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Tra i tanti, mi è pervenuto, dopo il comizio della Manta e le sue deliranti parole diffamatorie, un attestato di solidarietà da parte di un autorevole e qualificato esponente della nostra comunità.

Avendone ottenuto il consenso, lo rendo noto perché può essere spunto di riflessione per molti cittadini/e.

Ai tanti che mi sollecitano e attendono una mia replica al “comizio vomitevole”, come qualcuno l’ha definito, rispondo che “tempo verrà!”.

Bisogna “dare tempo al tempo”. Perché il tempo è “galantuomo”, sa rendere giustizia e non permette repliche istintive quando un “gran polverone” annebbia ancora la vista, gli “istinti animali” di certi rozzi e manipolati “plebei” sono ancora accesi né sedimentate le “acque torbide” in cui si muovono personaggi kafkiani, le cui macroscopiche diffamazioni meritano alche altro tipo di riflessioni e iniziative.

Diamo tempo al tempo e, intanto, ringrazio l’autorevole personalità per la solidarietà espressami dopo le “parole sgradevoli” rivoltemi dalla Manta.

Di seguito la riflessione

Ho ripensato a ciò che ha detto su di te e mi è dispiaciuto davvero molto.
Ho trovato le sue parole sgradevoli, prive di sensibilità e attraversate da un’arroganza che lascia poco spazio all’empatia.
C’è un livore così evidente nel modo in cui si è espressa, e una durezza tale, da allontanarla profondamente da quella delicatezza d’animo che dovrebbe accompagnare ogni giudizio.
Credo, inoltre, che atteggiamenti di questo genere siano particolarmente squalificanti per chi ricopre il ruolo di sindaco, una carica che dovrebbe essere esercitata con equilibrio, rispetto e senso delle istituzioni, in ogni circostanza.
Del resto, viene spontaneo chiedersi perché, se i risultati del suo mandato fossero davvero così significativi e solidi, come spesso sono stati raccontati ed enfatizzati, ci fosse bisogno di ricorrere a un attacco tanto profondo e aggressivo sul piano personale. La forza dei risultati, quando è reale e tangibile, dovrebbe parlare da sé, senza bisogno di sminuire gli altri.
Al contrario, un simile accanimento finisce per trasmettere un’impressione di insicurezza e di amarezza, lasciando emergere più la necessità di difendere un’immagine che la solidità dei risultati.
Un’immagine che, alla luce di simili atteggiamenti, appare francamente piuttosto triste!
Si può esprimere qualsiasi pensiero, anche il più critico, senza mai perdere di vista l’umanità e il rispetto per gli altri.
E credo che, soprattutto per chi ricopre un ruolo istituzionale, il modo in cui ci si confronta con gli altri sia rivelatore quanto, se non più, delle parole che si scelgono.

Pantaleo Gianfreda


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