Traguardo centenario per un’altra donna di Collepasso: Teresa Pasanisi compie oggi 100 anni!
Nonna Teresa è nata a Collepasso il 19 agosto 1925. Sposata con Antonio “Uccio” Antonaci il 15 dicembre 1949, a metà degli anni ’50 raggiunge in Svizzera, a Zurigo, il marito, che era emigrato per lavoro prima in Francia e poi in Belgio. A Zurigo la famiglia rimane per due decenni. Nel frattempo nascono i tre figli: nel 1950 la primogenita Maria, nel 1952 Silvia, nel 1961 Gianluigi.
Perde l’amatissimo marito Uccio il 1° dicembre 2020, che scompare all’età di 94 anni, dopo oltre 70 anni di vita vissuta insieme con amore e con grande cura e dedizione verso la famiglia.
Nonna Teresa festeggia stasera il ragguardevole e felice traguardo circondata dall’affetto dei figli Maria, Silvia e Gianluigi; dei generi Giovanni De Prezzo e Pippi Torsello; della nuora Francesca Funtò; dei nipoti Manuela, Agostino, Alberto, Loretta, Maria Teresa, Maria Lavinia e dei quattro pronipoti

Pubblico di seguito un bellissimo “pensierino” della nipote Maria Lavinia, che ringrazio, per l’amatissima nonna Teresa.
Sono nata in una terra meravigliosa e bastarda che profuma di ulivi, di processioni al tramonto e di salsedine secca sotto il sole cocente.
Sono nata qui, nella stessa terra meravigliosa e bastarda in cui, esattamente cento anni fa, nasceva Teresa che, in realtà, all’anagrafe si chiama Giovanna, ma lei questo nome non l’ha mai tollerato: le ha sempre ricordato una lunga stirpe in cui il figlio si chiamava come il padre e a Teresa no, questa cosa non piaceva, voleva essere lei ad autodeterminarsi, ad avere in mano il pennello con cui dipingere la propria identità, il proprio destino. E poi, a lei, Giovanna non stava proprio.

Era troppo movimentata, troppo vispa, una vispa Teresa, come la chiamava per scherzo sua madre. Era bella, sua madre, la donna più gentile ed elegante del paese, aveva un’aria un po’ malinconica, amava i corsetti e profumava di buono. Anche a novant’anni le si inumidivano gli occhi a pensare a sua madre, a cui aveva dovuto dire addio quand’era ancora bambina, dato che un brutto male se l’era portata via giovane, tanto che la comunione Teresa l’aveva fatta vestita di nero.
Ma Teresa quel diritto sacrosanto di essere padrona di sé stessa l’ha mantenuto per una vita intera, anche quando a bussare alla sua porta c’erano decine di uomini con promesse di una vita fatta di seta.
Ma lei voleva Antonio e le sue mani sporche di terra e di sogni. Che doveva essere lui glielo aveva indicato il destino, quando aveva chiesto un segno a Sant’Antonio. E quindi, al diavolo i pareri altrui, al diavolo le imposizioni e le opposizioni. Teresa ha scelto di fuggire con Antonio, ha scelto quando e come fare cosa del suo corpo e poi ha scelto di sposarlo, senza bisogno di alcun abito bianco.

Se Teresa non fosse nata in quel caldo pomeriggio di Agosto del 1925, se non avesse difeso strenuamente la sua libertà di scelta e di disobbedienza, io oggi non sarei qui a raccontare di lei, perché Teresa e Antonio sono i miei nonni, lei oggi compie cent’anni e da lei ho imparato tante cose.
Dalla sua storia con mio nonno ho imparato che niente e nessuno, nemmeno la famiglia, ha il diritto di dirmi cosa fare, con chi farlo, chi amare e a chi dire di no. Ho imparato che l’amore si vive in un solo bicchiere di vino diviso per due, che le cose durano una vita solo se si è complici, amici, prima che amanti. Che con la tua persona lasci tutto e parti in Svizzera per una vita nuova, senza la necessità di dover scegliere se essere madre o lavoratrice, perché Teresa lo era entrambe.

Dal suo amore sconfinato per ogni tipo di animale (n.b. ha vissuto persino con una scimmia e con una capra, Gilda, che le zampettava in casa seguendola come fosse un cagnolino) ho imparato che ogni forma di vita merita rispetto e che una vita senza animali è una vita mutilata, a metà.

Dalle sue parole ho imparato che la mia istruzione e la mia indipendenza sono molto più importanti di qualsiasi relazione amorosa possa mai decidere di intraprendere.
Dalla sua eleganza, dalle sue unghie rosse sempre impeccabili e dai raffinati boccoli biondi ho imparato che prendersi cura del proprio corpo e sorridere all’immagine riflessa nello specchio è un atto d’amore vitale alla base della propria capacità di amare gli altri.
Dalla fierezza che trapelava in modo innato in ogni suo gesto, ho imparato che la classe, se la si ha, ce la si porta addosso come un profumo senza alcun tipo di sforzo, anche quando le mani si riempiono di calli per il lavoro (specialmente se hai sangue Pasanisi!).
Infine, dalla gioia nella sua voce, dalla commozione, quando le ho detto che ero riuscita ad entrare a Medicina, ho tratto le parole di Alfredo a Totò in Nuovo Cinema Paradiso, il mio film preferito: “Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere. Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti. Qualsiasi cosa farai, amala come amavi la cabina del Paradiso“.

Solo che io non li dimentico, li porto con me ogni giorno della mia vita, ho sempre la collana d’oro con il cavallo rampante (animale sacro, per noi) che la nonna si è sganciata dal collo per farla indossare a me il giorno prima che partissi. Magari non tornerò più a vivere in questa terra meravigliosa e bastarda, non mi farò fottere dalla nostalgia. Ma, nonostante io non abbia i suoi occhi azzurro cielo, avrò sempre lo stesso sguardo della vispa Teresa… perché certe cose non possono cambiare.
Buon centesimo compleanno, nonna mia.
Maria Lavinia Antonaci Funtò
Tanti auguri, nonna Teresa, anche da parte nostra e di tutta la comunità!
Pantaleo Gianfreda
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1 commento su “La “vispa Teresa” al traguardo dei 100 anni! Il “pensierino” di una nipote. Auguri, nonna Teresa!”
Auguri alla “nunna” Teresina, mi ha visto crescere avendo abitato per anni fianco a fianco in quelle meravigliose sere d’estate quando lei cu Lu nunnu Ntunicciu eravamo seduti vicino casa. Speriamo altri cento di questi giorni.
Un abbraccio Antonio Mele
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