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Ancora “malapolitica”. La barbarie continua…

In questi ultimissimi giorni, due squallidi poemucoli anonimi sono stati diffusi per il paese prendendo pesantemente e vigliaccamente di mira la mia persona. La "canaglia" furibonda, sebbene moribonda, imperversa ancora a Collepasso. Sembra evidente la provenienza di tali oscenità… Ma faccio veramente tanta “paura” a lorsignori? Si mettano l'anima in pace! Non “creperò” per le loro calunnie. La mia coscienza è tranquilla e la mia onestà limpida. Non altrettanto le loro…

Il 22 novembre, giorno di santa Cecilia, un anonimo e lurido poemucolo pirata viene prodotto nel letamaio di un noto “porcaio” collepassese. Qualcuno provvede alla sua silente e pestifera distribuzione. In un lampo il paese ne è sommerso. Titolo del poemucolo “La farsa ‘pantalea’”. Lo spunto per i vomitevoli “effluvi porcaiuoli”, le mie dimissioni da vicesindaco, il rigetto delle stesse da parte del Sindaco e il mio rientro in Amministrazione.

Già precedentemente, l’8 settembre scorso, ma anche all’inizio di quest’anno, altri analoghi poemucoli anonimi contro l’Amministrazione (con particolare “riguardo” alla mia persona) erano stati diffusi nel paese.

Ieri, 26 novembre, giorno di san Corrado (da Costanza) – il nome, di provenienza tedesca, significa “consigliere audace” -, un poemucolo ancor più lurido e vomitevole (dal titolo "Disse male di tutti, tranne che a Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco!) tenta di "infettare" ancora la nostra comunità. A quanto pare, in tarda mattinata. In pieno giorno. Uno viene persino “depositato” sull’uscio di una porta laterale del Palazzo Municipale.

Il titolo del poemucolo dovrebbe essere un celebre riferimento al poeta Pietro l’Aretino. Tali riferimenti, non precisamente corretti, dimostrano, però, la scarsa dimestichezza letteraria del poeta-porcaiolo, sebbene, come dirò appresso, il richiamo all'Aretino rilevi inconsciamente nel soggetto tarde ed evidenti psicopatie freudiane, utili per appropriate indagini.

La citazione corretta riferita all’Aretino, infatti, è: “Qui giace l'Aretin, poeta tosco, di tutti disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: non lo conosco”. Essa riguarda il finto epitaffio che il contemporaneo poeta Paolo Giovio preparò sarcasticamente per Pietro, nato ad Arezzo da una bella cortigiana, uomo – come ci raccontano gli storici – senza nome, senza famiglia e senza amici. L’Aretino, gran “filibustiere” di primordine, rispose subito “per le rime” al Giovio: “Qui giace il Giovio, storicone altissimo, di tutti disse mal, fuorché dell'asino scusandosi col dir: egli è mio prossimo”.

Come si vede, lo stesso Aretino ha provveduto a rispondere 500 anni fa al Giovio collepassese…

C’è anche da aggiungere che l’Aretino, nato nel 1492, dopo essere stato cappuccino a Ravenna, smise l’abito talare e si diede alla bella vita. Sono noti i suoi “Sonetti lussuriosi”, che fanno arrossire anche il più “scafato” gaudente di oggi e dimostrano “ca sempre mundu è statu…”! Mi permetto di dedicare, comunque, il sonetto XIII (“Questi nostri sonetti fatti a …. s’assomigliano a voi, visi di….”) del Libro II dell’opera aretina al poeta-porcaiolo nostrano. Ad analizzare bene i suoi scritti, si tratta, infatti, indubbiamente di uomo rancoroso, libidinoso e represso, forse anche con le guance (e non solo) flaccide, che “esterna” le sue problematiche psicopatologiche con questi metodi. Del personaggio mi son fatto un profilo psicosomatologico ben definito. Che dire?!? Voglio essere comprensivo e saggio. Meglio questo tipo di “sfoghi”, pur colpendo ingiustamente e canagliescamente la mia persona, che reazioni e "atti" alla “olindoromano&rosabazzi”! Absit iniuria verbis!

