Il fascismo
e il dopoguerra
Le tensioni politiche degli anni Venti, i podestà, la Seconda guerra mondiale e la rinascita democratica di Collepasso nel 1946
Novecento
Il periodo tra le due guerre fu per Collepasso uno dei più tormentati della sua breve storia. Le tensioni politiche che avevano caratterizzato i primi anni di autonomia comunale non si erano spente: con l’avvento del fascismo, si trasformarono in qualcosa di più duro e pericoloso.
Il fascismo divide il paese
Il fascismo arrivò a Collepasso nei primi anni Venti. Vi aderì anche Carlo Viva, l’ex sindaco, che si trovò però a fronteggiare una forte opposizione interna al Fascio locale, capeggiata da Vincenzo Fersini. Il paese si spaccò in due correnti: quella di Viva, ristretta ma responsabile di un clima di paura e illegalità, e quella della maggioranza degli iscritti, guidata dal Fersini.
Per riportare l’ordine tra le fazioni del fascismo locale, fu inviato a Collepasso l’alto gerarca Aldo Palmentola, che seguì personalmente le vicende. Il suo tentativo di mediazione fallì: le ostilità si riaprirono fino allo scioglimento del Fascio e alla sua successiva ricostituzione sotto la guida della famiglia Viva.
Il podestà D’Amanzo e le opere pubbliche
Dal maggio 1926 al maggio 1932 fu podestà l’avvocato Germano D’Amanzo, il periodo più produttivo dal punto di vista delle opere pubbliche. Nel 1929 fu costruito il campo sportivo sul fondo “Gelso”. Nel 1930 fu inaugurata l’illuminazione elettrica — madrina simbolica della luce fu la giovane Vita Marra. Furono acquistati i terreni per il palazzo comunale con annessa villa, i cui lavori iniziarono nel 1934 e si conclusero nel 1939. Fu avviata anche la costruzione del nuovo cimitero.
L’inaugurazione dell’illuminazione elettrica nel 1930 fu un evento storico per il paese. La scelta di una “madrina della luce” — la giovane Vita Marra — racconta quanto l’evento fosse sentito come una svolta nella vita quotidiana dei Collepassesi. Era la fine di secoli di buio nelle strade del paese.
La guerra e il silenzio
Le guerre coloniali volute dal fascismo e poi la Seconda guerra mondiale portarono via da Collepasso molti giovani, mandati sui vari fronti. Il paese non fu colpito direttamente dai bombardamenti, ma pagò un prezzo pesante in vite umane e sofferenze. Molti non tornarono. Le famiglie vissero anni di attesa e lutto.
«Sebbene non colpita direttamente, la cittadina risentì pesantemente del clima bellico e vide le sue migliori energie strappate dalle loro famiglie.»
Antonaci e Marra, Storia di Collepasso dalle origini all’autonomia (1999)
La rinascita democratica: 1946
Nel 1944, caduto il fascismo, Collepasso ricominciò a organizzarsi. Fu aperta la sezione della Democrazia Cristiana, di cui divenne segretario Giuseppe Errico, e fu costituito il Comitato di Liberazione Nazionale. Il 31 marzo 1946 si tennero le prime elezioni libere del dopoguerra: tre liste in campo, vinse la DC.
Il 9 aprile 1946 il professor Andrea Rotella fu eletto primo sindaco democratico con 16 voti. Nato a Collepasso nel 1915, laureato a Firenze, insegnante di lettere classiche al Liceo Capace di Maglie, aveva partecipato alla guerra come ufficiale subendo la prigionia. Fu sindaco fino al 1951, in anni difficilissimi segnati dall’eredità economica e sociale del fascismo e della guerra.
Andrea Rotella tornò a insegnare latino e greco al Liceo Capace di Maglie fino al 1977, lasciando un ricordo indelebile in generazioni di studenti. Studioso apprezzato di lingue classiche, fu anche il sindaco che nel 1949 riproposes l’istanza per lo stemma civico, poi approvato dal Presidente Einaudi nel 1951. Morì a Collepasso il 31 agosto 1997.
Fonte principale: Orazio Antonaci e Salvatore Marra, Storia di Collepasso dalle origini all’autonomia (1999). Edizione digitale curata da Marco Gianfreda.



