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“Nel cuore di Rosaria” è, come scrive l’autore Daniele Greco, “un omaggio alla forza e al coraggio di Rosaria Ciccardi, una delle vittime del tragico sciopero di contadini che si trasformò in un bagno di sangue, spegnendo la vita di una madre, Rosaria, e di altri tre innocenti parabitani” (Luigi Carlucci, Pasquale Giannelli e Pantaleo Stanca) nella tragica giornata del 23 giugno 1920 a Parabita.

Il libro sarà presentato sabato 11 ottobre, alle ore 18.30, a Parabita, con il patrocinio del Comune, proprio nel luogo dove si svolsero i tragici fatti, in via Domenicantonio Muja-angolo Via Coltura (in caso di pioggia, la presentazione si terrà presso l’atrio di Palazzo Ferrari in via Vittorio Emanuele II n. 5).

Previsti gli interventi del sindaco Stefano Prete, dello storico Salvatore Coppola, dell’autore Daniele Greco e letture a cura di Francesca Seclì.

Una curiosità: Rosaria Ciccardi, dopo aver vissuto l’infanzia a Galatina, abitò per alcuni anni con la madre a Collepasso prima di sposarsi e trasferirsi definitivamente a Parabita. L’autore, che due anni fa mi contattò nel corso della preparazione per la stesura del libro per individuare eventuali parenti superstiti a Collepasso, ha svolto ricerche su Rosaria Ciccardi anche presso l’Ufficio Anagrafe del Comune di Collepasso.

“Nel cuore di Rosaria”: a Parabita, l’11 ottobre, presentazione del romanzo storico di Daniele Greco sulla vita di Rosaria Ciccardi, vittima dell’eccidio del giugno 1920Sull’interessante romanzo storico di Daniele pubblico di seguito una recensione dell’ins. Ortensio Secli.

“Nel cuore di Rosaria”: a Parabita, l’11 ottobre, presentazione del romanzo storico di Daniele Greco sulla vita di Rosaria Ciccardi, vittima dell’eccidio del giugno 1920
Daniele Greco

Per anni Daniele ha scritto di sport, particolarmente di calcio, e frutto di tutti gli articoli pubblicati su giornali del settore fu “Dribbling nella polvere”, un volume che raccontava il calcio a Parabita. Poi gli è piaciuto raccontare storie parabitane come “Il grande sogno”, la costruzione del santuario dedicato alla Madonna della Coltura, “Spigolature parabitane” in due volumi con brevi notizie ricavate da ricerche d’archivio e “1920-1946 Parabita dal Biennio rosso alla Repubblica”. Ora, con questo romanzo storico “Nel cuore di Rosaria” sembra che Daniele abbia gareggiato con se stesso, facendo un salto triplo, dallo sport, alle piccole storie, alla narrativa, ottenendo così il suo attuale record personale. Egli ha ripreso una storia che in un recente passato è stata più volte ricordata: un fatto di cronaca, una serie di scioperi che nel 1920 coinvolse tutto il Salento e che a Parabita sfociò in un eccidio, come lo ebbe a definire Giuseppe Tornesello in un suo breve opuscoletto stampato in proprio nel 1995 con il titolo “L’Eccidio di Parabita” e ripubblicato dalla Biblioteca Minima di Novoli nel 1997.

Il fatto: signorotti proprietari, anche di poche tomolate di terra, nel 1920, in piena crisi economica e con il pane che mancava per i prezzi troppo alti, avevano diminuito la paga giornaliera della sarchiatura da nove lire a sette lire e si rifiutavano di concedere un aumento salariale ai contadini che ne facevano giusta richiesta. Ne nacque uno sciopero che portò a una contrapposizione tra contadini e proprietari i quali chiesero l’intervento dei carabinieri causando uno scontro che provocò la morte di quattro manifestanti, fra cui Rosaria Ciccardi.

L’autore, volendo focalizzare più approfonditamente questa sfortunata protagonista di una storia tragica, ha deciso di cercare notizie inerenti la sua vita e, cercando documenti in diversi archivi della provincia da quello dei comuni di Parabita a quelli di Galatina, di Collepasso, di Cutrofiano, di Nardò ma soprattutto dell’Archivio di Stato di Lecce, ne è nato un romanzo storico capace non soltanto di raccontare un fatto ma anche di ricostruire un’epoca con i suoi aspetti socio-economici.