Per tornare all’ultimissimo poemucolo, lo “spunto” dei vomitevoli e pestiferi “effluvi porcaiuoli” questa volta riguarda un mio presunto “scontro con gli anziani” avvenuto la sera del 24 novembre.  Una “libera” e sgrammaticata – altrimenti che “popolo della libertà” sarebbe! – new entry di un blogger collepassese ha titolato persino “Vicesindaco VS gli anziani”! Mi consenta pubblicamente di esprimerLe il mio “dissenzo” (!!!), giovane blogger, che mi onori di così tante atten(s)ioni… Capisco i soliti e spennati “avvoltoi” che si buttano su ogni cosa che mi riguarda stravolgendola completamente e “raccontandola” a loro piacimento… ma un giovane così, già “vecchio” in metodi e costumi politici, fa "piangere" sul futuro della destra a Collepasso!

Non c’è proprio speranza, nemmeno tra i militanti giovani, per un centro-destra democratico, moderato e serio in questo paese?!?

Naturalmente, nell’episodio citato, sul quale la mattina dopo Rosa, Cecilia, Luigi e Roberto (4 noti consiglieri di opposizione) hanno presentato immediatamente (e per il grande “affetto” che nutrono nei miei confronti) interrogazione al sindaco – nota: interrogazione del 25… poemucolo anonimo del 26 … non impressiona la consecutio temporum “ad orologeria”?!? -, io non sono il “carnefice”, ma la vittima. In quella serata, infatti, sono stato io ad essere stato minacciato, offeso ed oltraggiato da una persona anziana, la quale solo pochissimi mesi fa aveva tentato di intimidirmi. All’epoca, cercai di comprendere l’umano sfogo di un padre.

Anche questi fatti, purtroppo, vanno inquadrati nel clima di barbarie sociale e politica scatenata dall’opposizione. Ritengo, infatti, moralmente e politicamente responsabili di questi episodi proprio coloro che cercano in ogni istante di fomentare tensioni e malvagità contro l’Amministrazione e la mia persona in particolare.

Non era mio diritto e dovere (essendo un amministratore) rispondere con fermezza a certe incaute parole?!?

Ma si sa, né ai consiglieri di opposizione né al vigliacco che si nasconde dietro l’anonimato (ma è proprio un anonimo? Io un’idea ce l’ho!) interessano più di tanto le mie fondate ragioni. L’importante per loro è spargere veleni, sospetti, diffamazioni, calunnie contro il loro amato “Pantaleo”.

E si sa, come canta don Basilio nel rossiniano “Barbiere di Siviglia”, che “la calunnia è un venticello…”. Riporto interamente i significativi versi del libretto rossiniano al riguardo:

La calunnia è un venticello,

un'auretta assai gentile

che insensibile, sottile,

leggermente, dolcemente

incomincia a sussurrar.

Piano piano, terra terra,

sottovoce, sibilando,

va scorrendo, va ronzando;

nelle orecchie della gente

s'introduce destramente

e le teste ed i cervelli

fa stordire e fa gonfiar.

Dalla bocca fuori uscendo

lo schiamazzo va crescendo

prende forza a poco a poco,

vola già di loco in loco;

sembra il tuono, la tempesta

che nel sen della foresta

va fischiando, brontolando

e ti fa d'orror gelar.

Alla fin trabocca e scoppia,

si propaga, si raddoppia

e produce un'esplosione

come un colpo di cannone,

un tremuoto, un temporale,

un tumulto generale,

che fa l'aria rimbombar.

E il meschino calunniato,

avvilito, calpestato,

sotto il pubblico flagello

per gran sorte va a crepar”.

C’è, però, per quanto mi riguarda, un finale che non credo mi riguardi. Io, Dio volendo!, non “creperò” per le loro calunnie. La mia coscienza è tranquilla e la mia onestà limpida. Non altrettanto le loro…

E poi, voglio essere realista e ragionevole: se lorsignori arrivano a mettere in atto comportamenti così incivili, barbari e rabbiosi, significa proprio che "sono alla frutta", non hanno argomentazioni serie da contrapporre. Sono evidenti il loro isolamento sociale e la loro sconfitta politica!

Certo, occorrerebbe finalmente che anche la "società civile" e tutte le persone serie ed oneste, stanche di questa malapolitica, facessero sentire forte la loro voce di ribellione e protesta!

Pubblicato da il 27 Novembre 2008. Filed under Cronaca. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.