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Agata Ferilli, vedova Mele, 100 anni il 23 ottobre 2025

Nuovo traguardo centenario a Collepasso: dopo Grazia De Giovanni, 101 anni il 27 maggio, e Teresa Pasanisi, 100 anni il 19 agosto, un’altra donna raggiunge la ragguardevole età dei 100 anni.

È Agata Ferilli, nata a Casarano il 23 ottobre 1925 e trasferitasi a Collepasso dopo il matrimonio con Rocco Michele Mele (detto “Michelino”) nel lontano 25 aprile 1947.

I 100 anni di Agata Ferilli, donna mite e silenziosa, una vita dedicata alla famiglia e al lavoro nelle campagne
Michele Mele

Un matrimonio che superò di poco il traguardo delle nozze d’argento perché Michelino, i polmoni corrosi dai lunghi anni di lavoro nelle miniere del Belgio, scompare prematuramente a 49 anni, esattamente 50 anni fa (il 29 novembre 1975), lasciando la moglie con i cinque giovani figli Graziella, Tonio, Luigi, Vituccia, Marisa, Pina (tutti viventi, eccetto il secondogenito scomparso a 67 anni pochi anni fa).

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Agata con il marito Michelino in una vecchia foto

Agatuccia, a causa degli acciacchi della veneranda età, oggi non vive più nella sua casa di via Piave (la via te montescuru), ma con la figlia Vituccia e il genero Emilio Manco in via Duca d’Abruzzi (la via te Seclì), che la accudiscono amorevolmente, circondata dalla presenza costante delle altre figlie e dei nipoti. Da un po’ di tempo è costretta a trascorrere le sue giornate nel letto.

Quando ieri mattina vado a trovarla per gli auguri e scrivere queste brevi notte, Agata è addormentata nel suo letto. È circondata dalle figlie Vituccia e Pina, dal genero Emilio, dal nipote Antonio e moglie, che si ritrovano ancora tra vassoi di dolci e fiori per “rimembrare” la serata precedente, quando la neocentenaria è stata festeggiata da tutti i familiari e dall’intera comunità civile e religiosa, emblematicamente rappresentate dal sindaco Laura Manta (e da alcuni amministratori), che ha fatto dono di una targa ricordo, e dal giovane parroco don Antonio Tondi.

I 100 anni di Agata Ferilli, donna mite e silenziosa, una vita dedicata alla famiglia e al lavoro nelle campagneI 100 anni di Agata Ferilli, donna mite e silenziosa, una vita dedicata alla famiglia e al lavoro nelle campagneNon so perché, ma Agatuccia ha sempre rappresentato per me qualcosa di familiare e simbolico, quasi di nostalgico. La conosco da sempre. La sua persona e il suo volto mi hanno sempre trasmesso l’immagine emblematica di una significativa era storica della nostra comunità. Una delle protagoniste più vere ed autentiche, seppur umile e silenziosa, della vecchia società contadina fatta di tante laboriose e produttive “api operaie”.

C’è stata un tempo una comunità fatta di persone semplici e umili, tutte “casa e lavoro” (e “chiesa” nei “giorni comandati”), lontane da quella “appariscenza” tipica dei tempi d’oggi, che vivevano e operavano come laboriose e silenziose “formiche” per il bene della famiglia e, di conseguenza, dell’intera comunità. Persone vere, che rappresentavano, e in parte rappresentano ancora, l’ossatura nascosta, autentica e fondamentale di ogni comunità che si rispetti.

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Agata con alcune figlie in occasione dei suoi 100 anni e (sotto) con la figlia Marisa al compimento dei 90 anni

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Agata è una di queste persone. Una donna riservata ed umile, una grande madre, una grande lavoratrice. Qualcuno direbbe una donna del “buon tempo antico” (… sebbene non sempre “quel tempo”, fatto di sacrifici, sudori, discriminazioni e tante ingiustizie, fosse così tanto bello e buono!) perché testimone e “maestra” di fondamentali valori (famiglia, lavoro, rispetto, educazione, ecc.) che contraddistinguevano la vecchia società contadina.

Ritrovo in Agata quel “qualcosa di familiare e simbolico” quando vado a trovarla e converso amichevolmente con le figlie presenti e il nipote. Vituccia, Pina e Antonio riescono a disvelarmi questa “immagine simbolica” che ho sempre avuto di Agatuccia, della quale pubblico volutamente in copertina una foto meno recente, ma maggiormente espressiva.

