Fotovoltaico selvaggio? “E’ soltanto fango politico”

12 Marzo 2011 Off Di Pantaleo Gianfreda
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Il sindaco di Collepasso difende l’operato della sua amministrazione e dell’assessore Gianfreda, fratello di uno degli indagati nella costruzione dell’impianto. Per Maritati sono strumentalizzazioni

 
Solo strumentalizzazioni politiche e nessun reato accertato: così l’amministrazione comunale di Collepasso, per voce del suo sindaco, Vito Perrone, ha voluto fare alcune precisazioni sulla vicenda del sequestro dei terreni di proprietà di un’intera famiglia sui quali, secondo indagini al momento in corso, sarebbe presto sorto un mega impianto fotovoltaico di tipo industriale, in Contrada Manimuzzi, aggirando tutte le normative in vigore.
Il clamore suscitato dall’operazione condotta dai carabinieri di Casarano ha avuto un’eco talmente forte, da spingere l’amministrazione comunale a convocare una conferenza stampa presso Palazzo Adorno, a Lecce per “smacchiare un’intera comunità dall’infamante marchio di gente dedita al malaffare”, a detta dello stesso Perrone.
Nella vicenda era stato tirato in ballo anche l’assessore allo Sviluppo economico, Pantaleo Gianfreda, fratello del proprietario dei terreni spartiti tra i figli e poi posti sotto sequestro, il quale, pur non essendo indagato, ha abbandonato la carica in segno di “rispetto nei confronti dell’intera l’amministrazione”.
Le indagini della magistratura procedono per tutti i reati ipotizzati, ma intorno alla questione si sarebbe sollevato, a detta dei vertici comunali, solo un gran polverone mediatico privo di fondamento perché il progetto, garantisce Perrone, stava per essere ritirato prima che ci mettesse mano la giustizia.
“Sui terreni non sono mai iniziati i lavori, tant’è vero che i carabinieri hanno dovuto fissare dei paletti su cui mettere i sigilli del sequestro, non essendoci alcuna costruzione – ha precisato il sindaco – inoltre le nove Dia (ndr: presentate da altrettanti parenti dell’indagato, collegando le quali sarebbe nato un impianto di potenza ben superiore ai 6 Mwp tollerabili), stavano per essere ritirate. Questa decisione mi è stata comunicata dalla famiglia stessa, ben venti giorni prima dell’intervento della magistratura”.
Ma perché il progetto stava per essere annullato? Perrone fornisce due spiegazioni: innanzitutto perché vi sarebbe un’illegittimità rispetto alle normative in vigore, e poi perché il collegamento con l’impianto elettrico avrebbe reso l’operazione antieconomica.
Rispetto alle dimissioni del suo assessore, Perrone non ha dubbi nel parlare di una strumentalizzazione politica da parte del centro-destra che, non trovando altri spunti per criticare l’amministrazione comunale di Collepasso, avrebbe individuato un pretesto per scandalizzare l’opinione pubblica. “L’intera famiglia dei proprietari terrieri, che io conosco bene, è passata per quello che non è: gente disonesta che agisce nell’illegalità”, continua Perrone.
La frecciata politica del sindaco era evidentemente rivolta al suo predecessore, Salvatore Perrone, oggi assessore provinciale, che avrebbe dato vita all’indagine dei carabinieri presentando un esposto. “Parliamo di una persona che è già stata condannata per diffamazione e dovrà rispondere alla magistratura di altri reati”, ha chiosato il sindaco.
Anche il senatore del Pd, Alberto Maritati ha parlato di “strumentalizzazioni indegne da parte del centrodestra”, fornendo una sua versione dei fatti: “Si tratta di un padre che ha diviso la sua proprietà terriera tra i figli, come fanno in molti e il frazionamento è avvenuto al di fuori di ogni sospetto perché precedente alla richiesta di autorizzazioni”.
Secondo Maritati, l’allarme sulle possibili irregolarità, quando si parla di impianti che sfruttano le energie rinnovabili, è talmente alto che ogni nuovo progetto solleva subito sospetti. “Siamo sicuri che la magistratura archivierà tutto”, è stata l’unanime conclusione.

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Pantaleo Gianfreda
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