Casa di don Marco: stop alla demolizione per carenze nella pratica edilizia e ambiguità dell’Amministrazione comunale

Casa di don Marco: stop alla demolizione per carenze nella pratica edilizia e ambiguità dell’Amministrazione comunale

23 Aprile 2022 0 Di Pantaleo Gianfreda

I lavori di demolizione della casa di via Roma del defunto don Marco Guido sono stati al momento fermati.

È quanto ha richiesto l’Ufficio Tecnico comunale dopo il clamoroso “caso” sollevato da questo blog e l’indignazione suscitata nell’opinione pubblica, che hanno obbligato l’Amministrazione ad “aprire” finalmente ed esaminare la relativa pratica edilizia. Non a caso scrivo “aprire” e non “riaprire”.

Solo ieri, infatti, l’Amministrazione comunale ha “scovato” e iniziato l’esame della pratica edilizia – una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) – presentata sin dal 7 aprile dalla “Chateau noir srl”, la società proprietaria del Supermercato di via Roma, cui la Diocesi di Otranto ha venduto “per trenta denari” la contigua casa di don Marco Guido, l’immobile donato dal generoso (e ingenuo) sacerdote perché  fosse “adibito a biblioteca, allocando e conservando nello stesso tutti i libri di proprietà del donante, che saranno offerti alla libera consultazione dei fedeli, per la loro elevazione morale, culturale e religiosa”.

Prima o poi, salvo un intervento dell’Autorità Giudiziaria, l’immobile sarà, invece, raso al suolo e al suo posto dovrebbero nascere dei parcheggi, modificando radicalmente anche la destinazione d’uso dell’area.

Scandalosa, rivoltante ed inaccettabile questa “violenza” fatta alla memoria e alla volontà di don Marco!

Don Marco Guido

Altrettanto scandalosi ed inaccettabili i formalismi e i “giustificazionismi” postumi addotti per coprire verità evidenti e ritardi, omissioni, reticenze e inadempienze da parte dell’Amministrazione comunale.

A mente fredda, dopo la convulsa giornata di ieri che mi ha portato prima ad un sit-in con amici vicino la casa di don Marco e poi negli uffici comunali, rimango esterrefatto dall’approssimazione, dalle reticenze, dalla superficialità e dal pressapochismo amministrativi sulla vicenda.

Sino a ieri mattina nessuno diceva di sapere niente della pratica edilizia presentata dalla “Chateau noir srl”. Poi l’affannosa ricerca da parte del buon tecnico “esterno” convenzionato con il Comune e titolare del procedimento, che “fotografa” il caos persistente nell’Ufficio Tecnico comunale. Infine, il goffo tentativo della sindaca di derubricare a “fatto privato” (o tra privati) ciò che era ed è di rilevanza pubblica e giustificare la prolungata (e sospetta) assenza sul caso da parte dell’Amministrazione comunale (per i non addetti ai lavori: se il Comune non si pronuncia entro 30 giorni su una Scia, questa “matura” ogni validità, anche se presenta carenze e aspetti discutibili).

Una cosa è certa: appena il tecnico comunale “ha messo mani” alla pratica della “Chateau noir srl” (che, in italiano, significa – guarda caso! – “Castello nero”) si è accorto che “qualcosa non andava”, la documentazione prodotta era carente e che bisognava fermare immediatamente i lavori sino a quando la pratica non fosse stata integrata dei documenti carenti. Solo allora si potrà procedere all’esame della pratica… e, intanto, i lavori di demolizione erano già iniziati e solo un caso fortuito ha impedito che fossero portati a termine.

Appare, pertanto, una “foglia di fico”, surrettiziamente appiccicata su private e pubbliche “impudicizie”, il pur legittimo comunicato, assai formale (come nel suo stile… vedi il “caso Mazzotta”), di Laura Manta sul suo profilo facebook per giustificare la latitanza e l’“ignoranza” dell’Amministrazione sulla vicenda.

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Un sindaco non poteva non sapere. Se realmente non sapeva (ho i miei dubbi) dovrebbe preoccuparsi (non solo lei, ma anche noi cittadini) e cominciare a pensare a fare bene il sindaco e non perdere tempo nella sua “likemania” e “dipendenza compulsiva” da facebook.

