Il 95° genetliaco di un sacerdote generoso e il “codardo oltraggio” di “scribi e farisei ipocriti”

Il 95° genetliaco di un sacerdote generoso e il “codardo oltraggio” di “scribi e farisei ipocriti”

5 Dicembre 2022 Off Di Pantaleo Gianfreda
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Il freddo parcheggio costruito abbattendo la casa-monastero di don Marco Guido

Don Marco Guido

95 anni fa come oggi, il 5 dicembre 1927, nasceva a Collepasso don Marco Guido, il generoso sacerdote, morto il 6 febbraio 2016, che aveva donato alla Diocesi di Otranto la sua abitazione-monastero di via Roma con il preciso “desiderio che l’immobile venga adibito a biblioteca, allocando e conservando nello stesso tutti i libri di proprietà del donante, che saranno offerti alla libera consultazione dei fedeli, per la loro elevazione morale, culturale e religiosa”.

Oggi… “su quell’alma il cumulo delle memorie scese…”! (Manzoni, “5 maggio”)

Ancor di più… quel dono è oggi “tabula rasa”, raso al suolo, “volatilizzato”, vandalizzato, distrutto. Di esso rimangono solo immemori ricordi, rimane lo scempio e freddo deserto di un piatto, volgare ed insulso parcheggio che mercanti “del tempio” e del consumismo, “scribi e farisei ipocriti” hanno mercanteggiato e venduto per “trentatré denari”, oltraggiando la memoria di un sacerdote che amava visceralmente la sua Chiesa, tanto da renderla erede di tutti i suoi beni, un uomo colto e generoso che quel dono voleva fosse destinato alla “elevazione morale, culturale e religiosa” dei fedeli.

La casa di don Marco.
Sotto: un momento dell’abbattimento e come appare oggi l’area

Un “dono” divenuto, per volontà di persone ciniche e venali, simbolo del degrado “morale, culturale e religioso” di comunità civili e religiose pregne di ipocrisia e silenzi, ammalate e ammaliate di consumismo, superficialità, formalismi e vuote parole, incapaci di scandalizzarsi e reagire ad una profonda ingiustizia, ad un’offesa incancellabile fatta alla memoria e alla volontà di un uomo generoso e pio.

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Mi sovviene un noto passo del “De Agricola” di Tacito… “Desertum fecerunt et pacem appellaverunt” (“Fecero un deserto e lo chiamarono pace”)… hanno fatto un “deserto” e lo hanno chiamato… “parcheggio”!

Nonostante qualcuno mi solleciti talora a dimenticare, “lasciar perdere” la scandalosa fine del “dono” di don Marco, sento il dovere “morale, culturale e religioso” di gridare ancora oggi, seppur “vox clamantis in deserto”,  tutta l’indignazione e la vergogna per una vicenda che dovrebbe almeno creare imbarazzo in ogni piega della nostra comunità… e, più in generale, in una società che nei secoli sembra immutata ed eternamente scolpita nell’invettiva dantesca… “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!” (Purgatorio, VI, 76-78).

Vergogna, in primo luogo, per tutti noi (anche per chi non ha colpa), per tutta la nostra comunità civile e religiosa!

Vergogna per rappresentanti ecclesiastici ingrati, venali, simoniaci!

Il Vescovo mons. Negro

… e qui stendo “un velo pietoso” su certi “sepolcri imbiancati” di evangelica memoria… non senza, però, ricordare quanto il sempre attuale Dante fa dire nella Divina Commedia (Paradiso, XXVII, 1-66) al primo Papa, san Pietro, in una delle tante e durissime invettive contro le degenerazioni della Chiesa di allora (e anche di oggi) circa i comportamenti di certi “pastori”: “… In vesta di pastor lupi rapaci si veggion di qua sù per tutti i paschi: o difesa di Dio, perché pur giaci?” (“Da quassù si vedono per tutti i pascoli dei lupi famelici nelle vesti di pastori: o vendetta divina, perché tardi ad arrivare?”).

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Vergogna per un’Amministrazione, in particolare per una sindaca, a suo tempo “Eccallà”, che rischia di diventare sempre più, come scrivevo il 3 maggio, “un po’ “quaquaraquà” e un po’ “Qui Quo Qua””!

Ricordate il suo famoso post facebook del 22 aprile e gli impegni solenni assunti coram populo?

Quali sono le risultanze di quegli impegni e di quei “contatti”, se mai ci sono stati?!?

Cosa ha fatto la pavida sindaca “affinché venga onorata la volontà di Don Marco”?!?

Perché non ha avuto mai la dignità e il coraggio di rendere conto degli impegni pubblicamente assunti?!?

Le parole sono pietre” (Carlo Levi), anche se incise su volatili pagine social, e rischiano spesso di ricadere pesantemente addosso a chi le ha scritte!

La sindaca Manta

Perché Sindaca e Ufficio Tecnico hanno violato clamorosamente e dolosamente il dovere di trasparenza e pubblicità degli atti amministrativi?!? Perché hanno opposto per oltre sette mesi un muro invalicabile (… sino a quando, cinque giorni fa, il muro è dovuto crollare… un attimo prima che il caso fosse portato all’attenzione della Magistratura…) alla mia legittima richiesta del 26 aprile (seguita da diffida del 15 luglio), di avere entro i trenta giorni previsti da legge e regolamento gli atti riguardanti la richiesta dell’innominabile società mercantile di radere al suolo la casa-monastero destinata a biblioteca?!?

Una casa pagata alla diocesi di Otranto la “modica” cifra di “Euro 102.000,00 (centoduemila virgola zero zero)” per farne un volgare e piatto parcheggio, diventato paradigma dell’appiattimento amministrativo agli interessi economici di taluni a discapito degli interessi culturali e generali della comunità!

Stralcio dall’atto di compravendita

E chi verificherà e garantirà che il ricavato di “Euro 102.000,00 (centoduemila virgola zero zero)” versato dai proprietari del supermercato venga ora, insieme alle somme della polizza di don Marco (anche esse donate alla Diocesi), “destinato sempre alle medesime finalità di culto e religione”, come prevede anche “il vincolo di destinazione” inserito nello stesso atto di compravendita del 16.3.2022 redatto dal Notaio Clara Caracuta di Calimera (e la cui clausola è di seguito riportata)?!?

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… e come mai non si sa più niente né vi è più traccia alcuna della volontà di don Marco perché “trovino degna collocazione i volumi della libreria”?!? Che fine hanno fatto le centinaia e centinaia di libri donati per l’“elevazione morale, culturale e religiosa” dei fedeli?!?

Qualcuno – Vescovo, Vicario, Sindaco, Mercante o chiunque ne abbia responsabilità – avvertirà mai l’èthos, il dovere etico e morale, di spiegare ad una comunità “muta, percossa, attonita” (e dimentica) il significato e le ragioni di così “codardo oltraggio”?!?

Tu dalle stanche ceneri sperdi ogni ria parola: il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola, sulla deserta coltrice accanto a lui posò” (“Tu, Fede, allontana dalle ceneri di quest’uomo ogni parola maligna: il Dio che atterra e rialza, che dà dolori e consola si è posto accanto a lui, per consolarlo nel momento solitario della sua morte”).

In questa giornata, in cui avresti compiuto 95 anni, ricevi, Don Marco, onore, lode e gloria imperituri dagli uomini buoni e di buona volontà… e perdona, come avrai già fatto, i miseri!… e che Dio ti abbia in gloria eterna accanto a Lui, generoso Don Marco!

Pantaleo Gianfreda

Il testamento-donazione di Don Marco e (sotto) il successivo testamento olografo


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