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Tornerò a scrivere del previsto “martirio” di 200 alberi del Parco Bosco immolati sull’altare della inettitudine e della presunzione politiche ed amministrative di Laura Manta e di amministratori “carnefici” che hanno lasciato morire per indifferenza e persino “per dispetto” centinaia di alberi, sacrificati al loro “amor proprio”.

Un “amor proprio” gretto e devastante, incapace di recepire, aprirsi e confrontarsi con gli allarmi e le proposte che da anni vengono da questo blog, dalla consigliera Vantaggiato, da associazioni e cittadini.

200 alberi vengono oggi abbattuti solo per responsabilità e per comportamenti miseri e meschini di chi amministra questo sfortunato Comune.

Laura Manta ha avuto sempre comportamenti “dispettosi” e di contrapposizione, atteggiamenti di sfida e di rivalsa verso tutti coloro che, come questo blog, denunciano da anni lo stato comatoso del Bosco.

Allo stesso modo, seppur in modi più ovattati, si è comportato Paolo Menozzi nel suo precedente decennio amministrativo.

Non è stato solo il batterio biologico ad aver ucciso il Bosco.

Ad aver dato il “colpo di grazia” è stato, soprattutto, un “batterio” più subdolo e pericoloso, un “batterio” politico e amministrativo che avvelena e condiziona persino le coscienze, un “batterio” che porta il nome di Paolo Menozzi ieri e di Laura Manta oggi!

Sono proprio certi “batteri” che andrebbero definitivamente curati, “battuti” e distrutti se si vuol salvare questo paese! L’indifferenza e le malsane e ipocrite giustificazioni degli amministratori di questo quindicennio di fronte al “grido di dolore” del bosco morente e di tanti cittadini sono state e sono più gravi del batterio che si è insinuato da quattro anni nei lecceti di un Parco Bosco tenuto da oltre dieci anni senza cura e manutenzione.

Ecco perché condivido pienamente – e sento il dovere di riportare all’attenzione e alla riflessione dei lettori – il duro, amaro, accorato intervento pubblicato stamattina sul suo profilo facebook dalla consigliera Eliana Vantaggiato. Un atto di forte indignazione civile e morale prima che politica, un vero e proprio atto di accusa contro una sindaca che in questi anni ha risposto sempre in modo irridente, arrogante, provocatorio e vergognoso alle ripetute interrogazioni della consigliera sul Bosco… con i risultati che oggi vediamo.

La Manta farebbe bene a rileggersi quelle interrogazione e le sue risposte e a vergognarsi, invece di far finta di niente per continuare a prendere in giro i cittadini!

Se volete davvero capire come sono andate le cose sul Parco Bosco, non fermatevi ai video o alle dichiarazioni diffuse sui social. Le parole dette in pochi minuti spesso fanno parte di una narrazione parziale. Per farvi un’idea con la vostra testa, vi invitiamo a consultare la categoria dedicata, dove trovate raccolti tutti gli articoli e gli interventi pubblicati negli ultimi anni: documenti, date e approfondimenti utili per valutare i fatti in modo completo e consapevole.

Di seguito il post della consigliera Vantaggiato (cliccare su facebook).

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Era il 6 gennaio 2024 quando entrai nel Parco Bosco insieme a Cristian Casili e Pantaleo Gianfreda.

Non fu una passeggiata rituale né una passerella politica, come qualcuno volle raccontare.

Fu un sopralluogo amaro.Abbattimento di 200 alberi del Parco Bosco: il duro e amaro atto di accusa di Eliana Vantaggiato a Laura Manta e alla “resa morale” di una parte della comunità

Abbattimento di 200 alberi del Parco Bosco: il duro e amaro atto di accusa di Eliana Vantaggiato a Laura Manta e alla “resa morale” di una parte della comunitàDavanti ai nostri occhi le leccete mostravano segni evidenti di deperimento: chiome rade, rami secchi, alberi già compromessi.

Non serviva essere agronomi per capire che quel bosco stava soffrendo ma volli comunque il parere di un esperto e per questo chiamai Cristian.

Scrissi. Interrogai formalmente l’Amministrazione.

Chiesi conto dello stato fitosanitario, della manutenzione, degli interventi programmati.

La risposta non arrivò nelle sedi istituzionali, ma sui social. Una gogna digitale, orchestrata con leggerezza e sarcasmo, mi accusò di allarmismo, di strumentalizzazione, di aver usato il bosco come fondale per una “passerella” con Casili.

