A cinque anni da crollo del Ponte Morandi: una riflessione della collepassese-genovese Rosalba Malerba

A cinque anni da crollo del Ponte Morandi: una riflessione della collepassese-genovese Rosalba Malerba

15 Agosto 2023 Off Di Pantaleo Gianfreda
Spread the love

Cinque anni fa, il 14 agosto 2018, alle ore 11.36, il crollo del Ponte Morandi a Genova.

43 le vittime innocenti di quel tragico evento per le quali non è stata fatta ancora giustizia.

“Il trascorrere del tempo non attenua il peso delle responsabilità per quanto accaduto. Ed è responsabilità fare giustizia, completando l’iter processuale, con l’accertamento definitivo delle circostanze, delle colpe, delle disfunzioni, delle omissioni”, ha detto ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Su quel tragico e ancora impunito evento Rosalba Malerba, assistente sociale nativa di Collepasso e residente a Genova, ha inviato un intervento che pubblico di seguito. (p. gianfreda)

A Genova il 14 agosto 2018 era una giornata buia e tempestosa, il cielo era nero e la pioggia cadeva copiosa come se un enorme secchio si vuotasse di colpo sulla città.

Il Ponte Morandi aveva aspettato a lungo il momento in cui cedere; non ne poteva più, da anni ormai era talmente arrugginito, sfilacciato, rotto, ma teneva e aspettava il momento in cui il crollo potesse portare via con sé meno persone possibili.

Il momento arrivò alle 11,36 e con quelle 43 persone, tutta Genova, la Liguria, l’Italia e il mondo ha fermato il respiro, per giorni la città è restata immobile, silenziosa e attonita.

LEGGI ANCHE  Giovedì 18 luglio, ore 21.00, atrio piazzetta Colombo, rassegna culturale “D’abitudine Diverso”

Tutti ricordiamo quel momento e tutti ci siamo sentiti dei sopravvissuti.

Da poco Genova aveva una giunta di destra con un sindaco imprenditore che pensava di poter fare a meno dei politici, anche di quelli che avevano contribuito ad eleggerlo.

Prima di Bucci, un sindaco di sinistra, un Doria figlio del “marchese rosso” che negli anni ‘70 era stato vicesindaco con Cerofolini e che, reo di essersi iscritto al PCI, era stato diseredato dal padre Ambrogio. I Doria sono stati una nobile famiglia genovese di origine feudale con grandi possedimenti, vari cardinali, vescovi, arcivescovi e ben 6 Dogi. Anche Marco come il padre era stato iscritto al PCI, dopo la Bolognina aderì a Rifondazione Comunista, poi a Sinistra Ecologia Libertà confluita poi in Sinistra Italiana.

L’amministrazione Doria è stata fondamentalmente senza lode e senza infamia, corretta, ma senza vitalità, bloccata forse dalla sorte toccata alla precedente sindaca Marta Vincenzi che, grande professionista della politica, è stata diligentemente “fatta fuori” da quel Partito Democratico che non ha saputo stare dalla sua parte quando nel novembre 2012 una terribile alluvione si portò via la vita di 6 giovani vittime, 4 donne e due bambine.

Un Partito Democratico che dopo aver governato la città medaglia d’oro della Resistenza depauperando la visione partigiana e di sinistra, sicuro di mantenere come un tesoretto inespugnabile il consenso acquisito, ha abbandonato la sindaca Vincenzi, una grande politica, a pagare da sola responsabilità prima di tutto politiche e poi amministrative e senza dubbio non personali.

LEGGI ANCHE  Olivicoltura e Xylella: 300 milioni aggiuntivi e un incontro con i sindaci a Roma

Il sindaco Bucci, da commissario straordinario, ha istituito il “modello Genova” per la ricostruzione in tempi strabiliantemente brevi del nuovo ponte San Giorgio.

Da imprenditore qual è, Bucci è stato capace di catalizzare intorno al progetto tutte le risorse umane, politiche, tecniche, economiche, intellettuali, giuridiche, materiali e morali che, lavorando in contemporanea e continuativamente, sono state in grado di raggiungere l’obiettivo e rilanciare la città.

Bucci è il sindaco delle grandi opere, della Genova piena di turisti a misura di consumatori ricchi che divorano attrattive ed eventi.

Non vorrei pensarlo, ma forse è stato un laboratorio di come si vuole far diventare la nazione-patria: un Paese-Museo.

E la cittadinanza? E le persone che sono lo Stato? Il lavoro, i servizi alle persone, le scuole, il territorio, la salute, la vivibilità, …

Sono sempre più convinta che i ricchi avrebbero solo da guadagnarci a vivere in un mondo più a dimensione umana dove non debbano preoccuparsi di  accumulare e custodire ricchezze a loro sconosciute e per questo impossibilitati a godersele.

Cerchiamo e aspettiamoci da ogni generazione un nuovo umanesimo.

Rosalba Malerba


Spread the love
author avatar
Pantaleo Gianfreda