Mercoledì 18 marzo, alle ore 17.00, presso la Chiesa “Cristo Re”, il parroco don Antonio Tondi celebrerà una Santa Messa in suffragio dell’amico Cosimino Paglialonga nel trigesimo della sua scomparsa.
Colgo l’occasione per alcuni ricordi e alcune brevi e doverose riflessioni.
Ci sono persone di cui non riesci a capacitarti che non ci siano più. Soprattutto quando si tratta di vecchi amici, tuoi coetanei o quasi (ad una certa età, la differenza di due-tre anni “non fa differenza”), persone che hanno fatto parte integrante della tua vita sin da tenera età, con le quali hai condiviso scelte e azioni di diversa natura e alle quali poi da tempo immemorabile ti rivolgi con fiducia per la soluzione di ordinari adempimenti burocratici (dichiarazione dei redditi, Imu, ecc.).
Cosimino è certamente uno di questi.
Abbiamo avuto in comune persino un’esperienza di “preti mancati” nel seminario di Otranto. La sua più breve, la mia un po’ più lunga.
Forse fu proprio in quelle tante “partitelle” settimanali tra seminaristi che si facevano sul vecchio (e ormai scomparso) campo sportivo di Otranto sulla via del porto che Cosimino affinò “doti” calcistiche che gli valsero poi – lui juventino come mio fratello suo coetaneo e suo amico da/per una vita – il nomignolo di Magnusson, indimenticabile ala sinistra juventina, quando cominciò a giocare (sempre con mio fratello ed altri) nella squadra del Collepasso a metà degli anni ’60 all’ala sinistra con buone prestazioni e una velocità fulminea.
Quel nomignolo si eclissò poi nel tempo, ma ricordo ancora quando tra amici si chiedeva di lui negli anni ’60-‘70… “…hai vistu pe’ casu lu Magnusson?”.
Cosimino è stato sempre una persona allegra, gioviale, scherzosa, familiare. I nostri primogeniti (Angela e Marco) sono coetanei e all’epoca le nostre frequentazioni familiari molto intense.

Con mio fratello Quintino, poi, sono stati come fratelli, sempre presente nei suoi più importanti eventi familiari (come i matrimoni dei figli) in cui, come in analoghe circostanze, faceva il “mattatore” ed emergeva tutta la giovialità del suo carattere (le foto che pubblico sono tratte da uno di questi eventi familiari).


Lo ricordo anche al mio matrimonio, il 4 ottobre 1975, quando i pugni alzati alla mia uscita dalla Chiesa sul Colle della Minerva di Otranto su iniziativa di qualche “sprudente” compagno ed amico fecero “inorridire” una mia cara e pia zia di dichiarata fede anticomunista che “collassò” al suolo per il gesto.

Come ricordo, di quelli indimenticabili anni ’70, la costruzione a Collepasso del nuovo PCI di cui ero giovane segretario, la “covata” di giovani comunisti, di cui Cosimino faceva parte, che, oltre a presentarsi con esiti favorevoli alle elezioni del giugno 1975, si impegnarono anche per la costruzione delle organizzazioni di massa per allargare l’influenza della sinistra tra i lavoratori e il ceto medio. Cosimino, dato il suo diploma di ragioniere, scelse di costruire con successo la Confesercenti e la CNA (Rocco Maurelli e Pasquale Porpora ne erano gli indimenticabili segretari provinciali) insieme a Mario Marra ed altri.
L’evoluzione dei decenni successivi e la costruzione dei Caaf lo videro sempre impegnato al servizio delle piccole imprese commerciali e artigianali con dedizione e professionalità sino alla fine dei suoi giorni. Pensionatosi, usufruiva di un assegno non all’altezza del lavoro svolto negli anni a causa di alcune macroscopiche anomalie di cui si doleva e che cercammo inutilmente di risolvere.
Quando mesi fa, recatomi al suo ufficio, mi accorsi del suo stato, mi manifestò la sua difficile situazione di salute. Allontanai da me con un certo sgomento, e senza dimostrarla, la funesta sensazione che Cosimino era forse al rush finale.
Come è avvenuto in quel funesto 18 febbraio nella clinica “Città di Lecce” dov’era ricoverato da un mese e dove andai a trovarlo con mio (e suo ormai) fratello Quintino per rendergli l’estremo saluto e l’estremo omaggio per una vita vissuta con impegno lavorativo, sociale e familiare, ma anche con giovialità.
Amava la terra, come l’amo io, cui si dedicava nelle ore libere e spesso andavo a trovarlo in quel pezzo quasi di fronte al vecchio cimitero, dove coltivava il suo orto e curava la piccola vigna, i suoi alberi di olivo e di frutta.
Mi è molto piaciuta l’emblematica foto di Cosimino accanto ad uno dei suoi nuovi alberi di olivo con abbondante frutto che Flavio, l’amato genero, ha postato su facebook in occasione della scomparsa.
Come condivido totalmente il delicato ricordo e il messaggio d’amore su facebook di Flavio verso il suocero, che riporto di seguito a conclusione di queste brevi note perché sintetizza bene quello che è stato Cosimino:
Un brav’uomo. Questo eri, e questo resterai, oltre il tempo e oltre ogni distanza. Presenza discreta, ma capace di riempire il silenzio con la forza dell’esempio. Autentico, radicato nei valori veri, portavi una saggezza gentile che parlava piano e arrivava lontano.
Continueremo a prenderci cura della terra, della vita stessa, con le mani, con il rispetto, con l’amore che ci hai insegnato. In ogni gesto semplice, in ogni stagione che ritorna, ci sarà qualcosa di te.
Perché chi ha saputo amare la terra non se ne va davvero: diventa respiro, diventa radice, diventa eternità.
Ciao Papà Cosimino ❤️
Rosalba, Angela, Alessandro, Flavio, Donatella, i nipoti e tutti i familiari vivranno con riconoscenza e orgoglio la memoria del marito, del padre, del nonno, dell’uomo e del professionista stimato e apprezzato a Collepasso e fuori Collepasso, come egregiamente ha detto il sen. Giorgio Costa, storico presidente dell’Ordine dei Commercialisti e dei Ragionieri della provincia di Lecce, nel suo intervento in Chiesa il giorno dei funerali del rag. Cosimino Paglialonga.
Ciao, Cosimino!
Pantaleo Gianfreda
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