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“Volete che presidente del Consiglio, ministri, sottosegretari, deputati e politici di ogni grado possano essere sottoposti ad indagini e alle pene previste dalla legge se commettono reati?”.

È questa, al di là della formalità del testo, la vera domanda cui i cittadini sono chiamati a rispondere nel voto per il referendum del 22 e 23 marzo, che prevede la modifica di ben sette articoli della Costituzione (v. a fine articolo)

Se crocia il “Sì”, il cittadino-elettore si dichiara d’accordo che i politici siano considerati definitivamente una “casta” intoccabile e non soggetta agli obblighi di legge; se crocia il “No”, non è d’accordo, considerato che per la Costituzione “tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge”.

Il resto è solo “scenografia” per far presa e “solleticare la pancia” di noi poveri elettori, trattati talora come idioti che si bevono tutto lo sciocchezzaio sparso in questo periodo elettorale.

Referendum 22 e 23 marzo: Giusto dire NO!Comprese le incredibili parole, tra le tante che hanno “scoperto” il vero obiettivo di questa riforma voluta e votata solo dalla maggioranza di centrodestra, di chi ha detto: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione”. Ad esprimersi con termini così sovversivi ed incredibili è stata Giusi Bartolozzi (ma non solo), Capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Nordio, nonché magistrato ed ex deputata di Forza Italia. O ancora di chi, offendendo l’intelligenza dei cittadini e disonorando l’alta carica di presidente del Consiglio, ha persino sostenuto senza alcun pudore che “con la vittoria del No ci saranno immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà, antagonisti che devastano, figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco”.

Eppure, è noto che l’unico “stupratore” ad essere stato rimesso in libertà è stato proprio il criminale libico Almasri, ricercato per crimini contro l’umanità e rimpatriato dall’Italia in Libia non dai giudici, ma per volontà del governo Meloni con un volo a spese del contribuente italiano.

Referendum 22 e 23 marzo: Giusto dire NO!Sorvoliamo poi sulla “famiglia del bosco”. Non è stato l’attuale governo, con il c.d. “decreto Caivano”, a prevedere persino due anni di galera per i genitori che non mandano i figli a scuola?

Quando si sostiene che con questa riforma costituzionale si intende riaffermare il “primato della politica”, si vuole semplicemente riaffermare il diritto dei politici ad essere “intoccabili” e non soggetti alla legge.

È un caso che tutti i politici indagati o condannati anche per gravi reati – dalla Santanché a Toti, Montaruli, Delmastro, Cuffaro, ecc. ecc. – siano unanimi nel sostenere il voto per il Sì?

Referendum 22 e 23 marzo: Giusto dire NO!La politica non esercita già il suo “primato” attraverso le leggi approvate dal Parlamento, i decreti legge emanati dal governo e le scelte (discutibili o meno) su questioni nazionali e internazionali? Sono forse i giudici a fare le leggi? Questi sono chiamati semplicemente ad applicare le leggi, seppur nell’ambito delle inalienabili garanzie previste dalla Costituzione, dai trattati internazionali e dalla normativa comunitaria.

Sia ben chiaro. Non è che la giustizia non abbia i suoi problemi, che dipendono soprattutto dalla volontà e dalle scelte del legislatore, o che tutti i giudici siano “stinchi di santo”. Anzi. Io stesso potrei scrivere un libro per riportare tanti casi di “malagiustizia” che, guarda caso!, colpisce sempre i cittadini più deboli e quasi mai i “pezzi da 90” che hanno strumenti e mezzi di ogni tipo per difendersi oltre ogni limite e spesso sfuggono ad ogni condanna, pur essendo palesemente colpevoli.

Non si può, però, confondere una “pecora nera” (… e ce ne sono tante!) con tutti i magistrati, che in stragrande maggioranza fanno il loro dovere e in questi decenni hanno rappresentato persino un argine al terrorismo, alla mafia e alla criminalità organizzata, di cui molti di loro sono stati vittime.

