Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La Stampa parla della nostra Irene Leo

ireneleoSotto il titolo "Semplici come sereni", La Stampa di Torino, con un articolo di Maurizio Cucchi, parla anche della nostra poetessa Irene Leo.


Irene Leo ha tensione e si muove bene attorno a immagini insolite, spesso interessanti, suggestive: «Se l'acqua lava ciò che penso, / forse un iris nasce tra quel fango, dopo. / Chiara la notte senza sangue e corpo, a volte / è la mia mano, / Ma non c'è occhio cieco tra le ciglia del grano morto, / l'onda ferrosa della vita attanaglia la lingua». A volte, si vede, tende a forzare la mano.

Massimo Calcaterra merita, non fosse che per la sua attenzione ai grandi poeti del Novecento e per la compiutezza formale dei suoi testi, pur molto vari. Dedica una poesia a Vittorio Sereni («Svernano i nostri fantasmi /celandosi nel blu etereo /di giovani spiragli»), una a Lucio Piccolo, una a Giorgio Caproni, di cui cerca l'asciuttezza di tono: «Decifrare /è scrivere l'attesa, /è somatizzar parole, /inciampare in pigri /senhal. //Imbrogliare carte /- far perdere la partita – /dissolvere nel verso /l'irrisolto accordo /della vita». Di Sereni e Caproni farebbe bene anche a riprendere la sobria semplicità, limitando le zeppe letterarie.

Consigli che rivolgo anche a Laura Ferrario, che si presenta con modalità di un lirismo verticale, esistenziale, di sicuro decoro: «Sostare su una duna /stropicciata dal vento /segnando un passo incerto /sul lenzuolo caldo della vita».

Angelo dice: «Probabilmente nemmeno mi leggerete». No, leggo tutti i testi che ricevo; ma chi scrive, lo ripeto, dovrebbe almeno firmarsi per intero. Quanto ai versi di Angelo, non posso dire che siano sgradevoli, ma aggiornarsi sicuramente gli gioverebbe: «L'amore per il prossimo, o lo senti/dal cuore scaturir come ruscello /o non ci sarà chi, per quanto bello,/potrà spiegarlo con degli argomenti».

Infine una notevole poesia di Sergio Costa, anni 24:
«Il piccolo esemplare di mammifero
qui esposto al pubblico ludibrio non sa
delle sue movenze goffe da ubriaco
né del riso che suscita in coloro
che lo vedono costretto
a una vita d'artista.
Solo a volte cade in un sonno pesante
nel mezzo del più bello inscenando
tra gli strumenti
e i propri bisogni
una sottile sommossa
».

Pubblicato da il 10 Giugno 2008. Filed under Cultura e Scuola. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.