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“Settimana corta” nel Comprensivo Collepasso-Tuglie: didattica ridotta, istruzione più “corta” e piccoli “gesucristi” crocefissi…

Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù detto Cristo?”, domandò Ponzio Pilato al popolo. E il popolo gridò: “Barabba!”. “Che farò dunque di Gesù?”, disse Pilato. “Sia crocifisso!”, rispose il popolo. “Che male ha fatto?”, obiettò Pilato, convinto dell’innocenza di Gesù. Il popolo gridò ancora più forte: “Sia crocifisso!”… e Pilato “prese dell’acqua e si lavò le mani”, consegnando Gesù alla “giustizia” del popolo.

Il passo del Vangelo di Matteo è spesso richiamato per dimostrare che il “popolo” non sempre ha ragione. Spesso, anzi, soprattutto quando è manipolato da interessati “sacerdoti del tempio”, fa scelte scellerate.

Nelle piccole e grandi cose, la storia si ripete spesso e il “fotogramma” di quell’Uomo innocente crocifisso per volere del “popolo” appare, soprattutto in questi tempi, di tragica attualità.

Mutatis mutandis, è quello che in micro è avvenuto nell’Istituto Comprensivo Statale Collepasso-Tuglie.

Sede amministrativa scolastica di Collepasso e (sotto) sede scolastica Tuglie

Ponzio Pilato (Dirigente scolastico e Consiglio di Istituto) si rivolge al “popolo” (i genitori, più specificatamente “un genitore per bambino”) e chiede: “Volete che i vostri figli facciano più scuola ed abbiano più istruzione o volete che facciano meno scuola ed abbiano meno istruzione?”… ed il “popolo”: “…meno scuola… meno istruzione!!!”. “Che male hanno fatto i vostri figli per essere privati del diritto di fare più scuola ed avere maggiore istruzione?!?”, tenta di obiettare Pilato (“Si avrà un orario scolastico giornaliero più oneroso con verifiche e interrogazioni che potranno essere effettuate anche durante la 5^ e la 6^ ora”, avverte la Dirigente scolastica)… ma “il popolo grida ancora più forte”: “…meno scuola … meno istruzione… siano crocifissi i nostri piccoli gesucristi…”!

Dalle metafore al reale.

Francesco Merenda, presidente Consiglio Istituto 

Alcuni genitori sollecitano da tempo gli organismi scolastici ad introdurre la “settimana corta” nell’Istituto Comprensivo Statale Collepasso-Tuglie. Altre scuole (dicono) già lo fanno (… mai “copiare” il meglio, sempre il “peggio”!!!). Dirigenti ed Organismi accorti avrebbero subito troncato sul nascere la richiesta. Per “lapalissiani” motivi formativi e di politica scolastica.

Da tempo sembra accentuarsi e prevalere, infatti, la volontà bipartisan (sia con il precedente governo giallo-verde che con l’attuale giallo-rosso) di introdurre obbligatoriamente in tutte le scuole primarie il tempo pieno (40 ore settimanali), oggi prevalente solo al Nord. I due “antipodi” territoriali sono rappresentati da Milano, dove il 90% dei bambini frequenta il tempo pieno, e Palermo con il 4-5%.

Eccettuato il Lazio con il 58,4% di classi a tempo pieno, nei primi sei posti della classifica ci sono solo Regioni settentrionali: Piemonte (57%), Toscana (55,6%), Lombardia (54%), Emilia Romagna (53,1%) e Liguria (51%). Il gap rispetto al Sud è enorme: Calabria 28,5%, Campania 22,3%, Puglia 18,7%, Molise 12%, Sicilia 11,6%. Alla fine dei 5 anni di scuola primaria è come se gli alunni del Nord fossero rimasti in classe un anno in più. Un gap che va assolutamente superato!

Il Governo ha inserito nell’attuale legge finanziaria oltre 160 milioni di euro per garantire nei prossimi anni l’assunzione di duemila insegnanti con l’obiettivo di iniziare a implementare il tempo pieno in tutte le scuole primarie italiane, specialmente nel Mezzogiorno, dove maggiore è il ritardo.

Nell’Istituto Comprensivo Collepasso-Tuglie, invece, dopo un “monitoraggio” indetto dal Consiglio di Istituto nella seconda metà di dicembre, i genitori decidono la “settimana corta” per l’anno scolastico 2020-21, la riduzione di due ore di didattica nella Primaria (da 29 a 27 ore) e il minimo ministeriale delle 30 ore previste per la Secondaria.

I risultati del “monitoraggio” di dicembre dei genitori (ha votato “un genitore per bambino”)

L’orario scolastico viene così diluito su cinque giorni: Secondaria dalle 8.00 alle 14.00 (sei ore di seguito dal lunedì al venerdì), nella Primaria dalle 8.00 alle 13.30 (lunedì-giovedì) e 8.00-13.00 il venerdì (discorso a sé merita la Scuola dell’Infanzia, dove la “settimana corta” potrebbe avere anche una qualche giustificazione).

Nuova articolazione oraria A.S. 2020-2021

Attenzione: non tutti i genitori sono stati chiamati ad esprimere il “voto”, ma solo… “un genitore per bambino”!!! … quale, poi – se il padre o la madre -, e per quale misteriosa motivazione non è specificato.