Certo è, come scrive con parole semplici e chiare Raffaele Cantone, il magistrato che ha guidato l’Autorità Anticorruzione, che la c.d. “Riforma Nordio” sottoposta al referendum “non migliora  la situazione della giustizia, indebolisce l’autonomia dei magistrati e rischia di creare per il futuro una magistratura molto più conformista. Quindi io credo che sia giusto votare NO per ragioni di merito e non per ragioni di schieramento. Nessuno vuole negare che ci siano problemi sia sul piano organizzativo sia sul piano del funzionamento del sistema giustizia. Ma non perché ci sono problemi bisogna cambiarlo in modo così radicale e a mio modo di vedere non positivo”.

Referendum 22 e 23 marzo: Giusto dire NO!Condivido, tra i tanti, un commento che ho letto sui social, che riporto quasi integralmente.

Questo referendum rappresenta una specie di “resa dei conti” tra una trentennale diversa concezione della politica sulla giustizia. C’è chi pensa che la politica, forte del sostegno elettorale, possa esercitare un primato sulla magistratura colpevole, a loro parere, di limitarne o peggio di impedirne l’azione esecutiva. Spesso questa parte politica, quando è chiamata a rispondere in tribunale, parla di “verdetti politici” e non riconosce la legittimità delle sentenze. Poi c’è un’altra concezione che si rifà alla Costituzione che invece ha previsto la piena autonomia della politica, del parlamento e pure della magistratura. Tre poteri separati e indipendenti tra loro, che insieme concorrono a rendere equilibrata la nostra democrazia.

Va ricordato che la Costituzione, nata dopo la dittatura fascista, ridisegna l’ordinamento giudiziario: la Magistratura diventa un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Una categoria fino a quel momento abituata a sottostare all’esecutivo fascista, comincia quindi a dibattere al suo interno sull’applicazione in tribunale dei nuovi principi democratici.

Da quello che ho letto (non guardo mai la TV), è scorretto chiamarlo “referendum sulla giustizia”, in quanto, a prescindere da chi prevarrà al referendum, non cambierà nulla né sui tempi dei processi e neppure sulle modalità nei processi. In caso di arresto ci sarà sempre un PM che entro 48 ore avviserà il GIP, che entro 96 ore trasmetterà al GUP. Per l’imputato c’è la possibilità entro 10 giorni di impugnare l’eventuale arresto al Tribunale del riesame (3 giudici) ed eventualmente alla Cassazione (5 giudici). Ci saranno sempre tre gradi di giudizio prima della sentenza definitiva. Più che referendum sulla giustizia io lo chiamerei referendum sulla magistratura. Dimenticavo: la separazione delle  carriere è già prevista con la legge Cartabia. 

A questo punto mi pongo una domanda: un potente, un politico… è giusto che sia sottoposto a indagini ed eventualmente a processo come qualsiasi altro cittadino? Circa 30 anni fa, alcuni politici sottoposti ad indagini, invece di accettare l’esito della giustizia, hanno cominciato a criticare i giudici. Forti del potere  parlamentare, si sono fatti pure leggi  per evitare i processi. Infine, con l’aiuto di una stampa compiacente, hanno iniziato a screditare la magistratura.

Il discredito della Magistratura parte, soprattutto, dal periodo in cui Berlusconi, che aveva vinto le elezioni del 1994 cavalcando con le sue televisioni l’onda giustizialista e il sostegno ai giudici di “Mani pulite”, divenne “garantista” dopo essere stato oggetto di indagini giudiziarie che scoperchiarono i gravi reati di cui si era macchiato e per alcuni dei quali fu pure condannato, salvandosi in altri casi solo per le famose “leggi ad personam”. Oggi, con questa sedicente riforma sottoposta a referendum, si vuole solo “chiudere il cerchio” e fissare definitivamente il diritto dei politici a non essere sottoposti ad indagini e condannati. Non è un caso che gli eredi (familiari e politici) di Berlusconi, impegnando tutto il loro strapotere economico  ed informativo (Tv e giornali), siano i maggiori sostenitori di questa riforma e la rivendichino in suo nome.

Referendum 22 e 23 marzo: Giusto dire NO!Ripropongo la vera domanda cui i cittadini sono chiamati a rispondere con il voto del 22 e 23 marzo:

“Volete che presidente del Consiglio, ministri, sottosegretari, deputati e politici di ogni grado possano essere sottoposti ad indagini e alle pene previste dalla legge se commettono reati?”.

Dobbiamo rispondere e votare NO!

Referendum 22 e 23 marzo: Giusto dire NO!

Pantaleo Gianfreda

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Articoli modificati – testo a fronte


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