La storia della povera Rosaria, morta non perché sovversiva, scioperante, rivoluzionaria, ma presente sul posto alla ricerca del figlio da riportare a casa al sicuro, ti prende sin dalle prime pagine perché Daniele ha scavato non soltanto nel cuore di Rosaria, ma ha saputo farlo sin nel profondo dell’animo umano di tutti i protagonisti che animano il romanzo. Sembra che abbia trovato un diario di avvenimenti familiari e lo abbia sviluppato in una trama narrativa affabulatoria che intreccia i personaggi, con i loro desideri e paure, ai luoghi dell’infanzia molto noti a noi tutti, luoghi in cui si viveva dignitosamente la povertà ma anche la gioia di stare insieme e godere delle piccole felicità della vita quotidiana come un’allegra giornata di fede popolare attesa per tutto l’anno: la festa patronale “Era un giorno di festa, uno di quelli che squarciano la tela grigia della fatica quotidiana con i colori della devozione e del chiasso popolare”.

Già dalle prime pagine il lettore ha la sensazione di essere avvolto dalla polvere dei documenti, unitamente al pungente odore di muffa patito durante le ricerche, ma egli trasforma quell’esperienza in una pagina lirica “La luce del tramonto, filtrando obliqua dalla finestra dell’archivio, tagliava l’aria ferma, illuminava il pulviscolo dorato che danzava silenzioso, disegnando piccole stelle spente in un cielo di carta e di tempo”.

“Nel cuore di Rosaria”: a Parabita, l’11 ottobre, presentazione del romanzo storico di Daniele Greco sulla vita di Rosaria Ciccardi, vittima dell’eccidio del giugno 1920Quello che descrive Daniele è un microcosmo umano che sa affrontare i lutti familiari con stoica rassegnazione, riconoscendo la propria impotenza davanti alla nera morte impietosa quando ci priva di una persona cara procurandoci uno dei dolori più atroci da sopportare nella vita  “Giunse senza preavviso, nube nera che accecò il sole a tradimento … una mano invisibile cominciò il suo lavoro spietato: sfoltire gli abbracci, strappare via i corpi piccoli dei fratelli, uno dopo l’altro con metodica indifferenza a lacrime, sangue, disperazione”. Ma Rosaria, come tutti i salentini, lo sa affrontare quel dolore, affrontarlo senza giudicarlo perché esso è ineluttabile, è un retaggio della natura umana e se si cerca di reprimerlo gli si concede di durare nel tempo. Allora meglio esorcizzarlo, meglio accettarlo con una spettacolarizzazione capace di metabolizzarlo grazie anche alla partecipazione al dolore non soltanto dei parenti ma di tutto il vicinato: “Poi arrivarono loro: le prefiche, le chiangimorti. sempre le stesse, nero eterno sbiadito dai troppi lutti. Coro della morte, voce ufficiale del dolore collettivo. Entrarono senza bussare, quasi quella casa fosse già cosa loro, territorio della morte che esse servivano con professionalità sacerdotale…sentiva il suo dolore personale farsi cosa pubblica, spettacolo quasi”.

Rosaria non si arrende al crudele destino che colpisce la sua famiglia sin dai primi anni. Lei è “Brace che rifiutava di farsi cenere sotto il peso del lutto, piccola fiamma scura, decisa a non lasciarsi spegnere dal vento della disperazione” e sa reagire e farsi forte grazie anche alla nascita di un figlio che sembra la sua ancora di salvezza, “E nell’odore dolce e aspro insieme di latte, sangue e vita appena nata, lei posò sul proprio petto la promessa ottenuta dal cielo”. E proprio l’amore materno per un figlio sarà la causa della sua morte.

Un bel romanzo da leggere tutto d’un fiato, con una storia commovente ma allo stesso tempo appassionante che, purtroppo, alla fine ci lascia l’amaro in bocca.

Un’altra interessante recensione si può leggere cliccando su fondazioneterradotranto.it


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