Sembra una barzelletta, ma non lo è… e non so se ridere o piangere, considerata la palese illegittimità di simile modalità di voto, chiaramente finalizzata a raggiungere obiettivi predeterminati, in plateale contrasto con il buon senso (e la Costituzione). Cosa direbbero i geniali decisori di questo sistema di “democrazia dimezzata” se il Governo decidesse di far votare un solo componente della famiglia nelle elezioni politiche o amministrative?!?

Paolo Menozzi, sindaco di Collepasso

Possibile che nessuno senta il dovere civico di indignarsi per una decisione che va a danno dei ragazzi/e?!? Poi ci si lamenta dei giovani che scappano, delle carenze didattiche delle giovani generazioni, degli atti di vandalismo compiuti da ragazzini/e, del Sud “fanalino di coda” in ogni indice socio-economico, scolastico, culturale, ecc., ecc.

A me, invece, appare empia e blasfema l’assurda decisione della “settimana corta” e, al contempo, preoccupante la diffusa sottovalutazione (con riserve da parte di qualche docente) su una scelta che penalizza indifesi ragazzi/e, avallata proprio dai genitori.

Massimo Stamerra, sindaco di Tuglie

Sarà, parafrasando Kundera, “l’insostenibile leggerezza dell’essere” oggi genitori?!?

Succede non certo perché vogliano essere contro i propri figli, ma perché spesso vittime “non vaccinate” di “impulsi” superficiali alimentati soprattutto dai social, in particolare i social “carsici” delle imperversanti chat WhatsApp, che “penetrano” lente e inesorabili in cervelli talora disarmati e “fanno opinione”, spesso distorta e superficiale. In certi genitori forse anche per un ossimorico “egoismo d’amore”… (“egoismo” ed “amore” sono, però, termini antitetici…). Per “amore” dei propri figli i genitori dovrebbero chiedere – anzi, pretendere – più scuola, più istruzione, più cultura, più socializzazione, più “saperi” e abbandonare ogni malinteso “egoismo d’amore”, che pretende irrazionalmente un maggior “possesso” per sé dei propri figli.

Succede, però, anche per la mancanza di coraggio e, talora, per la “vacuità”, il disinteresse e la superficialità di rappresentanze istituzionali ad ogni livello.

C’è, però, un altro elemento che rende assurda ed illegittima, oltre che frustante ed antieducativa per i ragazzi/e, la decisione della “settimana corta” nell’Istituto Comprensivo Collepasso-Tuglie.

L’Autonomia scolastica, in cui il ruolo del Dirigente è centrale, e l’elaborazione di seri Piani dell’Offerta Formativa prevedono il confronto e la partecipazione alle decisioni, seppur su diversi piani di autonomia, di altre componenti scolastiche e del “territorio”, le cui “attese e bisogni” devono essere espressi in “stretta collaborazione con gli Enti locali interessati” (come prevede la normativa).

M. Francesca Conte, Dirigente scolastico

Gli indirizzi del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, ad esempio, vengono definiti dal Dirigente scolastico che “attiva rapporti con i soggetti istituzionali del territorio e valuta eventuali proposte delle rappresentanze sociali”. I soggetti del “territorio” sono ben individuati: Comune, nel caso di scuola dell’obbligo, e “rappresentanze sociali”, cioè le forme organizzate della società sul territorio.

Non credo che i Comuni di Collepasso e Tuglie e le “rappresentanze sociali” siano stati mai coinvolti od abbiano condiviso una scelta così importante e mi auguro che facciano sentire la loro voce in difesa dei diritti dei nostri ragazzi/e ed aprano un serio confronto con l’Istituzione scolastica.

La “settimana corta” avrebbe una logica nell’ambito della scuola a tempo pieno. In caso contrario è solo penalizzante per la formazione delle nostre giovani generazioni, già penalizzate rispetto ai loro coetanei del Nord. Qualcuno pensa davvero, ad esempio, che ragazzi/e costretti a sei ore di lezione di seguito (8.00-14.00) possano “rendere” al meglio con “un orario scolastico giornaliero più oneroso con verifiche e interrogazioni che potranno essere effettuate anche durante la 5^ e la 6^ ora”, come ha avvertito e scritto la stessa Dirigente scolastica Francesca Conte?

La Dirigente dovrebbe, però, dimostrare coerenza, considerato che “l’ultima parola” spetta a lei, revocando una decisione che danneggia i nostri ragazzi/e.

Mi auguro, al contempo, che il Consiglio di Istituto, presieduto dal tugliese Francesco Merenda, prenda coscienza e sensibilizzi i genitori sull’errore compiuto ed apra un confronto con le due Amministrazioni comunali, le altre componenti scolastiche e le “rappresentanze sociali” del territorio per permettere ai nostri ragazzi/e di avere + scuola, + formazione, + istruzione per essere in grado di affrontare il difficile futuro con un maggiore bagaglio di conoscenze e “saperi”.

Pantaleo Gianfreda

Pubblicato da il 2 Febbraio 2020. Filed under Cronaca. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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