerato tutto più vicino al centrosinistra. Alla fine, anche andando a vedere il voto del 2008, si scopre che, mentre Alemanno perde oltre la metà dei suoi voti (ne aveva 788.225), Ignazio Marino, arriva più o meno agli stessi livelli (in termini di numeri assoluti) di Francesco Rutelli che ne mise insieme circa dodicimila in più (676.472) ma in uno scenario con un’affluenza del 63% e quasi un milione e mezzo di elettori contro il 44,93% di oggi pari a 1milione e 40mila elettori scarsi. Si potrebbe dire, col senno di poi, che uno come Marino, nel 2008, avrebbe potuto sconfiggere Alemanno.

E il fenomeno si ripete in quasi tutti i comuni al ballottaggio. Solo a Iglesias e a Barletta la vittoria del centrosinistra avviene “in discesa” rispetto al primo turno: a Iglesias Emilio Agostino Garriazzo scende da 7.828 (49,52%) voti del primo turno a 7.216 (51,68&) di oggi; ma anche il suo avversario di centrodestra Gian Marco Eltrudis, cala da 7.197 voti (45,53%) a 6.747 (48,32%). A Barletta, Pasquale Cascella perde circa 700 voti (da 24.388 a 23.749) ma diventa sindaco con un rilevante 62,89%.

In tutti gli altri comuni capoluogo, il centrosinistra vince aumentando i suffragi: a Brescia, Emilio Del Buono (56,53%) guadagna 12mila voti (46.850 contro 34.373) rispetto a due settimane fa,  mentre il sindaco uscente Adriano Paroli cresce di meno di duemila e si ferma al 43,47%.

A Treviso e a Siena il centrosinistra giocava le partite forse più difficili e delicate. Nel capoluogo veneto, Giovanni Manildo (centrosinistra) ha messo insieme circa 4mila voti in più passando da 17.461 a 21.403 (55,50%), mentre il suo inossidabile avversario, lo “sceriffo” 84enne Giancarlo Gentilini, è riuscito a migliorarsi rispetto al primo turno di meno di tremila voti passando al 14.283 a 17.159 (44,50%). Gentilini, ai suoi tempi, quando vinceva (1998) superava tranquillamente i 25/26 mila voti. A Siena il centrosinistra ha corso il rischio forse maggiore. Il suo candidato Bruno Valentini ha ottenuto solo 500 voti più del primo turno fermandosi a quota 12.076 (52%), il suo avversario Eugenio Neri, gli è arrivato a meno di mille voti di distanza (11.146) guadagnandone quasi 5mila rispetto al primo turno.

A Imperia, dove il centrodestra ha preso una delle peggiori “scoppole” di queste amministrative, il candidato del centrosinistra Carlo Capacci ha incrementato il suo bottino di voti tra il primo e il secondo turno di circa tremila unità arrivando a quota 13.210 (76,14%). Il suo contendente, ne ha persi oltre duemila fermandosi a un miserevole 4.140. A Imperia, nel centrodestra, devono essere successe cose gravi se si pensa che nel 2009 il suo candidato Paolo Strescino aveva preso oltre 16mila voti e il suo predecessore, Luigi Sappa, era andato anche oltre. Devastante, nell’imperiese, l’effetto negativo delle vicende giudiziarie del leader Pdl Claudio Scajola e di quelle delle mazzette per il porticciolo turistico.

Stessi scenari per i nuovi sindaci di centrosinistra di Ancona (Valeria Mancinelli), Paolo Foti (Avellino), e Leonardo Michelini (Viterbo): tutti e tre incrementano i loro voti di alcune migliaia (da tre a seimila circa). Solo a Lodi, Simone Uggetti deve accontentarsi di un incremento di appena 500 voti per vincere il ballottaggio.

Insomma, il trionfo del centrosinistra a queste amministrative va preso con prudenza visto che il calo dell’affluenza è davvero grave, ma, nello stesso tempo, è chiaro che gli elettori di quella parte sono andati a votare in proporzioni molto più rilevanti e con maggiore convinzione rispetto a quelli del centrodestra. Eppure, la delusione per i fatti politici degli ultimi due mesi, dovrebbe essere più forte nella sua area che in quella di Berlusconi. Ancora una volta, però, l’elettorato di centrosinistra dimostra una fiducia nella politica come strumento per risolvere i problemi del Paese decisamente incrollabile. Più che nelle scorciatoie presidenzialiste appare disposto a investire ancora qualcosa su una persona per bene da mandare in municipio. 

Massimo Razzi, repubblica.it, 10 giugno 2013


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