Lo stemma civico
I cinque colli, l’ulivo, la vite e il grano: il significato profondo dello stemma di Collepasso, approvato dal Presidente della Repubblica il 10 gennaio 1951
Identità e simboli
Ogni comune ha il suo stemma, ma pochi possono vantare un percorso lungo e tormentato come quello di Collepasso. L’iter per ottenere un simbolo ufficiale iniziò nel 1929 e si concluse solo nel 1951: ventidue anni di pratiche, due diversi capi di Stato e un paese che nel frattempo era passato dal fascismo alla democrazia repubblicana.
Il progetto del 1929
Nel 1929, mentre era podestà l’avvocato Germano D’Amanzo, il Comune affidò all’avvocato Amilcare Foscarini il compito di progettare uno stemma con relativa relazione storica. La documentazione fu trasmessa al Re Vittorio Emanuele III per l’approvazione, ma non arrivò mai alcuna risposta ufficiale.
La prima richiesta del 1929 rimase senza risposta durante tutto il regime fascista. Fu il sindaco Andrea Rotella a riaprire la pratica nel 1949, con una delibera del Consiglio comunale. Questa volta l’iter andò a buon fine: il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi approvò lo stemma il 10 gennaio 1951.
Cosa raffigura lo stemma
Lo stemma di Collepasso raffigura cinque colli verdi su sfondo azzurro. Su uno dei colli si erge un ulivo sormontato da una stella; su un altro spuntano spighe di grano intrecciate a tralci di vite. In cima, la corona civica turrita.
Stemma del Comune di Collepasso — approvato dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi il 10 gennaio 1951
Ogni elemento ha un significato preciso, radicato nella storia e nella geografia del paese.
I cinque colli rappresentano la posizione geografica di Collepasso, che si adagia a ridosso di una collina dalla quale degradano dolcemente le ultime propaggini delle Murge salentine. Ma i colli hanno anche un significato strategico: nascondendo il paese alla vista di chi navigava nel mare di Gallipoli, lo rendevano al riparo dalle temibili incursioni piratesche che per secoli minacciarono le coste salentine.
Il significato dei simboli
L’ulivo nello stemma ha un doppio significato: quello agricolo — la coltura dell’olivo ha sempre avuto un ruolo importante nell’economia locale — e quello simbolico della pace e della laboriosità.
Il grano rappresenta l’abbondanza, eredità delle fertili masserie del feudo originario. La vite richiama il carattere vivace della gente e soprattutto i grandi vigneti che nell’Ottocento si estendevano fino a Supersano, esportando il loro vino in tutta Europa.
La stella che brilla sullo stemma ha due letture. Quella storica: indica che Collepasso fu feudo di un nobile — la stella è il simbolo araldico della nobiltà. Quella moderna e augurale: simbolo di speranza per un fecondo avvenire del paese. Un simbolo che guarda al passato e al futuro allo stesso tempo.
Un simbolo per una comunità
Lo stemma di Collepasso non è una decorazione astratta: è la sintesi visiva di secoli di storia. I colli raccontano il territorio, l’ulivo e il grano il lavoro dei contadini, la vite la prosperità dell’Ottocento, la stella il lignaggio baronale delle origini. Chi conosce la storia del paese può leggerlo come un documento.
Il fatto che sia stato approvato nel 1951, all’alba della Repubblica, aggiunge un ultimo significato: il paese che aveva combattuto per la propria autonomia, sopravvissuto al fascismo e alla guerra, si presentava al futuro con un’identità finalmente riconosciuta e ufficiale.
Fonte principale: Orazio Antonaci e Salvatore Marra, Storia di Collepasso dalle origini all’autonomia (1999), sezione “Lo stemma di Collepasso”. Edizione digitale curata da Pantaleo Gianfreda.