La sindaca L. Manta

Soprattutto, un sindaco non può apparire come l’“avvocato d’ufficio” di un’azienda privata rivelatasi “in difetto”, che con prepotenza ha dato inizio ai lavori di demolizione senza attendere le risultanze istruttorie dell’ Ufficio tecnico, che ha già rilevato carenze nella pratica edilizia… l’avrebbe fatto se non avesse avuto almeno l’impressione di avere “le spalle coperte”?!? (a tal proposito, “galeotta fu…” una condivisione così eloquente, interessata e compromissoria del post facebook della sindaca!).

Se, come sostiene Laura Manta, è tutto legittimo e lecito perché, dopo l’iniziale assenso, lei si è poi ben guardata, dopo aver preso visione dell’atto di donazione e del testamento olografo, dall’accettare il “dono” dei libri di don Marco offerti al Comune dalla “Chateau noir srl”?!?

Davvero “Nulla poteva e nulla può fare il Comune di Collepasso… per intervenire nel merito di una donazione e successiva vendita del tutto giuridicamente lecita”, come scrive?!?

Questione di punti di vista e, soprattutto, di sensibilità giuridiche, politiche ed etiche (queste ultime, per la verità, quasi sempre aliene alle prime due).

Anche il governatore romano della Giudea Ponzio Pilato ritenne “giuridicamente lecita” la sua azione di “lavarsi le mani” circa il destino del povero Gesù Cristo, condannandolo di fatto alla crocefissione. Come oggi il povero don Marco, “crocefisso” dai “sommi sacerdoti” del suo stesso Tempio e dai tanti “scribi e farisei ipocriti”, che (non dimentichiamolo) erano gli esperti e i custodi della legge ebraica!

… è solo questione di “sfumature”… sono queste che determinano spesso il destino delle persone e, soprattutto, dei loro interessi “concreti”!

L’unica sacrosanta verità è che la volontà di don Marco, espressa nella donazione e nel testamento olografo, era esclusivamente quella di donare la sua casa per fare una biblioteca aperta alla “libera consultazione dei fedeli, per la loro elevazione morale, culturale e religiosa”… il resto è “roba da legulei” e potrebbe anche rappresentare un certo interesse da parte della Procura della Repubblica.

La clausola successiva, cui in qualche modo don Marco era stato “costretto” (almeno secondo quanto riferito da chi lo aveva accompagnato presso il notaio), aveva ed ha valore puramente subordinato e recita: “Qualora si dovesse ravvisare la necessità o l’opportunità di alienare l’immobile oggi donato, sarà cura dell’Arcivescovo, o dei suoi delegati, fare in modo che il netto ricavato della vendita sia destinato sempre alle medesime finalità di culto e religione e che trovino degna collocazione i volumi della libreria”.

L’atto di donazione e (sotto) il testamento olografo di don Marco

La Diocesi ha mai almeno tentato di eseguire puntualmente le volontà di don Marco?!? Non mi pare, se si considera che già mesi dopo la sua morte era disponibile a vendere la casa e poi l’ha volutamente e irresponsabilmente lasciata marcire per avere l’alibi della sua vendita.

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La costituzione per lascito di una biblioteca è un “fatto privato” o “tra privati” o interessa anche l’intera comunità, la sua formazione e la sua evoluzione culturale e, pertanto, anche chi è a capo di una comunità?!?

Capisco la latitanza della vecchia e insensibile Amministrazione, quando cinque anni fa sollevai su questo blog il problema della possibile vendita con un articolo che fece clamore e indusse la Diocesi a soprassedere alla vendita… ma non riesco a capire questa Amministrazione “nuova e giovane” che vorrebbe cambiare il paese, ma si sta lentamente e irreversibilmente “menozzizzando”. Non vuole comprendere che un vero e possibile cambiamento parte proprio da una irrisolta “questione culturale” e che certi segnali, come l’intera vicenda della significativa “donazione” culturale vilipesa e tradita, sono devastanti?!? … e l’atteggiamento formale e cinico da parte della sindaca e di tutta l’Amministrazione (dove sono i desaparecidos assessori all’Urbanistica e alla Cultura?!?) fa poco ben sperare sulla possibilità di un vero e reale cambiamento.

Ecco perché la vicenda assume un significato e un ruolo che vanno oltre il contingente.

E nel merito… che fine ha fatto “il netto ricavato della vendita”?!? Che fine hanno fatto mobili e libri destinati alla biblioteca che doveva essere costituita in quella casa, la cui ristrutturazione doveva essere pagata persino con i soldi della polizza assicurativa, anch’essi donati da don Marco?!? … e che fine hanno fatto i soldi della polizza?!?