I 100 anni di Agata Ferilli, donna mite e silenziosa, una vita dedicata alla famiglia e al lavoro nelle campagneAntonio risiede per lavoro da anni in Germania con la moglie e i figli. Nella stessa città, Solingen (50 Km a nord di Colonia), dove anche i genitori Emilio e Vituccia hanno soggiornato e lavorato. Da piccolo, i genitori lontani, è rimasto ed è cresciuto a Collepasso con la nonna ed una cugina, frequentando le scuole locali e poi quella superiore a Maglie. È tornato in questi giorni a Collepasso per festeggiare il traguardo centenario della nonna. Non poteva mancare.

“La nonna – dice Antonio con parole brevi, semplici ed emozionate – per me è stata una madre. Sono cresciuto con lei e mi ha insegnato i veri valori della vita e della famiglia secondo la vecchia scuola. Le devo molto e la ringrazio moltissimo”.

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Agata con la figlia Vita e il nipote Antonio

Mi mostra un bellissimo mazzo di fiori regalato alla nonna in cui sono racchiuse due frasi significative in due cuoricini uno accanto all’altro: “Se so cos’è l’amore, è grazie a te” e “Grazie di Esistere”.

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Poi, insieme alle figlie, rievochiamo i lontani anni ’60-’70-’80 sino alle soglie del nuovo millennio (Agata è andata a lavorare nei campi sino all’età di 75 anni, mi dicono le figlie) quando la madre era un’umile, laboriosa e silenziosa bracciante agricola che si dedicava quasi giornalmente al lavoro dei campi, alla raccolta delle ulive, del tabacco e di altri prodotti agricoli presso aziende locali. Un improvviso flash illumina anche i miei ricordi quando le figlie rievocano il saldo sodalizio della madre con la ‘Bella Russo, l’amica con la quale, quasi in coppia fissa, andavano in campagna per la raccolta delle ulive e del tabacco.

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Una foto emblematica di Agata con un albero di ulivo e (sotto) mentre fa la pasta in casa

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Rievocano, tra i tanti, un episodio che ci fa sorridere. Quando un giorno la ‘Bella, impegnata con l’Agatuccia nel lavoro nei campi, indossava ‘na mantila russa (il termine dialettale “mantila” o “mantile” è un chiaro spagnolismo proveniente dal termine spagnolo “mantilla” e tramandato dall’antica dominazione spagnola del Mezzogiorno d’Italia) e improvvisamente un toro, che pascolava liberamente in una campagna circostante, la “puntò” attratto dal rosso che indossava. Le due se la diedero subito a gambe levate e andarono a rifugiarsi all’interno di un’auto… rossa! Per loro fortuna il toro arrestò improvvisamente la sua corsa senza alcun danno per loro e per l’auto.

Quante storie, belle o brutte, piacevoli o dolorose, dietro ogni persona e ogni volto… quante storie dei “tempi che furono” potrebbe raccontarci l’umile e silenziosa Agata!

In occasione di questo centenario mi è venuta spontanea una riflessione.

Negli ultimi 20-30 anni si è verificato – e continua fortunatamente a verificarsi – l’interessante fenomeno dell’aumento, quasi vertiginoso, di centenari nella nostra comunità. Pochi anni fa Collepasso ha “vantato” la presenza contemporanea di 5-6 centenari (oggi sono tre). Tanti per un piccolo centro di 5-6mila abitanti. La maggior parte donne. Quasi tutti/e di umili origini popolari. Una vita modesta dedicata al lavoro dei campi e alla famiglia. Non ricordo persone ricche e benestanti o appartenenti alle professioni (medici, avvocati, ecc.) o alla borghesia imprenditoriale di Collepasso che abbiano raggiunto in questi ultimi decenni il traguardo centenario.

Ci sarà spiegazione ad un fenomeno che oggi “premia” con la longevità persone delle classi più umili e popolari, ieri falcidiate anche in tenera età?!? Ognuno la pensi come vuole e dia la spiegazione che vuole.

Benvenuta, intanto, nel ristrettissimo “Club dei 100” alla nuova centenaria!

Auguri, Agatuccia … e onore a te, donna e lavoratrice umile e silenziosa!

Pantaleo Gianfreda

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Sopra e sotto: foto di Agata con i familiari nel giorno del suo compleanno centenario

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