Vicenda “Carabinieri”: le verità che qualcuno vorrebbe nascondere o archiviare
Scritto da Pantaleo Gianfreda
lun 10 agosto 2009
Dopo un ulteriore volantino dell’opposizione contro di me, rendo pubblici i contenuti della memoria-ricorso al Gip a seguito dell’archiviazione del mio esposto da parte del Pm sui gravi fatti del giorno 13 ottobre 2008 e seguenti. In quella data fui fermato da una pattuglia dei Carabinieri e sottoposto a test tossicologico, i cui risultati furono negativi. Pochi giorni dopo fui fatto oggetto di scritti anonimi e calunniosi da parte di un mascalzone. A causa di indagini superficiali ed omissive, circostanze e interrogativi pesantissimi sono rimasti, per il momento, senza risposta. L’integrale lettura dell'allegata memoria aiuta a capire quanto sostengo. Per quanto mi riguarda, continuerò la mia battaglia per ottenere giustizia e far conoscere la verità.
Ringrazio questa volta i consiglieri comunali di opposizione, i quali, sebbene perseverino in una campagna persecutoria ed ossessiva contro la mia persona, mi costringono a rendere pubbliche e dare a tutti la possibilità di far conoscere “scottanti” e sconcertanti verità.
Mi riferisco all’ultimo e recente volantino, a firma dei “sette”, dal titolo “I Consiglieri di opposizione esprimono solidarietà all’Arma dei Carabinieri: l’ex-Vicesindaco li denuncia tutti, ma la Magistratura si pronuncia con 2 archiviazioni!!!”, distribuito l’8-9 agosto.
E’ un “bombardamento” costante contro la mia persona da parte dei sette, ormai irreversibilmente colpiti da una nuova patologia psico-politico-etnoantropologica, definita da psicologi e psichiatri “sindrome di Pantaleo” o, in casi più gravi, “pantaleite acuta”, da cui risulta assai difficile guarire.
I sette, dopo la meschina figuraccia fatta con il volantino della settimana scorsa “Ceffoni e parolacce…”, hanno pensato di “rifarsi” una credibilità diffondendone un altro, che riportava, a differenza del precedente, circostanze apparentemente inoppugnabili.
In effetti, il Gip Aprile ha respinto due ricorsi da me presentati contro le archiviazioni disposte dai Pm Gagliotta e Tramis.
Per mia cultura, non mi scaglio contro l’Istituzione Magistratura, come fanno altri personaggi, ma rivendico il sacrosanto diritto di critica e mi permetto di rilevare l’approssimazione e la superficialità con le quali i due Pm e il Gip hanno “indagato” sui gravissimi fatti da me esposti.
A riprova di quanto affermo, rendo nota la memoria-ricorso (l’esposto contro i sette è fatto collegato), allegata a fine articolo, presentata al Gip contro l’archiviazione predisposta dal pm Gagliotta per i fatti del 13 ottobre 2008 e dei giorni seguenti. In quella data, come qualcuno ricorda, fui fermato da una pattuglia dei Carabinieri di Casarano e sottoposto ad analisi tossicologiche, il cui esito fu totalmente negativo.
L’esposto alla Magistratura fu presentato, i primi giorni di novembre, soprattutto per denunciare l'autore delle ignobili e calunniose lettere anonime contro la mia persona, che, pochi giorni dopo il 13 ottobre, furono inviate a sindaco ed assessori, oltre che per i comportamenti del Carabiniere che mi aveva fermato.
Ebbene, nonostante ulteriori e precise indicazioni sul presunto autore degli infamanti scritti anonimi, il Gip non ha voluto indagare né accertare l'identità e le responsabilità di un soggetto, che, alla luce di mie indagini, avevo indicato come quasi certo responsabile degli scritti calunniosi. Avevo chiesto anche la perizia calligrafica. Non mi è stata concessa. Né si è indagato su un personaggio facilmente individuabile. Perché?!?
Ma chi avrà la pazienza di leggere integralmente l'allegata memoria si porrà anche lui, certamente, tanti altri interrogativi, che anche io ho posto, senza ottenere risposta. Ne elenco sommariamente alcuni e rimando alla lettura integrale della memoria.
