Il caso in breve
Enzo Del Prete è stato condannato in primo e secondo grado a quattro anni di carcere per un furto avvenuto a Napoli il 22 ottobre 2023, mentre risiedeva a Collepasso. A breve la Corte di Cassazione si pronuncerà sul ricorso. InfoCollepasso.it segue il caso dal dicembre scorso (leggi il primo articolo).
Da metà febbraio Enzo non abita più a Collepasso. È ritornato nella sua Napoli con l’amatissima figlia. Lì ha ritrovato amici e familiari e, soprattutto, un alleato prezioso: l’avv. Alessandro Di Palma, che ha preso a cuore il suo caso e si batte perché sia ristabilita la verità su questa oscura vicenda giudiziaria.
In vista del decisivo appuntamento in Cassazione, l’avv. Di Palma sta mobilitando stampa e televisioni per sensibilizzare l’opinione pubblica e la stessa Magistratura sul diritto di Enzo alla verità e alla serenità personale e familiare.

Dalla TV salentina a Italia 1: il caso diventa nazionale
Già il 19 marzo, dopo le TV salentine di gennaio, la televisione napoletana NanoTV aveva trasmesso un approfondito servizio sul caso (guarda il servizio NanoTV).
Poi è arrivata una rete nazionale. Nella tarda serata di mercoledì 25 marzo, il programma Le Iene su Italia 1 ha mandato in onda il servizio dal titolo «È lui il ladro?», firmato dal giornalista Stefano Corti (guarda il servizio su Mediaset Infinity).
Un’inchiesta snella, coraggiosa e dettagliata che ha ricostruito la vicenda direttamente sul luogo del delitto, mostrato il video dei ladri all’interno dell’appartamento, ascoltato i protagonisti e tanti cittadini che nel video non riconoscono in Enzo il ladro.

Sul luogo del delitto: i movimenti del ladro e le misurazioni
Stefano Corti ha rintracciato e intervistato il proprietario derubato, con cui ed Enzo è entrato nell’appartamento dove si consumò — «tra le ore 01.50 e 02.30 circa» del 22 ottobre 2023 — il furto di «1.500,00 euro in contanti e un dispositivo Alexa».
Il giornalista ha fatto ripetere ad Enzo i movimenti del vero ladro e, grazie all’Intelligenza Artificiale, ha effettuato misurazioni comparative tra i due. Enzo risulta più basso e con un’età molto diversa. Lo stesso proprietario derubato se ne rende conto e auspica: «Vediamo di cercare chi è il ladro veramente».

Il verdetto dell’Intelligenza Artificiale
Su 42 punti di confronto analizzati dall’IA:
- 5 punti combaciano
- 12 punti sono ambigui
- 24 punti sono discordanti
Il ladro sarebbe inoltre più giovane di circa 10-15 anni. Conclusione: con l’85% di probabilità, il ladro non è Enzo.


Il poliziotto, la foto del 2016 e i «pregiudizi giudiziari»
Il giornalista ha rintracciato e intervistato il poliziotto che sostiene di aver riconosciuto Enzo da una foto segnaletica del 2016 — sette anni prima del furto — nell’immagine ripresa dalla videocamera dell’appartamento. Quest’unica testimonianza, nonostante prove contrarie decisive mai valutate, è stata ritenuta sufficiente dal giudice per condannare Enzo.
Come sottolinea l’avv. Di Palma: «Chiunque guarda questo video dice che non è lui». E chiosa il giornalista: «…ma non il Tribunale di Napoli, che lo ha condannato a quattro anni basandosi sulla testimonianza di un poliziotto».
Il Tribunale, inoltre, non ha «ritenuto importante fare la perizia antropometrica», aggiunge l’avvocato, poiché «essendo Enzo un pluripregiudicato, ha ritenuto sufficiente la testimonianza del poliziotto». Una condanna viziata, con ogni probabilità, da «pregiudizi giudiziari» legati ai precedenti dell’uomo — che non ha mai rinnegato il suo passato, ma che da sei anni è tornato sulla retta strada per amore della figlia.

La denuncia contro il poliziotto e la perizia antropometrica
Enzo è stato costretto, tramite il suo legale di Collepasso avv. Fabrizio Mangia, a presentare denuncia-querela contro il poliziotto «teste all’udienza del 28/5/2024», il cui giudizio sarebbe «falso e pregiudica la libertà personale del sottoscritto, mediante attribuzione di un reato che non ho commesso».
Grazie al sostegno economico della Parrocchia “Cristo Re” di Collepasso e del giovane parroco, Enzo ha ottenuto una perizia antropometrica — una lunga, complessa e inoppugnabile consulenza tecnica di parte — che ha allegato alla denuncia. La perizia certifica inequivocabilmente «la non corrispondenza» del ladro con Enzo Del Prete.


Una riflessione sul referendum e sulla fiducia nella Giustizia
Usciamo da poco da un referendum costituzionale in cui i cittadini erano chiamati ad approvare nuove norme sull’ordinamento giurisdizionale, volute dalla maggioranza parlamentare e provocate da una crescente sfiducia verso i giudici. I cittadini hanno bocciato con larga maggioranza una riforma che avrebbe ridotto l’autonomia della Magistratura, scegliendo invece di esprimere fiducia in essa — nonostante le polemiche, le accuse e, soprattutto, nonostante tanti cittadini come Enzo abbiano subito gravi ingiustizie.

È vero, anche i giudici possono sbagliare. Ma la Giustizia non può permettersi di sbagliare né deludere le aspettative che questo referendum le ha affidato. L’esito del voto è l’occasione per dare nuova credibilità al rapporto tra Giustizia e cittadini, soprattutto quando questi sono deboli e spesso indifesi.
Anche per questo segnale positivo ci auguriamo che i Giudici dell’Alta Corte trovino la formula giusta per annullare la condanna e restituire ad Enzo la pace e la serenità per sé e l’amata figlia.
Coraggio, Enzo — ti siamo sempre vicini!
Pantaleo Gianfreda
Fondatore e Direttore — InfoCollepasso.it
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