È di dominio pubblico che i libri siano stati dispersi “in mille rivoli” e che alcuni abbiano persino trovato approdo in qualche noto “mercatino”, dove sono approdati anche due camion carichi dei mobili della casa di don Marco, mentre altri mobili residui giacciono buttati in prossimità del marciapiede… ma la sindaca, sfoderando la sua formale cultura giuridica e in “likevole” compagnia di prediletti “nani e ballerini”, ne fa una questione di forma… l’importante è salvare la “forma” e conquistare il consenso dei tanti “gattopardi” che l’attorniano (quelli del “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”) … mentre la “sostanza”, cioè la scandalosa realtà di un generoso sacerdote tradito e vilipeso dai “trenta denari” di qualche “giuda”, i suoi libri dispersi, mobili e arredi messi in vendita al mercatino, la casa rasa al suolo per far posto ad un parcheggio… questa “sostanza” non interessa alla sindaca, che “si nasconde dietro un dito” e sfodera i suoi “leguleismi” sostanzialmente per “coprire” l’azienda acquirente ma anche la vergognosa scelta della Diocesi.

Alcuni mobili sfasciati e “buttati” all’esterno della casa

Ognuno è libero di scegliersi i suoi compagni di strada… personalmente ne sto alla larga!

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Sulle “coperture” spieghi, però, la sindaca perché non abbia interessato Vigili o Carabinieri per un sopralluogo e relazionare sullo stato dei luoghi e dei lavori (o anche questa è questione privata?!?) non solo dopo le evidenze pubbliche e fotografiche, ma persino dopo che il tecnico comunale incaricato ha appurato che la “Chateau noir srl” non poteva iniziare i lavori perché la pratica edilizia è carente (e, di fatto, potrebbe risultare abusivo l’inizio dei lavori ed essere passibile di sanzioni la società che li ha commissionati).

… per cui le “frottole” le lascio “raccontare” ad altri, soprattutto a qualche roboante e antico “nano” neofascista “gattopardatosi” in “ballerino” della sinistra e fervido sostenitore della “Cara Laura…”!

Io non aborro la “forma”, di cui non si può fare a meno, ma che spesso occulta le verità, assolve colpevoli e condanna innocenti… privilegio, soprattutto, la “sostanza”, che si vede e si tocca! … e la “sostanza” è che attorno a questa vicenda, oltre il grave “tradimento” verso don Marco, ci sono aspetti oscuri che un sindaco non può far finta di ignorare solo per non inimicarsi alcuni “potentati”.

Infine, la “Cara Laura” poteva anche evitare, per serietà e buon gusto, quella chiosa finale: “sarà mia cura contattare la Curia di Otranto al fine di sollecitare e rendere nota la sensibilità della nostra comunità affinché venga onorata la volontà di Don Marco”!

Come, in quale modo, con quali strumenti concreti e reali?!? Come pensi, “Cara Laura”, che possa essere oggi “onorata”, quando è stata già così palesemente violentata, “la volontà di don Marco”?!?

Pensi forse che il generoso sacerdote possa essere in qualche modo “onorato” di fronte ad una casa generosamente donata e rasa al suolo, alla “diaspora” dei suoi libri, suppellettili e mobili o di un parcheggio ad uso di un supermercato, “monumento” all’affarismo e al consumismo e non certo alla cultura?!?

Al momento mi fermo qui. Chiudo, però, riportando il messaggio di una persona attenta, sensibile e acculturata, che mi sembra emblematica dei sentimenti che in questo momento avvertono tante persone costrette a vivere nelle “catacombe” per non essere “fuori dal coro” dei tanti “nani e ballerine” riciclatisi dal “menozzismo” al “mantismo”: “Hai visto l’uscita squisitamente “leguleia”, per non dire “pilatesca”, della sindaca Manta? Io me l’ero già immaginata considerata quella clausola grimaldello dell’atto notarile, artatamente introdotta dalla “benpensante” Curia o per meglio dire “Cura” (visti i c… propri preminenti che si ripromettevano di fare). Troppo buono don Marco. E i commenti al post, di un servilismo e lecchinaggio ributtanti. Risultato: abbiamo un santo in più, che ufficialmente nessuno riconoscerà, e la casa di Dio, nuovamente, invasa dai mercanti del Tempio”.

Parole sante!

Pantaleo Gianfreda