1) I fatti della sera del 13 ottobre, alla luce della documentazione successivamente rilevata negli atti giudiziari nel febbraio 2009, hanno avuto evoluzioni che rilevano e rivelano gravissime responsabilità dei due Carabinieri e del comandante della Stazione di Collepasso, oltre il singolare “ruolo” (e, forse, responsabilità) dello stesso Comandante della Compagnia di Casarano. Nella memoria sono rilevati tali elementi, alcuni dei quali di inaudita gravità. Eppure, il Gip ha ritenuto di non prenderli in alcuna considerazione. Perché?!?
2) Dalla lettura degli atti giudiziari, è emerso il particolare e pesante ruolo del mar.llo Giovanni De Siato, comandante della Stazione di Collepasso, contro la mia persona. Perche?!? Per i particolari, rimando alla lettura della memoria. Mi corre solo l’obbligo, qui, di informare che, dopo la lettura delle relazioni del De Siato allegate agli atti giudiziari, mi sono visto costretto, mio malgrado, già dallo scorso marzo, a querelare lo stesso per abuso d’ufficio, usurpazione di pubbliche funzioni, simulazione di reato, calunnia, frode processuale, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ed altri eventuali.
3) Negli atti giudiziari risulta una grave dichiarazione sottoscritta dal sindaco Vito Perrone. In essa questi sostiene che già “circa dieci giorni prima del noto episodio (del 13 ottobre), una persona che non intendo indicare, comunque di posizioni politiche a me avverse, venne a parlarmi occasionalmente e riservatamente, consigliandomi di revocare la carica di vice Sindaco a Gianfreda Pantaleo perché dallo stesso non ritenuto idoneo allo svolgimento del suo compito politico aggiungendo che il Gianfreda faceva uso di cocaina e che, se non vi avessi provveduto io, prima o poi sarebbe stato oggetto di attenzione da parte dei carabinieri”. Il sindaco, nonostante fossi il suo vice, non ritenne di avvisarmi della grave circostanza, che ho appreso solo leggendo gli atti giudiziari nel febbraio 2009, né ha mai voluto fare il nome di questa persona. Probabilmente, l'incredibile episodio non sarebbe successo quella maledetta sera, se il sindaco mi avesse reso edotto di queste terribili e infondate voci, che, a quanto pare, da tempo circolavano già in paese. Sorvolo, per il momento, sulle "vere" motivazioni che lo hanno spinto a questo "strano" comportamento. Il mio legale aveva chiesto al giudice la sua convocazione per approfondire la circostanza, conoscere il nome dell’informatore e capire se, come ho sempre sostenuto, effettivamente da tempo qualcuno tramasse contro di me per “mettermi nei guai”. Il giudice non ha voluto convocare il sindaco né egli ha mai rivelato il nome della persona. Perché?!?
4) La proprietaria del bar “Quo vadis”, dopo il mio fermo del 13 ottobre, mi aveva rivelato che il giorno dopo un soggetto si era recato nel suo bar per chiedere se i giornali riportassero il fatto della sera precedente. Come faceva questo soggetto (un politico locale di opposizione) a conoscere già “la mattina dopo” quanto avvenuto nella tarda serata del giorno precedente?!? Ho acquisito personalmente sulla vicenda ulteriori e più precisi elementi, nonostante risulti da una precedente dichiarazione di un carabiniere, presentatosi in borghese al bar, che la proprietaria avesse negato la circostanza. Non risulta, però, agli atti alcuna dichiarazione sottoscritta dalla titolare del “Quo vadis”. Il mio legale ha chiesto al Gip di convocare la signora per approfondire la circostanza. Non lo ha fatto. Perché?!?
Per il momento mi fermo qui. Anche per non svelare i tanti particolari, alcuni raccapriccianti, contenuti nella memoria-ricorso e che qui riconfermo totalmente, nonostante l’archiviazione, assumendomene la piena responsabilità.
Voglio essere chiaro: continuerò in ogni sede la mia battaglia per la verità. Da un giornale ho appreso che i due carabinieri coinvolti nel fermo, dopo l'archiviazione, hanno intenzione di querelarmi. Spero che lo facciano veramente. Ne sarei felice. Ci sarà “qualche giudice a Berlino”! Ci sarà, prima o poi, qualcuno che sentirà il dovere di indagare sino in fondo e seriamente su fatti incredibili ed assurdi, oltre che gravissimi. Da parte mia, metterò in atto ogni legittima iniziativa perché si accerti seriamente e sino in fondo la verità.