Nel frattempo, quasi per dispetto, alcuni cittadini andarono a fare ginnastica nel parco, fotografandosi sorridenti con alle spalle i lecci moribondi. Quelle immagini venivano pubblicate come prova che “il bosco scoppiava di salute”. La narrazione aveva già vinto sulla realtà. E contro di me partirono applausi virtuali, battimani compiaciuti, il consueto coro di fedeltà.

Abbattimento di 200 alberi del Parco Bosco: il duro e amaro atto di accusa di Eliana Vantaggiato a Laura Manta e alla “resa morale” di una parte della comunitàSolo quattro mesi dopo scoppiò quello che allora fu definito un “caso mediatico”. E soltanto allora la sindaca affidò lavori di taglio silvicolturale a un’azienda di Collepasso. Non una strategia organica di cura, non un piano strutturale di prevenzione: un intervento tardivo, quando il problema era ormai evidente.

Oggi, a distanza di due anni, quegli alberi che allora mostravano i primi segni di sofferenza sono diventati alberi morti.

E l’Amministrazione affida il loro abbattimento a un’azienda forestiera per 50 mila euro.

Cinquantamila euro per rimuovere ciò che si sarebbe potuto salvare con visione, competenza e tempestività. Ieri la sindaca Manta,  forse emulando qualche consigliere di opposizione(?), ha pubblicato un video.

Ho visto tanti miei concittadini mettere “mi piace” a quel video in cui la sindaca annunciava, con tono sereno e quasi soddisfatto, l’investimento di 50 mila euro per abbattere 200 alberi del Parco Bosco. Duecento alberi. Un numero pronunciato come fosse una voce neutra di bilancio, non la misura di una perdita.

In quel video si parlava di interventi sugli alberi malati effettuati nel 2024, senza dire che nel frattempo sono trascorsi due anni di inerzia. Due anni in cui il bosco deperiva sotto gli occhi di chi avrebbe dovuto curarlo. Due anni in cui si sono trovate risorse per altro: 100 mila euro per eventi estivi, oltre 500 mila per muri di cinta, illuminazione, maquillage urbano.

L’estetica prima della vita. La cornice prima del quadro!!! L’apparenza prima della sostanza!!!

Non è solo una questione amministrativa. È una questione morale.

Perché un bosco non muore in un giorno. Muore lentamente, mentre qualcuno sceglie di rimandare, di non vedere, di non assumersi la responsabilità della manutenzione, della prevenzione, della cura. E quando infine si interviene con la motosega, lo si presenta come atto necessario, quasi virtuoso, come se l’abbattimento fosse una fatalità e non l’esito di una lunga trascuratezza.

Ma ciò che mi ha ferito più del video è stato il consenso. Quei “like” leggeri, automatici, quasi affettuosi. È lì che ho sentito la resa morale. Non nell’errore di chi governa – l’errore è umano, anche l’inadeguatezza lo è – ma nell’assuefazione di chi guarda e approva senza interrogarsi.

La morte di un bosco è un fatto biologico.

La morte delle coscienze è un fatto politico.

Fa male vedere alberi che cadono. Ma fa ancora più male vedere spegnersi la capacità critica di una comunità, la sua indignazione, il suo senso della proporzione. Quando non distinguiamo più tra ciò che è urgente e ciò che è ornamentale, tra la cura e la scenografia, allora non stiamo perdendo solo un parco: stiamo perdendo il senso delle priorità.

Parlo ora anche per chi non ha la forza o l’esposizione pubblica per farlo. Per chi esprime dubbi in privato, nei messaggi, nelle conversazioni a bassa voce. Per chi sente che qualcosa non torna, ma teme l’isolamento, l’etichetta, l’incomprensione.

Abbattimento di 200 alberi del Parco Bosco: il duro e amaro atto di accusa di Eliana Vantaggiato a Laura Manta e alla “resa morale” di una parte della comunità

La vera resa morale non è gridare contro qualcuno. È smettere di pretendere di più. È accettare che l’inerzia venga raccontata come gestione, che il ritardo diventi prudenza, che il taglio diventi cura.

Un bosco può essere ripiantato.

Una coscienza che si abitua, molto più difficilmente.

E forse la domanda non è quanti alberi cadranno.

Ma quanta capacità di giudizio siamo disposti a perdere insieme a loro.

Pantaleo Gianfreda


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