Non saranno certo archiviazioni precipitose e incomprensibili a farmi desistere dal mio legittimo desiderio di ottenere giustizia e fare luce su episodi incredibili e, come si leggerà, sconvolgenti.
Né saranno alcuni politicanti e loro amici, che cercano di riempirmi costantemente di fango e mettermi nei guai, a farmi desistere, fermarmi o impaurirmi.
Non permetto, infatti, a dei gaglioffi di insinuare nemmeno lontanamente che il presunto “attacco all’Arma dei Carabinieri” (mai avvenuto) “era forse - come scrivono i sette consiglieri di opposizione nel loro volantino - un goffo tentativo di ‘mascherare’ qualcosa di molto più serio ed importante che lo poteva riguardare”…
Non esiste alcun “goffo tentativo”. Né esiste “qualcosa di molto più serio ed importante” che mi possa riguardare!
La verità sacrosanta è quella scritta nella memoria-ricorso. Per il momento, i giudici non hanno ritenuto di prenderla in considerazione. Ne sono rammaricato. Oltre che per me, per l’immagine della Giustizia. Rimango, però, fiducioso che, alla fine, la verità e la giustizia trionferanno.
Riconfermo, però, nonostante tutto e pur con la doverosa diffidenza per i gravi fatti occorsimi, la mia fiducia nella Magistratura e nell’Arma dei Carabinieri, la cui dignità ed autorevolezza vanno difese anche contro le “mele marce”, che allignano al suo interno, come in ogni dove. Voglio pubblicamente ripetere ad alcuni amici Carabinieri, che mi sono stati vicini nel corso della vicenda, che io non ce l’ho con l’Arma né, genericamente, con i Carabinieri, verso i quali, come ho sempre dimostrato nella mia vita privata e pubblica, ho considerazione e stima per l’importante ruolo che svolgono.
Voglio solo giustizia. Voglio che venga identificato e punito il miserabile autore delle lettere anonime e coloro che si sono resi responsabili di manipolazioni e di atti illegittimi ed illegali a danno della mia persona.
Pensavo, quando la vicenda si sarebbe conclusa (non so quando), di scrivere un libro sull’intera storia. L’indegno tentativo di insinuare ancora una volta il peggio nei miei confronti mi ha spinto a questa grave decisione: rendere pubblica la verità e la memoria-ricorso depositata in Procura, far conoscere a tutti fatti e circostanze, totalmente veri e fondati, ivi descritti.
Vi auguro buona lettura sotto l'ombrellone o nelle vostre case! Vi farete un'idea chiara e veritiera dell'intera vicenda che mi ha visto vittima ed involontario protagonista.
Rimangono, però - tutti interi -, dubbi, sospetti, perplessità e anche le mie certezze. Rimangono, soprattutto, senza risposta domande fondamentali ed angoscianti, alle quali i giudici non hanno voluto dare risposte. Perché?!?
Nonostante tutto, ho fiducia e speranza che, prima o poi, qualcuno risponderà sino in fondo a questi molti “perché”! Una persona onesta e retta, quale la mia coscienza mi dice di essere, non ha niente da temere né da nascondere.
Silvio è uomo dai divorzi “sofferti”. Ma facili. Dopo Veronica, Gianfranco. “Mi sono tolto un peso, un po’ come con Veronica”, si è sfogato. Il divorzio familiare è avvenuto dopo che la stampa rese pubbliche le frequentazioni del premier con una minorenne. “Dettagli”… Gli piaceva vivere in/con letizia e non con una "veronica". Che male c’era? Le leggi?!? Chi non si è mai invaghito di una minorenne a… 72 anni?!? Al cuor (ma non solo) non si comanda. Il divorzio politico è avvenuto per un "tic" di Gianfranco. Un "tic" che si chiama legalità.
"Da una vita spezzata nasce una nuova vita" di Federica De Prezzo
La frase del giorno
“Forse oggi l’obiettivo principale non e' di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire cio' che potremmo diventare. (M. Foucault)”